Salute

L'acido ferulico della crusca di riso può aiutare a regolare l'intestino

L'acido ferulico della crusca di riso può aiutare a regolare l'intestino

Una ricerca dell'Università Toho indica che l'acido ferulico, polifenolo presente soprattutto nella crusca di riso e nei cereali integrali, riduce le contrazioni intestinali agendo sui canali del calcio

04 agosto 2026 | 13:00 | T N

L'acido ferulico, un composto naturale presente nella crusca di riso e in numerosi cereali integrali, potrebbe contribuire a regolare l'attività dell'intestino. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell'Università Toho, in Giappone, che ha individuato un meccanismo attraverso il quale questa molecola è in grado di ridurre le contrazioni della muscolatura liscia intestinale.

La scoperta apre nuove prospettive per lo sviluppo di strategie nutrizionali rivolte ai disturbi della motilità intestinale, come alcune forme di sindrome dell'intestino irritabile (IBS) e di malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD). Tuttavia, gli stessi ricercatori sottolineano che serviranno studi clinici sull'uomo prima di poter formulare raccomandazioni terapeutiche.

Come agisce l'acido ferulico

Gli studiosi hanno osservato che l'acido ferulico riduce le contrazioni provocate da diverse sostanze coinvolte nella regolazione dell'attività intestinale, tra cui acetilcolina, serotonina, istamina e prostaglandine.

L'effetto non dipende dal blocco dei recettori di queste molecole, ma dall'inibizione dei canali del calcio voltaggio-dipendenti. Il calcio rappresenta infatti il principale segnale che induce la contrazione delle cellule muscolari dell'intestino: limitandone l'ingresso nelle cellule, la muscolatura si rilassa e le contrazioni diventano meno intense.

Quali potrebbero essere i benefici

Secondo gli autori dello studio, questa proprietà potrebbe risultare utile nelle condizioni caratterizzate da un'eccessiva motilità intestinale, come alcune forme di diarrea associate alle malattie infiammatorie croniche intestinali.

Al contrario, nelle persone che soffrono di stipsi o di sindrome dell'intestino irritabile con prevalenza di stitichezza, un ulteriore rallentamento del transito intestinale potrebbe peggiorare i sintomi.

Per questo motivo l'acido ferulico non può essere considerato un rimedio universale per tutti i disturbi intestinali.

Dove si trova l'acido ferulico

L'acido ferulico è naturalmente presente in numerosi alimenti vegetali. Le fonti più ricche sono:

  • crusca di riso;
  • riso integrale;
  • frumento integrale;
  • avena;
  • orzo;
  • mais;
  • alcuni ortaggi e semi.

Nei cereali integrali il composto è concentrato soprattutto negli strati esterni del chicco, che vengono invece eliminati durante la raffinazione.

I consigli per i consumatori

Lo studio non autorizza a ricorrere agli integratori di acido ferulico per trattare autonomamente problemi intestinali. Le quantità utilizzate negli esperimenti sono infatti superiori a quelle normalmente raggiunte nel sangue attraverso la dieta, anche se nell'intestino le concentrazioni possono essere più elevate grazie al contatto diretto con gli alimenti.

Per chi desidera aumentare l'apporto di acido ferulico, il consiglio più equilibrato resta quello di seguire un'alimentazione ricca di cereali integrali, inserendoli all'interno di una dieta varia e bilanciata. Oltre all'acido ferulico, questi alimenti apportano fibre, vitamine del gruppo B e altri composti bioattivi che contribuiscono alla salute dell'apparato digerente.

Chi soffre di sindrome dell'intestino irritabile, malattie infiammatorie intestinali o altri disturbi gastrointestinali dovrebbe invece evitare il ricorso al fai-da-te con integratori e confrontarsi con il gastroenterologo o il nutrizionista, poiché le esigenze nutrizionali possono variare sensibilmente in base al tipo di patologia e ai sintomi predominanti.

Servono conferme nell'uomo

I risultati ottenuti rappresentano un importante passo avanti nella comprensione degli effetti biologici dell'acido ferulico, ma derivano da esperimenti condotti in laboratorio su tessuti animali.

Prima di ipotizzare un impiego clinico saranno necessari studi sull'uomo per verificare se gli stessi effetti siano confermati nella pratica, definire i dosaggi efficaci e valutare quali categorie di pazienti possano realmente beneficiare di questo composto naturale senza incorrere in effetti indesiderati.

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