Salute

Stanchezza cronica e mancanza di motivazione? Forse è colpa della vitamina B12

Stanchezza cronica e mancanza di motivazione? Forse è colpa della vitamina B12

Un nuovo studio giapponese rivela il legame tra omocisteina alta, causata da carenze di folati e vitamina B12, e i disturbi energetici: negli uomini si traduce in affaticamento fisico, nelle donne in calo della motivazione. Ecco quali alimenti portare in tavola per prevenirli.

01 giugno 2026 | 14:00 | T N

La stanchezza cronica è diventata un compagno silenzioso di milioni di persone, tra ritmi di lavoro incalzanti, sonno ridotto e stress costante. Ma se il problema non dipendesse solo dallo stile di vita frenetico, bensì anche da ciò che – o ciò che non – mettiamo nel piatto? Un gruppo di ricercatori giapponesi dell’Università Metropolitana di Osaka ha scoperto che carenze di alcune vitamine del gruppo B, in particolare la vitamina B12 e l’acido folico (B9), potrebbero contribuire in modo significativo a stanchezza e mancanza di voglia di fare.

Cos’è la vitamina B12 e perché è così importante

La vitamina B12, nota anche come cobalamina, è una vitamina idrosolubile essenziale per il corretto funzionamento del sistema nervoso, la produzione di globuli rossi e la sintesi del DNA. A differenza di molte altre vitamine, il nostro organismo non è in grado di produrla autonomamente: deve introdurla necessariamente con l’alimentazione. Una sua carenza, anche lieve, può portare a affaticamento, debolezza muscolare, difficoltà di concentrazione e persino disturbi dell’umore.

Dove si trova la vitamina B12: gli alimenti da non dimenticare

Fortunatamente, integrare la B12 nella dieta quotidiana non è difficile, a patto di conoscere le fonti giuste. Questa vitamina è presente quasi esclusivamente in alimenti di origine animale. Tra i più ricchi troviamo:

  • il fegato e le frattaglie (in particolare fegato bovino e di pollo);

  • il pesce, specialmente vongole, cozze, salmone, sgombro e tonno;

  • le carni rosse e il pollame;

  • le uova, in particolare il tuorlo;

  • i latticini come latte, yogurt e formaggi stagionati.

Per chi segue una dieta vegana o vegetariana stretta, invece, è fondamentale ricorrere a alimenti fortificati (come latti vegetali arricchiti, cereali per la colazione e lievito alimentare in scaglie) o a integratori specifici, sotto controllo medico.

Lo studio giapponese: omocisteina, fatica e motivazione

Il team guidato dal professor Hiroaki Kanouchi, della Graduate School of Human Life and Ecology dell’Università Metropolitana di Osaka, ha analizzato circa 600 adulti giapponesi sani. I ricercatori hanno misurato nel sangue i livelli di omocisteina – una sostanza che tende ad aumentare quando mancano B12 e folati – e li hanno messi in relazione con i punteggi di stanchezza e motivazione, ottenuti attraverso questionari validati come la Chalder Fatigue Scale e la Visual Analog Scale.

I risultati sono chiari: livelli più alti di omocisteina corrispondevano a livelli più bassi di vitamina B12 e folati, in entrambi i sessi. Analizzando separatamente uomini e donne, e tenendo conto di fattori come età, ore di sonno, carico di lavoro e abitudini alimentari, è emersa una differenza sorprendente:

  • negli uomini, l’omocisteina elevata era associata a una maggiore stanchezza fisica;

  • nelle donne, invece, a una ridotta motivazione (quel senso di “non ho voglia di fare nulla”).

«Questa relazione suggerita tra vitamina B12, folati e affaticamento in individui sani potrebbe rappresentare la prima segnalazione del suo genere», ha commentato il professor Kanouchi. «Tradizionalmente, l’omocisteina alta è stata collegata a malattie cardiovascolari, demenza e fratture. I nostri risultati indicano che in futuro si dovrà prestare attenzione anche a fatica e motivazione».

La conclusione: una dieta equilibrata come medicina quotidiana

Per prevenire l’innalzamento dell’omocisteina, spiegano i ricercatori, è fondamentale evitare carenze di vitamina B12 e folati. «Mantenere una dieta ben bilanciata ogni giorno è essenziale», conclude Kanouchi.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nutrients. In attesa di ulteriori conferme, una raccomandazione pratica già emerge: prima di cercare rimedi nel caffè o nelle bevande energetiche, potrebbe valere la pena guardare nel piatto. Un piatto ricco di uova, pesce, latticini e verdure a foglia verde (queste ultime ricche di folati) potrebbe fare la differenza tra una giornata di “non ce la faccio più” e una di energia ritrovata.

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