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Latticini e tumore della prostata: quanto conta davvero la dieta?

Latticini e tumore della prostata: quanto conta davvero la dieta?

Diversi studi epidemiologici hanno associato un maggiore consumo di latte e derivati a un aumento del rischio, mentre un'alimentazione ricca di alimenti vegetali sembra avere effetti protettivi

17 settembre 2026 | 13:00 | T N

Settembre è il mese dedicato alla sensibilizzazione sul tumore della prostata e un nuovo sondaggio statunitense riporta un dato significativo: solo il 20% degli uomini intervistati era consapevole della possibile associazione tra consumo di latte e altri prodotti lattiero-caseari e rischio di tumore della prostata.

L'indagine, realizzata da Morning Consult per il Physicians Committee for Responsible Medicine su 1.102 uomini statunitensi, evidenzia anche una carenza di informazione da parte del sistema sanitario. Soltanto il 20% degli intervistati ha dichiarato di aver ricevuto da un medico o da un altro professionista sanitario informazioni sul rapporto tra alimentazione e rischio di tumore della prostata.

La percezione degli intervistati cambia però rapidamente quando viene presentata loro l'ipotesi di un possibile aumento del rischio: il 66% afferma che sarebbe propenso a evitare i latticini.

Latte e latticini sotto osservazione

Il possibile rapporto tra consumo di latticini e tumore della prostata è stato studiato per anni, soprattutto attraverso studi di coorte e meta-analisi. Nel complesso, alcune analisi epidemiologiche hanno rilevato un'associazione tra quantità elevate di latticini consumati e maggiore probabilità di sviluppare la malattia.

Una meta-analisi comprendente 32 studi ha evidenziato un aumento del rischio associato a un consumo maggiore di prodotti lattiero-caseari. Un'altra ricerca ha osservato negli uomini che consumavano almeno una porzione quotidiana di latte scremato o parzialmente scremato un rischio di tumore della prostata superiore del 19% rispetto a chi ne consumava raramente.

Ancora più marcato è risultato il rapporto in uno studio che ha seguito 3.612 uomini per un periodo compreso tra otto e dieci anni. Gli uomini appartenenti al gruppo con il maggiore consumo di latticini a basso contenuto di grassi, circa tre porzioni al giorno, presentavano una probabilità più che doppia di sviluppare un tumore della prostata rispetto agli uomini con il consumo più basso, inferiore a una porzione al giorno.

Anche la mortalità potrebbe essere coinvolta

L'associazione non riguarda soltanto l'insorgenza della malattia. Una meta-analisi di 11 studi, per oltre 700.000 partecipanti complessivi, ha esaminato il rapporto tra consumo di latticini e mortalità per tumore.

Tra gli uomini analizzati, il gruppo con il maggiore consumo di latte intero presentava un rischio di morte per tumore della prostata fino al 50% superiore rispetto a quello con il consumo più basso.

Si tratta tuttavia di dati epidemiologici. Questo punto è fondamentale: osservare che due fenomeni sono associati non significa dimostrare che uno sia responsabile dell'altro. Gli studi osservazionali possono infatti risentire di numerosi fattori confondenti, dalle caratteristiche complessive della dieta allo stile di vita, dall'attività fisica al peso corporeo e ad altri determinanti della salute.

Perché i latticini potrebbero essere coinvolti

Tra le possibili spiegazioni biologiche sono state ipotizzate le modificazioni del metabolismo dell'IGF-1, un fattore di crescita coinvolto nella proliferazione cellulare. Il consumo di latte può inoltre influenzare alcuni segnali endocrini e metabolici potenzialmente rilevanti per la prostata.

Non è però possibile attribuire il rischio a un singolo componente del latte. Grassi, proteine, minerali e altri composti possono interagire con il metabolismo dell'organismo e gli effetti osservati negli studi potrebbero dipendere dall'intero modello alimentare piuttosto che da una sola sostanza.

Anche la differenza tra latte intero e latte a ridotto contenuto di grassi rende il quadro più complesso. Alcuni studi hanno infatti riscontrato associazioni con entrambe le categorie.

Una dieta più ricca di vegetali sembra offrire vantaggi

Sul versante opposto, diverse ricerche hanno associato una maggiore presenza di alimenti vegetali nella dieta a un minore rischio di tumore della prostata.

Un'analisi condotta nell'ambito dell'Adventist Health Study-2 ha rilevato negli uomini che seguivano una dieta vegana un rischio di tumore della prostata inferiore del 35% rispetto agli uomini appartenenti ad altri gruppi alimentari, vegetariani e non vegetariani.

Il dato è particolarmente interessante perché non riguarda necessariamente un singolo alimento protettivo. Frutta, verdura, cereali integrali, legumi, frutta secca e semi forniscono fibre, polifenoli, carotenoidi, vitamine e altri composti bioattivi che possono concorrere a un ambiente metabolico meno favorevole ai processi infiammatori e proliferativi.

Anche dopo la diagnosi l'alimentazione può avere un ruolo

L'interesse scientifico riguarda anche gli uomini ai quali il tumore della prostata è già stato diagnosticato.

In uno studio condotto su oltre 2.000 uomini con tumore della prostata, quelli con il maggiore consumo di alimenti vegetali presentavano un rischio di progressione della malattia inferiore del 56% e un rischio di recidiva inferiore del 59% rispetto agli uomini con il consumo più basso.

Anche in questo caso, tuttavia, occorre prudenza nell'interpretazione. Una maggiore adesione a un'alimentazione vegetale può accompagnarsi ad altri comportamenti salutari e quindi non è possibile attribuire automaticamente la differenza osservata esclusivamente alla dieta.

Il problema non è semplicemente «latte sì o latte no»

I risultati disponibili non giustificano una conclusione semplicistica secondo cui tutti gli uomini dovrebbero eliminare completamente latte e latticini. Le evidenze epidemiologiche suggeriscono piuttosto che il consumo elevato di latticini meriti attenzione nell'ambito della valutazione complessiva della dieta e del rischio individuale.

La questione più interessante sembra quindi essere quella della sostituzione. Ridurre i latticini può avere effetti molto diversi a seconda di ciò che viene consumato al loro posto. Sostituire una parte degli alimenti di origine animale con legumi, cereali integrali, frutta, verdura, frutta secca e altri alimenti vegetali determina infatti un cambiamento qualitativo dell'intero modello alimentare, non soltanto la semplice eliminazione del latte.

Un tumore ancora molto diffuso

Il tumore della prostata rappresenta una delle principali minacce oncologiche per la popolazione maschile. Negli Stati Uniti è il tumore più frequentemente diagnosticato negli uomini ed è una delle principali cause di morte oncologica.

Per il 2026 l'American Cancer Society stima negli Stati Uniti circa 333.830 nuove diagnosi e 36.320 decessi per tumore della prostata.

In questo scenario, anche i fattori modificabili, compresa l'alimentazione, assumono un interesse crescente. La ricerca non consente ancora di affermare che eliminare i latticini prevenga il tumore della prostata, ma suggerisce che una dieta caratterizzata da un'elevata presenza di alimenti vegetali possa inserirsi in una strategia complessiva di prevenzione.

Il messaggio più solido, quindi, non è tanto quello di individuare un singolo alimento «buono» o «cattivo», quanto di considerare il modello alimentare nel suo complesso. Un'alimentazione maggiormente basata su vegetali, legumi, cereali integrali, frutta e verdura, associata agli altri comportamenti di prevenzione oncologica, emerge dalle ricerche come una scelta potenzialmente favorevole anche per la salute della prostata.

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