Salute

Alcol, non conta solo quanto se ne beve: vino, birra e distillati mostrano rischi diversi

Alcol, non conta solo quanto se ne beve: vino, birra e distillati mostrano rischi diversi

I consumi elevati risultano associati a un aumento del rischio di morte per tutte le cause, tumori e malattie cardiovascolari. A livelli bassi e moderati, invece, il vino mostra un’associazione più favorevole rispetto a birra, sidro e distillati

06 settembre 2026 | 12:00 | T N

Il consumo di alcol continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per la salute, ma il suo impatto potrebbe non essere identico per tutte le bevande. È quanto emerge da una vasta analisi presentata durante la sessione scientifica annuale dell’American College of Cardiology, ACC.26.

I ricercatori hanno analizzato i dati di 340.924 adulti britannici partecipanti alla UK Biobank, seguiti tra il 2006 e il 2022. Le informazioni sul consumo di alcol sono state raccolte attraverso un questionario alimentare compilato all’ingresso nello studio e successivamente messe in relazione con gli esiti di salute e con la mortalità.

I partecipanti sono stati suddivisi in categorie sulla base della quantità di alcol puro consumata. Per avere un termine di paragone, una lattina di birra da 12 once, un bicchiere di vino da 5 once e un bicchierino di distillato da 1,5 once contengono indicativamente la stessa quantità di alcol, circa 14 grammi.

Lo studio ha considerato consumi occasionali o inferiori a 20 grammi di alcol alla settimana, livelli bassi, moderati ed elevati, con soglie differenti per uomini e donne. Il periodo medio di osservazione è stato superiore a 13 anni.

Con consumi elevati aumenta il rischio di mortalità

Il dato più netto riguarda le persone con i consumi più elevati. Rispetto ai soggetti che non bevevano o bevevano solo occasionalmente, questa categoria presentava un rischio di morte per qualsiasi causa superiore del 24%.

L'incremento riguardava anche specifiche cause di morte. Il rischio di mortalità per cancro risultava maggiore del 36%, mentre quello associato alle malattie cardiovascolari era superiore del 14%.

Il risultato rafforza quindi l'evidenza secondo cui un consumo elevato di alcol è associato a conseguenze negative sulla salute indipendentemente dalla tipologia di bevanda consumata.

Ma quando i ricercatori hanno analizzato separatamente vino, birra, sidro e distillati, il quadro è diventato più articolato.

Vino, birra e distillati: associazioni differenti

A livelli bassi e moderati di consumo, birra, sidro e distillati sono risultati associati a un rischio di mortalità significativamente più elevato rispetto al consumo nullo o occasionale.

Per il vino è emersa invece un'associazione differente. I soggetti che ne consumavano quantità moderate presentavano, nell'analisi, un rischio di morte per malattie cardiovascolari inferiore del 21% rispetto a chi non beveva o beveva solo occasionalmente.

Al contrario, anche livelli bassi di consumo di distillati, birra o sidro risultavano associati a un aumento del 9% del rischio di morte cardiovascolare.

Secondo Zhangling Chen, professore alla Second Xiangya Hospital della Central South University in Cina e autore senior dello studio, i risultati contribuiscono a spiegare alcune delle apparenti contraddizioni presenti nella letteratura scientifica sul consumo moderato di alcol.

L'interpretazione proposta dai ricercatori, tuttavia, non equivale a sostenere che il vino sia benefico in senso assoluto. Il dato indica un'associazione statistica osservata nella popolazione studiata e non dimostra che bere vino determini direttamente una riduzione della mortalità.

Perché il vino potrebbe comportarsi diversamente

Una delle possibili spiegazioni riguarda la composizione del vino, soprattutto di quello rosso. La presenza di polifenoli e altri composti antiossidanti potrebbe contribuire a spiegare alcune delle differenze osservate sul piano cardiovascolare.

La questione, però, potrebbe essere molto più complessa e coinvolgere anche il comportamento dei consumatori.

Il vino viene infatti più frequentemente consumato durante i pasti e, nelle popolazioni studiate, è spesso associato a un'alimentazione complessivamente più equilibrata e a stili di vita più salutari. Birra, sidro e soprattutto distillati possono invece essere consumati più frequentemente al di fuori dei pasti e risultavano associati a una peggiore qualità complessiva della dieta e ad altri fattori di rischio comportamentali.

Questo elemento è particolarmente importante perché rende difficile stabilire quanto delle differenze osservate dipenda effettivamente dalla bevanda e quanto, invece, dal profilo complessivo delle persone che la consumano.

Come sottolineano gli autori, tipo di alcol, modalità di consumo e comportamenti associati possono contribuire insieme alle differenze riscontrate nella mortalità.

Uno studio osservazionale non dimostra un effetto causale

Nonostante le dimensioni molto ampie del campione, lo studio presenta alcune limitazioni rilevanti.

I ricercatori hanno corretto l'analisi per numerosi fattori potenzialmente in grado di influenzare i risultati, tra cui caratteristiche demografiche e socioeconomiche, stile di vita, fattori cardiometabolici e familiarità per diabete, malattie cardiovascolari e tumori.

Tuttavia, si tratta di uno studio osservazionale. Non è quindi possibile stabilire che sia stato il consumo di una determinata bevanda a provocare l'aumento o la riduzione del rischio di mortalità.

Un ulteriore limite riguarda la modalità di rilevazione del consumo. Le quantità di alcol erano quelle dichiarate dai partecipanti all'inizio dello studio e l'analisi non ha potuto tenere pienamente conto delle eventuali modifiche nelle abitudini di consumo intervenute negli anni successivi.

Anche la popolazione della UK Biobank non rappresenta perfettamente l'intera popolazione britannica, poiché i partecipanti tendono complessivamente a presentare condizioni di salute migliori rispetto alla popolazione generale.

Il messaggio resta quello della prudenza

Nel complesso, la ricerca suggerisce che quantità e tipologia di alcol possono essere entrambe rilevanti quando si analizza il rapporto tra consumo e salute. Il consumo elevato emerge chiaramente come il profilo più sfavorevole, con un incremento della mortalità generale, oncologica e cardiovascolare.

Per quantità basse e moderate, invece, il vino mostra associazioni statisticamente più favorevoli rispetto a birra, sidro e distillati. Ma il risultato non può essere interpretato come una raccomandazione a consumare vino per proteggere il cuore.

Le differenze potrebbero infatti dipendere, almeno in parte, dall'alimentazione, dallo stile di vita e dalle caratteristiche delle persone che scelgono una determinata bevanda. Per stabilire se esista un vero effetto protettivo del vino sarebbero necessari ulteriori studi, idealmente con disegni capaci di ridurre il peso dei fattori di confondimento.

La conclusione più prudente rimane quindi che ridurre il consumo complessivo di alcol è generalmente associato a un profilo di rischio più favorevole, mentre la tipologia di bevanda può modificare il quadro osservato senza cancellare i rischi legati all'alcol.

Potrebbero interessarti

Salute

Tè amico delle ossa, troppo caffè può indebolirle

Rilevata una possibile associazione tra consumo di tè e maggiore densità minerale ossea dell’anca. Il caffè, invece, non sembra avere effetti negativi a dosi moderate, mentre oltre cinque tazze al giorno è associato a una densità ossea più bassa, soprattutto in presenza di un elevato consumo di alcol

04 settembre 2026 | 12:00

Salute

Glicemia alta e tumori, scoperto un possibile “scudo” che aiuta il cancro a sfuggire al sistema immunitario

Individuato un possibile meccanismo attraverso cui l’iperglicemia favorisce l’evasione immunitaria delle cellule tumorali. L’eccesso di glucosio e l’attività della proteina HSF1 sembrano contribuire ad ispessire il glicocalice, una sorta di rivestimento ricco di zuccheri che protegge le cellule tumorali

03 settembre 2026 | 16:00

Salute

Riduzione delle calorie e invecchiamento: una proteina immunitaria potrebbe imitare alcuni benefici

Un nuovo studio condotto da ricercatori di Yale individua nel complemento C3 un possibile bersaglio per contrastare l’infiammazione associata all’età. L’obiettivo non è eliminare la restrizione calorica, ma riprodurne alcuni effetti benefici senza ricorrere a una drastica riduzione dell’apporto energetico

02 settembre 2026 | 15:00

Salute

L'olio extravergine di oliva è un alleato per l'intestino e la salute

Il ruolo sorprendente dell'olio extravergine di oliva nella salute del nostro intestino. Non si tratta solo del suo profilo lipidico favorevole, ma di un complesso dialogo che si instaura tra i suoi componenti bioattivi e il miliardo di batteri che popolano il nostro apparato digerente

02 settembre 2026 | 14:00

Salute

Dieta chetogenica, il grasso nel fegato cala del 67%: benefici anche sul prediabete

Uno studio clinico pubblicato su Cell Metabolism ha confrontato dieta chetogenica, mediterranea e povera di grassi in 42 persone con obesità, prediabete e fegato grasso. A parità di perdita di peso, il regime chetogenico ha prodotto la maggiore riduzione del grasso epatico

01 settembre 2026 | 16:00

Salute

Micotossine trovate in tutti i prodotti vegetali

Uno studio dell’Università di Parma, realizzato in collaborazione con Cranfield University, ha rilevato almeno una micotossina in tutti i 212 alimenti e bevande vegetali esaminati, dalle alternative alla carne alle bevande di avena, soia e mandorle. Le concentrazioni sono risultate inferiori ai livelli guida europei

01 settembre 2026 | 12:00