Salute
Conservanti alimentari sotto accusa: uno studio collega alcuni additivi a ipertensione e malattie cardiovascolari
Un'ampia ricerca condotta in Francia su oltre 112 mila persone suggerisce un possibile legame tra il consumo abituale di alcuni conservanti presenti nei cibi industriali e un aumento del rischio di pressione alta e patologie cardiovascolari
24 giugno 2026 | 14:00 | T N
Alcuni dei conservanti più diffusi nell'industria alimentare potrebbero rappresentare un fattore di rischio per la salute cardiovascolare. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato sull'European Heart Journal, che ha analizzato le abitudini alimentari di 112.395 adulti francesi nell'ambito del progetto NutriNet-Santé.
La ricerca, coordinata da Mathilde Touvier dell'INSERM e dalla dottoranda Anaïs Hasenböhler, ha seguito i partecipanti per un periodo medio compreso tra sette e otto anni. Durante lo studio, i volontari hanno registrato in modo dettagliato tutto ciò che mangiavano e bevevano, consentendo ai ricercatori di stimare con precisione l'esposizione ai diversi additivi alimentari.
I risultati
L'analisi ha evidenziato che le persone con il più elevato consumo di conservanti non antiossidanti presentavano un rischio di sviluppare ipertensione superiore del 29% rispetto a quelle che ne assumevano meno. Nello stesso gruppo è stato osservato anche un aumento del 16% del rischio di malattie cardiovascolari, comprese infarto, ictus e angina.
Per quanto riguarda i conservanti antiossidanti, i soggetti con le assunzioni più elevate mostravano un rischio di ipertensione maggiore del 22%.
Gli otto additivi associati alla pressione alta
Tra i 17 conservanti più comunemente consumati, i ricercatori hanno individuato otto sostanze associate a un aumento del rischio di ipertensione:
- sorbato di potassio (E202);
- metabisolfito di potassio (E224);
- nitrito di sodio (E250);
- acido ascorbico (E300);
- ascorbato di sodio (E301);
- eritorbato di sodio (E316);
- acido citrico (E330);
- estratti di rosmarino (E392).
L'acido ascorbico (E300) è risultato inoltre associato anche a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari.
Cautela nell'interpretazione
Gli autori sottolineano che lo studio presenta i limiti tipici delle ricerche osservazionali. In altre parole, i risultati mostrano una correlazione tra consumo di conservanti e rischio cardiovascolare, ma non dimostrano che tali additivi siano direttamente responsabili delle patologie osservate.
È infatti possibile che altri fattori legati allo stile di vita o alla maggiore presenza di alimenti ultra-processati nella dieta abbiano contribuito ai risultati, nonostante le analisi statistiche abbiano tenuto conto di numerose variabili.
La richiesta di nuove valutazioni
Secondo i ricercatori, i risultati giustificano ulteriori approfondimenti scientifici e una possibile rivalutazione del profilo di rischio di alcuni additivi da parte delle autorità regolatorie, come l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la Food and Drug Administration (FDA) statunitense.
In attesa di conferme, gli esperti ribadiscono le raccomandazioni già presenti nelle linee guida nutrizionali: privilegiare alimenti freschi o minimamente trasformati, limitare il consumo di prodotti ultra-processati e ridurre l'esposizione non necessaria agli additivi alimentari.
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