Salute
Succo di guava e anemia: possibile alleato naturale per migliorare l’assorbimento del ferro
Una revisione scientifica pubblicata su BMJ Nutrition Prevention & Health suggerisce che il succo di guava, ricco di vitamina C, potrebbe migliorare i livelli di emoglobina nelle donne e nelle adolescenti affette da anemia da carenza di ferro
30 maggio 2026 | 12:00 | T N
Il consumo regolare di succo di guava potrebbe rappresentare un supporto semplice ed efficace per ridurre il rischio di anemia da carenza di ferro tra donne e ragazze adolescenti nei Paesi a basso e medio reddito. È quanto emerge da una nuova revisione scientifica pubblicata sulla rivista open access BMJ Nutrition Prevention & Health.
Un possibile potenziatore dell’assorbimento del ferro
Secondo i ricercatori, la chiave dell’effetto osservato sarebbe l’elevato contenuto di vitamina C del guava, sostanza che facilita l’assorbimento del ferro non-eme, cioè quello presente negli alimenti di origine vegetale e in molti integratori.
Il guava, spiegano gli autori, può contenere fino a quattro volte più vitamina C per 100 grammi rispetto alle arance. Oltre a questo nutriente, il frutto apporta anche vitamina A, folati, fibre e piccole quantità di ferro.
La revisione degli studi disponibili
La revisione ha analizzato 17 studi pubblicati in lingua inglese dal 2000 in poi, comprendendo 15 studi quasi-sperimentali e 2 trial randomizzati. Complessivamente, sono stati considerati dati relativi a donne in gravidanza e adolescenti, per un totale di 235 partecipanti nei principali studi aggregati.
I risultati indicano un aumento medio dell’emoglobina pari a 1,71 g/dl dopo il consumo di succo di guava. Le adolescenti hanno mostrato un incremento medio di 1,52 g/dl, mentre nelle donne in gravidanza l’aumento è stato di 1,84 g/dl.
Maggior beneficio in combinazione con il ferro
Cinque studi hanno confrontato direttamente la sola integrazione di ferro con l’assunzione di ferro associata al succo di guava. In questo caso, il gruppo che consumava anche il succo ha registrato livelli di emoglobina mediamente superiori di 1,29 g/dl.
Secondo i ricercatori, un aumento di questo tipo può essere sufficiente a spostare molte persone da condizioni di anemia lieve o moderata a valori non anemici, con possibili benefici su stanchezza, concentrazione e capacità lavorativa.
Limiti dello studio e cautela nelle conclusioni
Nonostante i risultati promettenti, gli autori sottolineano diverse limitazioni importanti. Tutti gli studi inclusi sono stati condotti in Indonesia e presentano differenze significative in termini di metodologia, dosaggi, durata e caratteristiche dei partecipanti.
Inoltre, la maggior parte delle evidenze proviene da studi quasi-sperimentali, meno robusti rispetto ai trial clinici randomizzati. Mancano anche dati di follow-up a lungo termine, necessari per valutare la durata dell’effetto.
Una possibile strategia di salute pubblica
Gli autori ipotizzano che il succo di guava possa essere integrato in programmi di salute pubblica, ad esempio nelle mense scolastiche o nei servizi prenatali, come strumento economico per contrastare l’anemia lieve e moderata.
Tuttavia, gli esperti ricordano che non si tratta di un’alternativa ai trattamenti standard. Servono ulteriori studi clinici per definire dosaggi, durata e reale efficacia in contesti diversi.
Il messaggio finale della ricerca è prudente: il guava potrebbe rappresentare un utile supporto nutrizionale grazie al suo contenuto di vitamina C, ma non può ancora essere considerato una terapia autonoma contro l’anemia da carenza di ferro.
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