Salute

Statine precoci dopo la diagnosi di diabete di tipo 2: possibile riduzione del rischio di demenza

Statine precoci dopo la diagnosi di diabete di tipo 2: possibile riduzione del rischio di demenza

Uno studio suggerisce che iniziare una terapia con statine entro il primo anno dalla diagnosi di diabete di tipo 2 sia associato a un rischio di demenza inferiore del 15% nell'arco di dieci anni. L'associazione risulta più contenuta, ma comunque presente, quando il trattamento viene avviato successivamente

20 settembre 2026 | 10:00 | C. S.

Avviare precocemente una terapia con statine dopo una diagnosi di diabete di tipo 2 potrebbe essere associato a una minore probabilità di sviluppare demenza negli anni successivi. È quanto emerge da una ricerca presentata all'ESC Congress 2026 e pubblicata su The Lancet Regional Health – Europe.

L'analisi è stata condotta utilizzando i registri sanitari nazionali danesi. I ricercatori hanno individuato 132.585 persone che avevano sviluppato un diabete di tipo 2 tra il 2006 e il 2019 e che non avevano precedentemente assunto statine. I partecipanti sono stati seguiti fino alla fine del 2021, verificando l'eventuale comparsa di una diagnosi di demenza.

Il follow-up mediano è stato di 7,1 anni e, nel periodo considerato, il 2,7% dei partecipanti ha sviluppato una forma di demenza.

Un'associazione più favorevole con il trattamento precoce

Per ridurre alcuni dei possibili fattori di distorsione tipici degli studi osservazionali, gli autori hanno utilizzato un disegno epidemiologico denominato clone-censor-weight. I partecipanti sono stati confrontati in funzione del momento di inizio della terapia ipolipemizzante.

Il gruppo di riferimento era costituito dalle persone che non avevano iniziato il trattamento con statine entro cinque anni dalla diagnosi di diabete. Gli altri partecipanti sono stati suddivisi tra chi aveva iniziato la terapia entro il primo anno e chi l'aveva avviata tra uno e cinque anni dalla diagnosi.

Rispetto a chi non aveva iniziato il trattamento, le persone che avevano assunto statine entro il primo anno dalla diagnosi presentavano un rischio relativo di demenza inferiore del 15% nell'arco di dieci anni.

Anche l'avvio della terapia tra uno e cinque anni dalla diagnosi risultava associato a una riduzione del rischio, sebbene più contenuta, pari al 10%. Il risultato è apparso sostanzialmente simile negli uomini e nelle donne.

Il ruolo del colesterolo LDL

L'interesse per questa possibile relazione nasce anche dal ruolo dei fattori di rischio cardiovascolare e metabolico nel declino cognitivo. Le persone con diabete di tipo 2 presentano frequentemente livelli elevati di colesterolo LDL, mentre il diabete rappresenta a sua volta un fattore di rischio per il deterioramento cognitivo e la demenza.

Secondo i ricercatori, il controllo del colesterolo a partire dalla mezza età rappresenta uno dei fattori modificabili che potrebbero contribuire alla prevenzione di una quota dei casi di demenza.

Le statine sono già ampiamente utilizzate nei pazienti diabetici per la prevenzione degli eventi cardiovascolari. I nuovi dati suggeriscono quindi la possibilità che un trattamento tempestivo possa essere associato anche a un ulteriore beneficio sul piano neurologico.

Non è dimostrato che le statine prevengano la demenza

Il risultato deve però essere interpretato con cautela. Si tratta infatti di uno studio osservazionale: anche se l'analisi è stata progettata per avvicinarsi alle condizioni di un trial randomizzato e limitare alcuni bias, non consente di dimostrare che siano state le statine a determinare direttamente la riduzione dei casi di demenza.

Le persone che iniziano precocemente una terapia possono infatti differire da quelle che la iniziano più tardi o non la assumono per caratteristiche cliniche, comportamentali o assistenziali che non possono essere completamente eliminate dall'analisi statistica.

Per questo motivo, i risultati indicano un'associazione e non costituiscono la prova che le statine siano un trattamento preventivo contro la demenza.

La rilevanza clinica dello studio risiede soprattutto nella possibilità di aggiungere un'ulteriore prospettiva alla gestione del rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete di tipo 2. La decisione di iniziare una statina dovrebbe comunque essere presa sulla base del profilo di rischio individuale e nel confronto tra paziente e medico, considerando le indicazioni già consolidate per la prevenzione di infarto e ictus.

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