Salute

Sei dolcificanti artificiali associati a un declino più rapido delle capacità cognitive

Sei dolcificanti artificiali associati a un declino più rapido delle capacità cognitive

Riscontrata un'associazione tra un elevato consumo di sei dolcificanti e un peggioramento più rapido di memoria e capacità di ragionamento. Il fenomeno appare più evidente nelle persone con diabete e negli adulti sotto i 60 anni

05 novembre 2026 | 13:00 | T N

I dolcificanti artificiali e quelli a basso contenuto calorico vengono spesso utilizzati come alternativa allo zucchero, soprattutto nelle bevande e negli alimenti destinati a chi desidera ridurre l'apporto calorico o controllare la glicemia. Tuttavia, il loro consumo potrebbe avere conseguenze anche sulla salute cognitiva nel lungo periodo.

È quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Neurology, che ha individuato un'associazione tra il consumo di alcuni sostituti dello zucchero e un declino più rapido delle capacità cognitive, in particolare della memoria e della capacità di elaborare informazioni.

L'indagine ha preso in considerazione sette sostanze: aspartame, saccarina, acesulfame-K, eritritolo, xilitolo, sorbitolo e tagatosio. Sei di queste sono risultate associate a un peggioramento più rapido delle prestazioni cognitive. L'unica eccezione è rappresentata dal tagatosio, per il quale non è stata osservata un'associazione statisticamente significativa.

Quasi 12.800 adulti seguiti per otto anni

Lo studio è stato realizzato nell'ambito dell'ELSA-Brasil (Brazilian Longitudinal Study of Adult Health), un progetto di ricerca longitudinale sulla salute della popolazione adulta brasiliana. I ricercatori hanno analizzato i dati di 12.772 partecipanti, con un'età media di 51,9 anni all'inizio dell'indagine. Il 54,8% erano donne.

Il monitoraggio si è sviluppato attraverso tre fasi di valutazione, nel periodo 2008-2019, con test cognitivi e questionari alimentari. Questi ultimi hanno permesso di stimare il consumo quotidiano dei sette dolcificanti, considerando sia quelli aggiunti direttamente agli alimenti sia quelli presenti nei prodotti industriali.

I partecipanti sono stati suddivisi in tre gruppi in base al consumo complessivo. Il gruppo con l'assunzione più bassa consumava mediamente circa 20 mg al giorno, mentre quello con il consumo più elevato raggiungeva circa 191 mg al giorno. Il sorbitolo era la sostanza con il maggiore apporto medio, pari a circa 64 mg giornalieri.

Le capacità cognitive sono state valutate attraverso sei test, che misuravano memoria, fluenza verbale e velocità di elaborazione delle informazioni. In particolare, sono state esaminate la memoria di lavoro, la capacità di ricordare parole e quella di recuperare rapidamente vocaboli.

Il consumo più elevato e il declino cognitivo

Il risultato più rilevante riguarda la velocità di deterioramento delle prestazioni cognitive. Secondo i dati diffusi dai ricercatori, tra gli adulti con meno di 60 anni il gruppo con il consumo più elevato di dolcificanti ha mostrato un declino delle capacità cognitive complessive e della fluenza verbale significativamente più rapido rispetto al gruppo con il consumo minore.

La differenza è stata quantificata in un'accelerazione del 62% del declino cognitivo, equivalente a circa 1,6 anni aggiuntivi di invecchiamento cognitivo nel periodo considerato.

È importante precisare che il 62% non rappresenta un aumento del rischio individuale di demenza, né una misurazione diretta dell'invecchiamento biologico del cervello. Si tratta di una differenza nella velocità di peggioramento dei punteggi ottenuti ai test cognitivi.

L'associazione è emersa anche tra i consumatori con un'assunzione intermedia, sebbene con un'intensità inferiore. I risultati suggeriscono quindi una possibile relazione dose-risposta, che dovrà essere verificata con ulteriori studi.

Sei sostanze sotto osservazione: aspartame, saccarina ed eritritolo

L'analisi dei singoli ingredienti ha evidenziato un'associazione tra sei dolcificanti e un declino più rapido delle prestazioni cognitive:

  • Aspartame, utilizzato soprattutto nelle bevande senza zucchero e nei prodotti ipocalorici.

  • Saccarina, uno dei dolcificanti artificiali più conosciuti.

  • Acesulfame-K, presente in numerose bevande e preparazioni industriali.

  • Eritritolo, un poliolo utilizzato in prodotti a ridotto contenuto calorico.

  • Xilitolo, impiegato anche in gomme da masticare e prodotti per l'igiene orale.

  • Sorbitolo, presente in alimenti dietetici, dolciumi e prodotti da forno.

Per tutte e sei le sostanze è stata osservata un'associazione con un peggioramento più rapido delle prestazioni cognitive complessive, soprattutto nelle prove relative alla memoria e alla fluenza verbale.

Il tagatosio è stato invece l'unico dolcificante per il quale non è emersa un'associazione statisticamente significativa. Questo risultato, tuttavia, non dimostra che sia privo di effetti sulla salute cerebrale: il suo consumo nella popolazione studiata era relativamente contenuto.

Il diabete è un possibile fattore di vulnerabilità

Un altro elemento interessante riguarda le differenze tra le persone con e senza diabete.

Nei partecipanti diabetici l'associazione tra consumo di dolcificanti e declino cognitivo è risultata più evidente, soprattutto per quanto riguarda memoria e capacità cognitive complessive. Anche tra i soggetti senza diabete sono state comunque osservate associazioni con il peggioramento della fluenza verbale e delle prestazioni cognitive generali.

Il dato merita attenzione perché le persone con diabete ricorrono frequentemente ai dolcificanti per ridurre l'assunzione di zuccheri semplici. La ricerca suggerisce che la sostituzione dello zucchero con prodotti ipocalorici non dovrebbe essere considerata automaticamente una strategia vantaggiosa sotto tutti i profili della salute.

Anche l'età sembra avere un ruolo. Le associazioni sono state individuate soprattutto nei partecipanti con meno di 60 anni, mentre non sono emerse differenze statisticamente significative nei soggetti più anziani. Questo non significa che dopo i 60 anni i dolcificanti siano innocui, ma soltanto che lo studio non ha rilevato un'associazione significativa in quella fascia di popolazione.

I limiti della ricerca: associazione non significa causalità

I risultati devono essere interpretati con prudenza. Lo studio è osservazionale e non consente di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto tra consumo di dolcificanti e deterioramento cognitivo.

Le informazioni alimentari sono state raccolte attraverso questionari basati sui ricordi dei partecipanti, con il rischio di errori nella ricostruzione delle quantità effettivamente consumate. Inoltre, nonostante gli aggiustamenti statistici per numerosi fattori di rischio, non è possibile escludere completamente l'influenza di altre abitudini alimentari, condizioni metaboliche e comportamenti associati al consumo di prodotti dolcificati.

Un'ulteriore limitazione riguarda il fatto che i dati alimentari di partenza risalgono al periodo 2008-2010. Le abitudini di consumo e la diffusione dei dolcificanti nell'industria alimentare sono cambiate nel corso degli anni.

Gli stessi ricercatori sottolineano quindi la necessità di ulteriori indagini, possibilmente attraverso studi di intervento e ricerche capaci di distinguere gli effetti delle singole sostanze.

Ridurre lo zucchero non significa necessariamente aumentare il consumo di dolcificanti

La ricerca apre una questione importante per la nutrizione: sostituire lo zucchero con un dolcificante artificiale non equivale necessariamente a migliorare la qualità complessiva della dieta.

L'attenzione dovrebbe concentrarsi soprattutto sulla riduzione della dipendenza dal gusto dolce e sul contenimento degli alimenti ultraprocessati, nei quali i dolcificanti possono essere presenti insieme ad altri ingredienti.

Gli autori suggeriscono di approfondire anche il ruolo di alternative come purea di mele, miele e sciroppo d'acero, senza però dimostrare che queste siano necessariamente più efficaci o salutari.

Per il momento, dunque, non ci sono elementi sufficienti per raccomandare l'eliminazione generalizzata dei dolcificanti. Il messaggio scientifico è piuttosto quello di non considerarli automaticamente innocui soltanto perché apportano poche o nessuna caloria.

La ricerca è stata pubblicata da Natalia Gomes Gonçalves e collaboratori su Neurology il 3 settembre 2025, con il titolo Association Between Consumption of Low- and No-Calorie Artificial Sweeteners and Cognitive Decline: An 8-Year Prospective Study.

Una precisazione scientifica importante: il 62% riguarda specificamente i partecipanti con meno di 60 anni e non può essere esteso indistintamente a tutta la popolazione studiata. Inoltre, il risultato non dimostra che i dolcificanti provochino demenza o danni cerebrali.

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