Salute
Olio extravergine d’oliva e cervello: ecco come alcuni composti riescono a raggiungere il tessuto cerebrale
Uno studio dell’Università di Siviglia dimostra per la prima volta che due composti bioattivi dell’olio extravergine possono attraversare la barriera emato-encefalica. La ricerca apre nuove prospettive sul ruolo neuroprotettivo della dieta mediterranea
09 maggio 2026 | 12:00 | C. S.
Un gruppo di ricercatrici dell’Università di Siviglia ha compiuto un passo importante nella comprensione degli effetti dell’olio extravergine d’oliva sulla salute del cervello. Per la prima volta, infatti, uno studio di laboratorio ha dimostrato che alcuni composti bioattivi presenti nell’olio sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, il sofisticato sistema di protezione che regola il passaggio delle sostanze dal sangue al cervello.
La ricerca è stata condotta dal gruppo “Qualità e Bioattività degli Alimenti Vegetali e Fermentati” e rientra nel progetto BBBOlids, coordinato dalla professoressa Ruth Hornedo Ortega del Dipartimento di Nutrizione e Bromatologia, Tossicologia e Medicina Legale dell’ateneo andaluso. Al progetto collaborano anche studiosi dell’Università Pablo de Olavide, dell’Istituto di Biomedicina di Siviglia e dell’Università di Parma.
Un modello innovativo della barriera cerebrale
Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda lo sviluppo di un nuovo modello sperimentale della barriera emato-encefalica, chiamato ho-BBB, costruito utilizzando cellule di origine umana.
A differenza dei modelli tradizionali, basati esclusivamente su cellule endoteliali, il nuovo sistema integra anche astrociti e periciti, due componenti fondamentali del microambiente cerebrale. Questo approccio consente di riprodurre in modo più realistico il funzionamento della barriera nel corpo umano.
Secondo le ricercatrici, si tratta del primo modello di questo tipo utilizzato per studiare il modo in cui composti presenti negli alimenti possano raggiungere il cervello, aprendo nuove prospettive non solo per la nutrizione, ma anche per farmacologia e tossicologia.
I composti dell’olio che superano la barriera
L’attenzione degli scienziati si è concentrata in particolare su due polifenoli caratteristici dell’olio extravergine d’oliva: tirosolo e idrossitirosolo, già noti per le loro proprietà antiossidanti e antinfiammatorie.
Lo studio ha dimostrato che entrambi i composti riescono ad attraversare la barriera emato-encefalica, anche se l’idrossitirosolo mostra una capacità di penetrazione significativamente maggiore.
I ricercatori hanno inoltre osservato che durante il passaggio attraverso la barriera il composto può subire un processo chimico chiamato solfatazione, che ne modifica la struttura aumentando la solubilità in acqua. Una scoperta che suggerisce come la barriera cerebrale non sia soltanto un filtro protettivo, ma anche un sistema metabolicamente attivo capace di trasformare le sostanze che raggiungono il cervello.
Possibili implicazioni contro le malattie neurodegenerative
Sebbene lo studio non dimostri direttamente effetti terapeutici nell’uomo, i risultati rafforzano l’ipotesi che alcuni composti dell’olio extravergine possano contribuire alla protezione delle cellule nervose.
In particolare, la capacità dell’idrossitirosolo di raggiungere il cervello potrebbe avere implicazioni future nella prevenzione o nel rallentamento di malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson, patologie nelle quali stress ossidativo e infiammazione svolgono un ruolo centrale.
La ricerca aggiunge così nuove evidenze scientifiche a sostegno dei benefici della dieta mediterranea, confermando ancora una volta il ruolo centrale dell’olio extravergine d’oliva in uno stile alimentare associato a longevità e salute cerebrale.
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