Turismo

Olivi secolari, patriarchi a Portocannone

Il comune molisano saluta la gente con un murales dedicato ai suoi olivi. Pasquale Di Lena compie insieme con Pasquale Gianquitto un viaggio nei campi tra tronchi possenti e nodosi, dai rami verdeggianti di fronde

06 febbraio 2010 | Pasquale Di Lena



Per avviare nel migliore dei modi l’idea, “gli olivi secolari”, che il mio amico Pasquale Gianquitto ha voluto mettere nel salvadanaio de “Il Gusto delle idee”, dopo il successo del progetto “adotta una fontana”, ieri mi sono recato, proprio in compagnia di Pasquale, a incontrare quei “patriarchi”, come li chiamano in Puglia, sparsi intorno all’abitato del comune di Portocannone.

Il comune che saluta gli ospiti con uno stupendo murales dedicato ai suoi olivi.

Patriarchi di 700/800 anni e più, che danno il senso del perché l’olivo è per tutti, nel corso dei suoi ottomila anni vissuti da testimone, “l’albero della vita” , come diceva Columella (Olea prima omnium arborum est), cioè di tutti gli alberi il più importante

Con Pasquale ne abbiamo contati più di una decina ultrasecolari e sei, se non sette, di 700/800 anni, ben portati, con il tronco possente e i nodosi rami, di varietà diverse, con alcuni che riprendono “la Gentile di Larino”, la varietà autoctona più diffusa nel Molise.



Uno spettacolo della natura, a testimoniare la vittoria dell’olivo sul tempo che scorre inesorabilmente per tutti, ma non per questa pianta sacra agli dei ed ai popoli del Mediterraneo, da sempre il mare delle antiche civiltà ispirate dall’olivo e, fino a non molti decenni fa, illuminate, curate e alimentate dall’olio.

L’incontro è avvenuto dopo aver risalito il fianco del colle, interamente coperto di olivi, che dal Biferno sale verso l’antico centro dalle origini albanese, non lontano dal grande tratturo Aquila-Foggia.

Una collina tutta olivetata, preziosa per la sua ricchezza, non solo di qualche esemplare, ma di oliveti secolari, che rendono Portocannone un territorio ancor più da salvaguardare e tutelare.
Una scelta importante per questo piccolo centro per sviluppare, attraverso questo suo patrimonio storico-culturale e produttivo, le sue enormi potenzialità nel campo della promozione della sua agricoltura e, quindi, del suo olio e del suo vino, oltre che delle coltivazioni orticole e dei seminativi.

Poi su, di corsa per sfruttare l’incerta luce del sole, verso il serbatoio dell’acquedotto a trovare i veri patriarchi e, al loro cospetto, la mia grande emozione (Pasquale l’aveva già provata con incontri ripetuti nel passato), che, posso assicurare, merita di essere provata.

Sono rimasto incantato, soprattutto da questa loro capacità di raccogliere il tempo per poi riporlo dentro le corde secolari del loro tronco possente e i nodosi rami verdeggianti di fronde, che nascondono le preziose bacche.

La sensazione è quella di prendere nelle mani il tempo da loro raccolto e di avere, cosi, la possibilità di aprire con esso un dialogo, avviare un ragionamento come ancora si fa con un amico nelle piazze o lungo le strade principali dei paesi del Molise.



Secoli di vita ben portati che danno il senso del perché l’olivo è per tutti la pianta che si lascia amare.

Saranno questi patriarchi a guidare il gruppo di lavoro de “Il Gusto delle Idee” nella ricerca e nella rappresentazione di altri patriarchi sparsi sul territorio molisano, perché siano essi a raccontare questo Molise, la sua natura di terra di transito, luogo di incontro, di dialogo, di scambi di culture e di merci.

Un racconto importante per le nuove generazioni perché aiuta a capire il tempo e a sentirne la saggezza, soprattutto come il futuro di questa nostra terra degli olivi gentili è tutto nel suo passato, la fonte delle possibilità affidate alla ruralità, alla biodiversità, alle tradizioni.

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