Salute

Olio extravergine di oliva protagonista contro la fibromalgia: la dieta mediterranea vegana migliora dolore e colesterolo

Olio extravergine di oliva protagonista contro la fibromalgia: la dieta mediterranea vegana migliora dolore e colesterolo

Il regime vegano ha determinato una maggiore riduzione del colesterolo LDL, dei trigliceridi e della percezione del dolore, mantenendo l’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi

26 agosto 2026 | 11:00 | C. S.

L’alimentazione potrebbe rappresentare uno strumento complementare per migliorare alcuni aspetti della qualità di vita delle persone con fibromialgia. A suggerirlo è il progetto FIBROVEG, uno studio clinico pilota condotto da ricercatori dell’Università Francisco de Vitoria (UFV), che ha valutato gli effetti di una dieta mediterranea completamente vegetale sui sintomi della malattia e su diversi marcatori della salute cardiovascolare.

La sperimentazione ha coinvolto 22 donne affette da fibromialgia, suddivise in due gruppi e seguite per sei settimane. Un gruppo ha seguito una dieta mediterranea tradizionale, mentre l’altro ha adottato una versione vegana dello stesso modello alimentare. Le due diete presentavano un apporto energetico e una composizione nutrizionale comparabili, mentre la principale differenza riguardava l’origine degli alimenti.

Olio extravergine di oliva al centro della dieta

La dieta sperimentata non ha rinunciato ai principi fondamentali dell’alimentazione mediterranea. Al contrario, il regime completamente vegetale prevedeva un elevato consumo di frutta, verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca e semi, mantenendo l’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi.

È proprio questo elemento a rendere particolarmente interessante il modello analizzato. Non si è trattato infatti semplicemente di una dieta vegana, ma di una versione mediterranea completamente vegetale nella quale l’olio extravergine ha continuato a svolgere un ruolo centrale.

L’obiettivo dei ricercatori era verificare se questo cambiamento potesse produrre effetti misurabili sui biomarcatori metabolici e cardiovascolari e, allo stesso tempo, sulla sintomatologia associata alla fibromialgia.

LDL e trigliceridi in maggiore calo

I risultati hanno evidenziato differenze significative soprattutto sul fronte del profilo lipidico. Le partecipanti che hanno seguito la dieta mediterranea vegana hanno registrato una riduzione del colesterolo LDL, comunemente definito “colesterolo cattivo”, maggiore rispetto al gruppo che ha seguito la dieta mediterranea tradizionale.

La differenza stimata tra i due gruppi è stata di 21,2 mg/dl. Anche i trigliceridi sono diminuiti maggiormente tra le partecipanti sottoposte alla dieta vegetale, con una differenza stimata di 27,4 mg/dl rispetto al gruppo di controllo.

Secondo i ricercatori, i risultati indicano un miglioramento a breve termine di alcuni biomarcatori cardiovascolari. Non è però possibile dedurre da questi dati una riduzione del rischio cardiovascolare nel lungo periodo. Per arrivare a questa conclusione sarebbero necessari studi più ampi e con un periodo di osservazione molto più lungo.

Meno dolore percepito

Un secondo risultato di particolare interesse riguarda il dolore, uno dei sintomi più invalidanti della fibromialgia. Le donne che hanno seguito la dieta mediterranea vegana hanno ottenuto risultati migliori nella componente relativa al dolore del Fibromyalgia Impact Questionnaire (FIQ), uno degli strumenti più utilizzati per valutare l’impatto della patologia sulla qualità di vita.

Il dato suggerisce quindi una possibile riduzione della percezione del dolore associata all’intervento alimentare. I ricercatori sottolineano tuttavia che il risultato non consente di considerare la dieta come una terapia per la fibromialgia.

L’intervento ha determinato soprattutto un aumento del consumo di alimenti vegetali e della quantità di fibra assunta. Legumi, frutta, verdura, cereali integrali, frutta secca e semi hanno assunto un peso maggiore nell’alimentazione quotidiana delle partecipanti.

L’incremento della fibra potrebbe aver contribuito, almeno in parte, al miglioramento del profilo lipidico. Si tratta però di un’ipotesi che dovrà essere verificata in studi successivi.

Il ruolo della qualità complessiva della dieta

Per i ricercatori, il possibile interesse della dieta sperimentata non deriva esclusivamente dall’eliminazione degli alimenti di origine animale. A fare la differenza sarebbe soprattutto il modello alimentare nel suo complesso: maggiore presenza di alimenti vegetali tipici della dieta mediterranea, più fibra e mantenimento dell’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi.

Questa considerazione è importante perché evita di attribuire automaticamente i risultati alla sola dieta vegana. Gli effetti osservati potrebbero infatti essere legati alla combinazione di diversi fattori nutrizionali.

In questo quadro, l’olio extravergine di oliva conserva un ruolo centrale, permettendo di mantenere uno degli elementi caratterizzanti della dieta mediterranea anche all’interno di un regime completamente vegetale.

L’aderenza resta una delle principali criticità

Lo studio ha evidenziato anche un limite pratico importante. Le partecipanti che hanno seguito la dieta mediterranea vegana hanno riferito una minore soddisfazione rispetto al regime alimentare e una maggiore percezione delle difficoltà nel mantenerlo.

Tra gli ostacoli sono stati indicati la forza di volontà, l’autocontrollo e il costo percepito degli alimenti necessari per seguire correttamente la dieta.

L’aderenza rappresenta un elemento decisivo per qualsiasi intervento nutrizionale. Un regime alimentare può produrre risultati favorevoli nel corso di una sperimentazione, ma la sua efficacia nella vita quotidiana dipende dalla possibilità di mantenerlo nel lungo periodo.

Servono studi più grandi e di maggiore durata

FIBROVEG deve essere considerato uno studio pilota. Il numero delle partecipanti è limitato a 22 donne e l’intervento è durato appena sei settimane. I risultati sono quindi interessanti soprattutto come indicazione per nuove ricerche, ma non permettono ancora di formulare conclusioni definitive.

Saranno necessari studi con campioni più ampi e periodi di osservazione più lunghi per verificare se i miglioramenti osservati sul profilo lipidico e sulla percezione del dolore siano riproducibili e soprattutto se possano mantenersi nel tempo.

Il lavoro dell’Università Francisco de Vitoria aggiunge comunque un nuovo elemento al crescente interesse scientifico per il rapporto tra alimentazione e fibromialgia. I primi risultati suggeriscono che una dieta mediterranea basata interamente su alimenti vegetali, con un elevato apporto di fibra e l’olio extravergine di oliva come principale fonte di grassi, possa contribuire a migliorare alcuni parametri cardiometabolici e la percezione del dolore. Una prospettiva promettente, ma ancora tutta da verificare attraverso studi clinici più robusti.

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