Salute

Olio d’oliva sulla pelle, dalle ricette della nonna alla cosmetica con i semi di dattero

Olio d’oliva sulla pelle, dalle ricette della nonna alla cosmetica con i semi di dattero

L’uso dell’olio d’oliva per la cura della pelle affonda le radici nella tradizione popolare mediterranea. Oggi la ricerca prova a trasformare queste conoscenze empiriche in formulazioni cosmetiche più strutturate, come una maschera peel-off a base di olio d’oliva e polvere di semi di dattero

21 agosto 2026 | 10:00 | C. S.

Prima ancora che creme, sieri e maschere facciali riempissero gli scaffali delle profumerie, nelle case contadine del Mediterraneo l’olio d’oliva trovava già posto tra i rimedi domestici per la cura della pelle. Le cosiddette “ricette della nonna” lo utilizzavano come ingrediente semplice per ammorbidire la pelle secca, proteggere le mani e nutrire le zone più disidratate del corpo.

Un patrimonio di conoscenze tramandato soprattutto per via orale, nel quale l’olio extravergine di oliva non era soltanto un alimento, ma anche una materia prima per la cura quotidiana della persona. Il suo impiego cosmetico, oggi, torna a essere oggetto di interesse scientifico, sebbene con formulazioni e metodologie molto diverse da quelle della tradizione.

Dalla tradizione alla formulazione cosmetica

Un esempio arriva da uno studio pubblicato negli AIP Conference Proceedings, dedicato alle proprietà fisiche di una maschera gel peel-off realizzata utilizzando polvere di semi di dattero (Phoenix dactylifera) e olio d’oliva.

L’interesse dei ricercatori nasce anche dalle caratteristiche dei semi di dattero, normalmente considerati un sottoprodotto. Secondo lo studio, questi semi presentano una componente lipidica pari a circa 9 grammi di grassi per 100 grammi, mentre l’olio d’oliva apporta una propria frazione lipidica caratterizzata dalla presenza di acidi grassi ai quali viene attribuita una funzione emolliente.

La combinazione di questi ingredienti vegetali è stata quindi inserita in un gel destinato all'applicazione sul viso, con l’obiettivo di individuare la formulazione capace di garantire le migliori caratteristiche fisiche.

La maschera al 2% è risultata la più interessante

I ricercatori hanno sottoposto le diverse formulazioni a una serie di verifiche: aspetto organolettico, omogeneità, pH, viscosità, proprietà di scorrimento, capacità di distribuzione, tempo di asciugatura e adesività.

Tra le formulazioni analizzate, quella contenente il 2% di polvere di semi di dattero ha mostrato le migliori proprietà fisiche. La formulazione identificata come FII è risultata quindi quella con le caratteristiche più favorevoli per la realizzazione della maschera peel-off.

Il risultato non dimostra però un effetto terapeutico o un beneficio clinico sulla pelle. Lo studio ha infatti valutato principalmente le caratteristiche fisiche della formulazione. Per attribuire alla maschera specifiche proprietà dermatologiche sarebbero necessari ulteriori studi sulla sicurezza, sulla tollerabilità e sull’efficacia.

Quando l’olio era il cosmetico di casa

La ricerca scientifica riporta così alla memoria un uso dell’olio d’oliva che, soprattutto nelle campagne mediterranee, era parte della quotidianità. Le ricette della nonna non avevano necessariamente dosaggi, test di stabilità o valutazioni di pH, ma partivano da una considerazione empirica: l’olio poteva essere utilizzato anche fuori dalla cucina.

Un piccolo quantitativo veniva tradizionalmente impiegato sulle mani screpolate o sulle zone particolarmente secche della pelle, talvolta associato ad altri ingredienti disponibili in casa. Erano preparazioni semplici, basate sulla disponibilità locale delle materie prime e sulla conoscenza tramandata tra generazioni.

La moderna cosmetica naturale sembra riprendere alcuni di questi principi, ma li inserisce in un contesto completamente diverso: controllo delle concentrazioni, valutazione delle proprietà reologiche, stabilità della formulazione e verifica della sicurezza.

Il valore cosmetico dell’olio d’oliva

L'interesse per l'olio d'oliva nel settore cosmetico non deriva quindi soltanto dalla riscoperta delle tradizioni. La sua composizione lipidica e la presenza di composti minori ne fanno una materia prima studiata anche al di fuori dell'alimentazione.

La sfida per la cosmetica contemporanea consiste nel trasformare un ingrediente tradizionale in formulazioni capaci di garantire caratteristiche costanti e controllabili. È il passaggio dalla “ricetta della nonna” alla tecnologia cosmetica.

Lo studio sulla maschera a base di semi di dattero e olio d’oliva rappresenta, in questa prospettiva, un esempio interessante di come due matrici vegetali possano essere valorizzate insieme, recuperando anche materiali che normalmente avrebbero un valore economico limitato.

Dalla dispensa di casa al laboratorio, insomma, l'olio d'oliva continua a trovare nuove strade. E quella delle applicazioni cosmetiche potrebbe essere una delle più antiche tradizioni mediterranee oggi reinterpretate attraverso la ricerca scientifica.

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