Salute

Il fruttosio come messaggero del cancro

Il fruttosio come messaggero del cancro

Uno studio del Wistar Institute rivela che le cellule tumorali sopravvissute alla chemioterapia rilasciano fruttosio come segnale chimico, incoraggiando la diffusione del cancro ovarico. La scoperta apre nuovi interrogativi sul ruolo dell'alimentazione e dei farmaci ipocolesterolemizzanti nella lotta contro il tumore

11 agosto 2026 | 12:00 | T N

Quando la chemioterapia colpisce un tumore, non tutte le cellule cancerose muoiono. Alcune sopravvivono, apparentemente dormienti, senza più dividersi. Fino a oggi si pensava che queste cellole fossero semplicemente inattive, in attesa di riattivarsi. Invece, una ricerca condotta dal Wistar Institute e pubblicata sulla rivista Nature Aging dimostra che restano biologicamente attive — e pericolose.
«Alcune cellule cancerose che sopravvivono alla chemioterapia non si dividono più, ma sono ancora biologicamente attive», spiega Aidan Cole, primo autore dello studio e ricercatore post-dottorato nel laboratorio di Katherine Aird. «Invece, continuano a rilasciare molecole che inviano segnali alle cellule vicine. Il nostro studio è tra i primi a dimostrare che un nutriente — in questo caso il fruttosio — può agire come uno di quei segnali.»

L'esperimento che ha cambiato prospettiva

Il cancro ovarico colpisce migliaia di donne ogni anno e, nonostante una risposta iniziale spesso positiva alla chemioterapia a base di platino, la malattia ritorna nella maggior parte dei casi, diffondendosi nella cavità addominale. Questo processo, la metastasi, è responsabile di circa il 90% dei decessi.
Per capire perché, i ricercatori hanno isolato le molecole rilasciate dalle cellole sopravvissute alla chemioterapia e le hanno esposte ad altre cellule tumorali. Il risultato è stato sorprendente: quelle sostanze da sole erano sufficienti ad aumentare significativamente la capacità delle cellule di diffondersi.
«Per quanto ne sappiamo, questa è la prima volta che qualcuno dimostra, in un modello preclinico anziché solo in una piastra di Petri, che sono le molecole rilasciate da queste cellule — non le cellule stesse — a guidare la diffusione del cancro», afferma Cole.

Il fruttosio come segnale di fuga

Analizzando le sostanze rilasciate, il team ha identificato il colpevole: il fruttosio. Le cellole sopravvissute alla chemioterapia producono fruttosio e lo utilizzano come messaggio chimico per incoraggiare le cellole vicine a diffondersi.
Ma la scoperta non si ferma qui. I ricercatori hanno anche scoperto che elevate quantità di fruttosio alimentare, paragonabili ai livelli presenti nelle bevande zuccherate, potevano incoraggiare la diffusione del cancro anche in assenza di chemioterapia. Questo solleva la possibilità concreta che le abitudini alimentari influenzino direttamente la progressione del tumore.
Negli Stati Uniti, lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio rappresenta circa l'8-20% dell'apporto calorico giornaliero in alcune persone. A differenza di molti fattori di rischio che i pazienti non possono modificare, l'assunzione di fruttosio può essere ridotta attraverso scelte dietetiche consapevoli.

Il meccanismo: meno colesterolo, più libertà di movimento

Come fa il fruttosio a rendere le cellule tumorali più propense a diffondersi? Utilizzando metodi analitici su larga scala, inclusi screening CRISPR, i ricercatori hanno scoperto che il fruttosio abbassa la produzione di colesterolo nelle cellule tumorali vicine.
Il colesterolo funziona come una sorta di «colla biologica», mantenendo le cellole unite tra loro. Quando i livelli di colesterolo diminuiscono, questi legami si indeboliscono, permettendo alle cellule tumorali di staccarsi più facilmente e migrare verso altre aree del corpo.
Questo meccanismo offre una spiegazione plausibile su come un nutriente comune possa alterare il comportamento fisico delle cellule tumorali e aumentarne la capacità di fuga.

L'interrogativo sulle statine

La scoperta che la riduzione della produzione di colesterolo può favorire la diffusione del cancro ha implicazioni cliniche importanti. Le statine, farmaci ipocolesterolemizzanti utilizzati da 39 milioni di persone negli Stati Uniti, agiscono proprio abbassando la produzione di colesterolo.
Nello studio, le statine da sole hanno indebolito i collegamenti tra le cellule tumorali, rendendo più facile la loro fuga. I ricercatori stanno ora indagando se questi farmaci potrebbero interferire con gli effetti della chemioterapia.
Tuttavia, il team sottolinea con forza che i risultati non sono un motivo per interrompere l'assunzione di statine o di qualsiasi altro farmaco prescritto.
«Non abbiamo ancora testato questo effetto sui pazienti, ma solleva interrogativi sulla combinazione di farmaci che abbassano il colesterolo con la chemioterapia, specialmente perché il cancro ovarico è più comune nelle donne in post-menopausa che spesso assumono già statine», precisa Katherine Aird, autrice senior dello studio e professoressa al Wistar Institute.

Oltre l'ovaio: un meccanismo più ampio?

I ricercatori stanno già studiando se lo stesso meccanismo legato al fruttosio possa giocare un ruolo anche in altri tipi di cancro.
«Pensiamo che altri tumori che si diffondono all'interno del torso — pancreas, colon, fegato — potrebbero comportarsi in modo simile. Non possiamo ancora chiamarlo universale, ma crediamo che gli effetti non si limitino solo al cancro ovarico», afferma Aird.
Aird e Cole hanno già iniziato a pianificare studi di follow-up per determinare se i risultati possano essere riprodotti in diversi altri tipi di tumore, aprendo così nuove frontiere nella comprensione del legame tra nutrizione, metabolismo e cancro.
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