Salute
Pterostilbene, il composto di mirtilli e uva che aiuta le cellule muscolari a smaltire i grassi
Uno studio condotto da ricercatori giapponesi ha individuato nel pterostilbene, un polifenolo naturalmente presente in mirtilli e uva, una possibile molecola in grado di favorire lo smaltimento dei grassi accumulati nelle cellule muscolari
10 settembre 2026 | 13:00 | T N
L'eccessivo accumulo di grasso all'interno dei muscoli scheletrici è considerato un fattore di crescente interesse nell'ambito della salute metabolica. Una condizione nota come steatosi muscolare o miosteatosi può essere favorita da alimentazione ricca di grassi, sedentarietà e invecchiamento. A differenza del grasso accumulato sotto la pelle, quello presente direttamente nelle cellule muscolari può interferire con il normale funzionamento del tessuto e con la capacità dell'organismo di utilizzare in modo efficiente glucosio e acidi grassi.
Nel lungo periodo, questa alterazione del metabolismo può contribuire allo sviluppo dell'insulino-resistenza e ad altri disturbi metabolici. Per questo motivo la ricerca sta cercando di individuare strategie capaci di limitare l'accumulo di lipidi nel muscolo e di preservarne la funzionalità.
Il ruolo della proteina PPARδ nel metabolismo dei grassi
Uno dei meccanismi biologici coinvolti nel metabolismo lipidico muscolare riguarda PPARδ, un recettore nucleare che svolge un ruolo importante nella regolazione dell'ossidazione degli acidi grassi.
Quando il segnale mediato da PPARδ è attivo, le cellule muscolari possono aumentare la capacità di utilizzare gli acidi grassi a fini energetici, contribuendo così a limitare l'accumulo intracellulare di lipidi. Da tempo i ricercatori stanno quindi studiando sostanze di origine alimentare capaci di modulare questa via metabolica.
È proprio in questo ambito che si inserisce il nuovo lavoro di un gruppo di ricerca giapponese guidato da Takakazu Mitani, professore associato presso la Shinshu University. Lo studio, pubblicato il 1° settembre 2026 sulla rivista Food Bioscience, ha individuato nel pterostilbene una possibile molecola capace di intervenire sul metabolismo dei grassi nelle cellule muscolari.
Pterostilbene, un polifenolo presente in frutti e bacche
Il pterostilbene è un composto polifenolico naturale appartenente alla famiglia degli stilbeni. È presente, tra gli altri alimenti, in mirtilli e uva ed è già stato oggetto di numerosi studi per i suoi possibili effetti sul metabolismo, in particolare a livello epatico e del tessuto adiposo.
Finora, invece, erano disponibili meno informazioni sul suo comportamento nelle cellule del muscolo scheletrico.
Per approfondire questo aspetto, i ricercatori hanno sottoposto a screening diversi composti fitochimici di origine alimentare utilizzando cellule muscolari di topo della linea C2C12. L'obiettivo era individuare sostanze capaci di ridurre l'accumulo anomalo di grasso senza compromettere la normale crescita e differenziazione delle cellule.
Tra le molecole analizzate, il pterostilbene ha mostrato la maggiore capacità di ridurre l'accumulo intracellulare di lipidi.
Le cellule muscolari aumentano la degradazione dei grassi
Gli esperimenti hanno fornito indicazioni anche sul possibile meccanismo attraverso cui il composto agisce.
Il pterostilbene non sembrerebbe ridurre la quantità di grasso presente nelle cellule semplicemente impedendo agli acidi grassi di entrarvi. I ricercatori hanno invece osservato un aumento del rilascio di glicerolo all'esterno delle cellule, un fenomeno compatibile con una maggiore degradazione dei trigliceridi immagazzinati.
Parallelamente, nelle cellule trattate con pterostilbene è aumentata l'espressione di diversi geni coinvolti nell'ossidazione degli acidi grassi.
Nel complesso, i risultati suggeriscono quindi che la molecola possa favorire la mobilizzazione dei lipidi accumulati nelle cellule muscolari e il loro successivo utilizzo attraverso le vie metaboliche deputate alla produzione di energia.
Il meccanismo passa dalla stabilizzazione di PPARδ
L'aspetto più interessante dello studio riguarda però il modo in cui il pterostilbene sembra intervenire sulla proteina PPARδ.
Molti composti sperimentali studiati come attivatori di PPARδ agiscono legandosi direttamente al recettore e modificandone l'attività. Il pterostilbene sembra invece seguire una strada differente.
Secondo gli esperimenti condotti dai ricercatori, il composto aumenta la quantità di PPARδ presente all'interno delle cellule, impedendone la degradazione attraverso la via ubiquitina-proteasoma.
La conseguenza è una maggiore disponibilità della proteina nella cellula. PPARδ può quindi mantenere più a lungo la propria attività trascrizionale, stimolando l'espressione di geni coinvolti nel metabolismo lipidico.
La scoperta è particolarmente interessante perché suggerisce un possibile approccio alternativo: invece di cercare esclusivamente molecole capaci di attivare direttamente PPARδ, si potrebbero individuare composti naturali in grado di stabilizzare la proteina e impedirne la degradazione.
Dalla ricerca di laboratorio agli alimenti funzionali
Secondo i ricercatori, questi risultati potrebbero fornire una base sperimentale per lo sviluppo futuro di alimenti funzionali e ingredienti nutrizionali destinati a intervenire sul metabolismo dei grassi muscolari.
L'interesse riguarda anche la possibilità di utilizzare la stessa strategia di screening per individuare altri composti di origine naturale capaci di stabilizzare PPARδ.
Le potenziali applicazioni potrebbero riguardare, in prospettiva, condizioni associate all'alterazione del metabolismo energetico, dall'obesità al diabete di tipo 2 fino al declino metabolico legato all'invecchiamento.
Si tratta però, al momento, di una prospettiva di ricerca e non di una terapia disponibile.
Ancora nessuna prova di efficacia nell'uomo
Il principale limite dello studio è infatti rappresentato dal suo carattere preclinico e in vitro. Gli esperimenti sono stati condotti su cellule muscolari di topo coltivate in laboratorio e non dimostrano che il consumo di pterostilbene attraverso gli alimenti o un eventuale integratore produca gli stessi effetti nell'organismo umano.
Prima di poter ipotizzare applicazioni nutrizionali o farmacologiche saranno necessarie ulteriori sperimentazioni, innanzitutto su modelli animali e successivamente, qualora i risultati fossero confermati, attraverso studi clinici sull'uomo.
Dovranno inoltre essere valutate la dose efficace, la biodisponibilità della molecola, la sicurezza nel lungo periodo e la selettività della sua azione biologica.
Il lavoro della Shinshu University rappresenta dunque soprattutto un primo passo nella comprensione di come il pterostilbene possa influenzare il metabolismo lipidico muscolare. La possibilità che un composto naturale presente in alcuni alimenti possa aiutare le cellule a gestire meglio i grassi intracellulari è interessante, ma per trasformare questa osservazione in una concreta strategia di prevenzione o trattamento serviranno ancora numerose conferme sperimentali.
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