Turismo

L’asse agroalimentare? E' tutto imperniato sul turismo

I primi segnali già a metà degli anni Ottanta. Ora l’intesa tra i ministri al Turismo e alle Politiche Agricole Brambilla e Romano, dopo la firma dell’accordo al Vinitaly, se attuata, si potrà trasformare in una strategia di marketing essenziale per il futuro dei territori, soprattutto delle aree interne e del Sud

16 aprile 2011 | Pasquale Di Lena

 

Un protocollo, quello sottoscritto dai Ministri del Turismo e dell’Agricoltura, che prevede la costituzione di un comitato di esperti e la messa a disposizione di risorse che, per ora, sono solo sulla carta, nel momento in cui il neo ministro Saverio Romano pensa di impiegare 500 milioni di euro di risorse non spese dalle Regioni e il ministro Maria Vittoria Brambilla parla di recuperare finanziamenti previsti per altri interventi e, quindi, non ancora certi.

Una notizia importante, però, quella dell’annuncio e della sigla dell’intesa tra due comparti, ancora separati, che, grazie al territorio, hanno tutto per stare insieme e vivere il più naturale degli incontri. Un matrimonio - lo voglio ricordare - che l’Enoteca Italiana di Siena diede per scontato quando realizzò, nella seconda metà degli anni ’80, un primo interessante confronto all’insegna del binomio vino e turismo.

Un binomio che si dimostrò subito vincente nel momento in cui portò, a meno di un anno (giorno della primavera 1987), a dar vita alla associazione delle Città del Vino e, poi, al Movimento del Turismo del Vino, aprendo così un percorso ricco di risultati e di successi ben rappresentati dal quadro delle cifre raccolte dall’Osservatorio delle Città del Vino: quasi 5 milioni di turisti, nel 2010, in giro per l’Italia con l’obiettivo di scoprire territori che danno origine alla qualità delle nostre eccellenze enogastronomiche. Realtà ricche non solo di importanti testimoni sempre più famosi, ma anche di bellezze storico-artistiche e naturali, soprattutto di tradizioni legate alla ricca e buona cucina regionale di questo nostro fantastico Paese.

Cinque milioni di turisti che, nonostante la crisi, hanno speso per questa loro singolare attenzione, spesso ridotta al solo fine settimana o a un ponte tra due festività, tre miliardi di euro, dando respiro a un insieme di attività legate soprattutto alla produzione agricola ed alla ospitalità.

Se è accordo vero, come io voglio credere, ed è, soprattutto, sostenuto da risorse adeguate, ha la possibilità di trasformarsi in una vera e propria strategia di comunicazione capace di dare al processo in atto quell’accelerazione che porta ad esprimere tutte le sue enormi potenzialità. In pratica, a dare le risposte da tempo attese da due mondi, quello dell’agroalimentare e quello del turismo, che hanno le possibilità, se bene organizzati, di trainare il Paese fuori dalla crisi e indirizzarlo su nuovi percorsi che, come si può facilmente intuire, premiano l’ambiente ed il paesaggio.

Un vestito fatto su misura per costruire quella immagine nuova di cui ha bisogno il Paese e i comparti più direttamente legati ad essa, grazie alle eccellenze agroalimentari ed alla ospitalità.

Un Italia da vedere e da gustare, cioè da vivere insieme ai suoi immensi patrimoni culturali e di biodiversità per rilanciare l’economia e, con essa, l’occupazione che la produzione e trasformazione delle nostre eccellenze Dop e Igp, Doc e Docg sono in grado di dare; offrire una prospettiva di futuro alle aree interne e alle Regioni meridionali, utilizzando, così, anche un altro importante patrimonio proprio del nostro Paese, qual’ è quello della presenza diffusa di strutture specializzate nella comunicazione. Strutture capaci di raccontare una lunga storia nel campo del marketing, e, se messe in rete, in grado di dare, con la promozione permanente, una risposta forte all’offerta dei territori più vocati alla qualità. Una rete che, sul mercato interno, mette a disposizione dell’offerta binari adatti all’alta velocità e dei diversi attori protagonisti, quali sono, in primo luogo, le istituzioni e i produttori, stimoli e motivazioni vincenti.

Serve, a questo punto, pensare e mettere a fuoco nuovi e più adeguati strumenti per una strategia di comunicazione riferita ai mercati internazionali, in particolare quelli nuovi, facendo tesoro di ricchezze e di valori che hanno mostrato di avere forza e capacità di comunicazione. Penso ai risultati ottenuti dai nostri vini, ma anche alla grande forza di immagine e di messaggi che riesce a dare il mondo dello sport, in particolare l’Atletica con i suoi valori che, personalmente, ho imparato a conoscere nei particolari in questi anni in cui è maturato il progetto di Casa Italia Atletica.

Un progetto che, con la sua capacità di sapersi trasformare in una vetrina itinerante del gusto e delle bellezze d’Italia, cioè delle eccellenze turistiche ed enograstronomiche che interessano centinaia di piccoli ed estesi territori, ha anticipato il significato ed il valore dell’intesa oggi raggiunta tra i due ministeri ed è pronto a mettere a disposizione della stessa tutta l’esperienza maturata in questi quattro anni di presenza nei grandi eventi europei e mondiali che hanno visto l’atletica protagonista.

 

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