Salute
Diabete di tipo 2, dieta ipocalorica ed esercizio fisico: remissione nel 54% dei giovani in sei mesi
Una dieta a basso contenuto calorico associata ad attività fisica aerobica e allenamento contro resistenza ha consentito a oltre la metà dei partecipanti con diabete di tipo 2 a esordio precoce di raggiungere la remissione in 24 settimane. Evidenziata anche una riduzione significativa del peso e della massa grassa
05 novembre 2026 | 15:00 | T N
Il diabete mellito di tipo 2 diagnosticato prima dei 45 anni può avere un decorso particolarmente impegnativo, con un deterioramento più rapido del controllo glicemico e una maggiore esposizione nel corso della vita al rischio di complicanze cardiovascolari e metaboliche.
La ricerca coordinata da Kaberi Dasgupta, della McGill University di Montréal, e Thomas Yates, dell'Università di Leicester, ha valutato se un programma intensivo che combina restrizione calorica ed esercizio fisico strutturato possa favorire la remissione della malattia.
Lo studio ha coinvolto 96 adulti tra i 18 e i 45 anni, con obesità e diabete di tipo 2, non trattati con insulina. I partecipanti sono stati assegnati a un programma intensivo di intervento sullo stile di vita oppure alle cure abituali.
Dieta da 800-900 calorie ed esercizio aerobico e di forza
Il programma sperimentale prevedeva, nelle prime 12 settimane, un apporto energetico giornaliero di appena 800-900 kcal, associato a due sessioni settimanali supervisionate di attività aerobica e allenamento contro resistenza, oltre a una seduta autonoma.
Nelle prime due settimane tutti i pasti erano sostituiti con prodotti nutrizionali formulati specificamente. Dalla terza alla dodicesima settimana veniva introdotta gradualmente una maggiore varietà alimentare, mantenendo la restrizione calorica.
La dieta prevedeva una ripartizione energetica del 30% da proteine, 50% da carboidrati e 20% da grassi. Era inoltre indicato un apporto proteico complessivo di 60-90 grammi al giorno, insieme a frutta e verdure non amidacee.
Nelle successive 12 settimane, il programma passava alla fase di mantenimento della perdita di peso, continuando a incoraggiare l'attività fisica.
La sospensione dei farmaci ipoglicemizzanti e, in determinate condizioni, di quelli antipertensivi avveniva sotto supervisione medica nell'ambito del protocollo sperimentale: non si tratta quindi di una strategia da replicare autonomamente.
Remissione nel 54% dei partecipanti
Dopo 24 settimane, i risultati hanno evidenziato una differenza netta tra i due gruppi.
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Programma intensivo: 27 partecipanti su 50, pari al 54%, hanno raggiunto la remissione.
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Cure abituali: 2 partecipanti su 46, circa il 4%, hanno raggiunto lo stesso risultato.
La remissione era definita da un valore di emoglobina glicata (HbA1c) inferiore al 6,5%, equivalente a 48 mmol/mol, in assenza di farmaci ipoglicemizzanti da almeno 12 settimane.
In termini assoluti, la differenza tra i gruppi è stata di circa 50 punti percentuali. I ricercatori hanno inoltre stimato, dopo l'aggiustamento statistico, una probabilità di remissione 21 volte superiore nel gruppo sottoposto all'intervento intensivo.
È importante precisare che la remissione non equivale a una guarigione definitiva: la glicemia può tornare a livelli diabetici, soprattutto se il peso viene recuperato o se la funzione metabolica peggiora nel tempo.
Persi 8,4 kg in sei mesi, soprattutto massa grassa
L'intervento ha prodotto risultati significativi anche sul peso corporeo.
Nel gruppo che ha seguito il programma intensivo, i 47 partecipanti con dati disponibili sono passati da una media di 100,7 a 92,3 kg, perdendo 8,4 kg in 24 settimane.
Nel gruppo di controllo, i 43 partecipanti con dati disponibili sono passati da 103,2 a 102 kg, con una perdita media di 1,2 kg.
Dopo gli aggiustamenti statistici, la differenza nella perdita di peso tra i gruppi è stata di 7,5 kg. Di questi, 6,6 kg erano attribuibili a una maggiore perdita di massa grassa nel gruppo d'intervento.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda la massa muscolare. Una restrizione energetica marcata può determinare una perdita non soltanto di grasso, ma anche di tessuto magro. L'inserimento di esercizi contro resistenza mirava proprio a limitare questo fenomeno, preservando la funzionalità muscolare durante il dimagrimento.
I risultati suggeriscono che una perdita di peso rapida possa accompagnarsi a una migliore conservazione della massa magra, anche se saranno necessari studi più lunghi per verificare la persistenza di questo effetto.
Effetti collaterali: frequenti, ma generalmente transitori
Non sono stati segnalati eventi avversi gravi durante lo studio. Gli effetti indesiderati sono stati tuttavia più comuni nel gruppo sottoposto all'intervento intensivo.
Almeno un evento avverso è stato registrato in 43 partecipanti su 50 nel gruppo d'intervento, contro 6 su 46 nel gruppo di controllo. Tra i disturbi segnalati figuravano stitichezza, mal di testa, vertigini e stanchezza, soprattutto nelle prime fasi della dieta.
Questi dati sottolineano che un programma da 800-900 kcal al giorno richiede un'attenta valutazione clinica, un monitoraggio adeguato e la gestione delle terapie concomitanti. Non rappresenta una dieta adatta all'autogestione.
Quali prospettive per la prevenzione e la cura del diabete
Lo studio affronta un problema crescente: il diabete di tipo 2 a esordio precoce comporta molti anni di possibile esposizione all'iperglicemia e alle sue complicanze. Ottenere la remissione nelle prime fasi della malattia potrebbe quindi avere importanti conseguenze sulla salute futura.
Secondo gli autori, l'integrazione tra alimentazione ed esercizio fisico può produrre benefici che vanno oltre il controllo della glicemia, intervenendo sulla composizione corporea, sulla qualità e sulla funzionalità muscolare, sulla salute cardiovascolare e sul benessere riferito dai partecipanti.
Restano tuttavia alcune limitazioni. Il campione era relativamente piccolo, il periodo di osservazione durava soltanto sei mesi e il programma si svolgeva in un contesto clinico controllato. Non è ancora noto quanti partecipanti manterranno la remissione e la perdita di peso nel lungo periodo, una volta tornati alla vita quotidiana.
La ricerca indica dunque una possibile strategia terapeutica per adulti selezionati con diabete di tipo 2 a esordio precoce e obesità, ma la sua applicazione su larga scala richiederà ulteriori verifiche sulla sostenibilità, sulla sicurezza e sulla durata dei benefici.
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