Salute
La vitamina D è effettivamente molto utile contro il Covid-19
La Vitamina D è in grado di ridurre la comparsa delle maggiori complicanze della malattia e pertanto suggerisce l’opportunità della sua somministrazione in tutti i pazienti con Covid-19
04 settembre 2020 | C. S.
In relazione ai benefici effetti della Vitamina D nel contrastare gli effetti della pandemia COVID-19 recentemente sono stati pubblicati alcuni studi che confermano l’ipotesi diffusa nel marzo scorso da Giancarlo Isaia e da Enzo Medico, dell’Accademia di Medicina e dell’Università di Torino, (https://www.unitonews.it/storage/2515/8522/3585/Ipovitaminosi_D_e_Coronavirus_25_marzo_2020.pdf) e pubblicata successivamente anche su Aging in Clinical and Experimental Resarch (ACER) (https://link.springer.com/content/pdf/10.1007/s40520-020-01650-9.pdf).
In particolare, uno studio randomizzato in aperto condotto all’Ospedale Universitario di Cordoba (Spagna) e di prossima pubblicazione, ma già disponibile on line, sulla rivista “The Journal of Steroid Biochemistry and Molecular Biology” (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0960076020302764), ha dimostrato che la somministrazione di elevate dosi di calcifediolo (il metabolita idrossilato della Vitamina D) è in grado di ridurre significativamente il numero di pazienti affetti da Coronavirus che hanno successivamente manifestato importanti complicanze, tali da richiedere il loro ricovero in rianimazione: 76 pazienti, tutti sottoposti a trattamento con idrossiclorochina secondo il protocollo standard, sono stati suddivisi in due gruppi e 50 di essi sono stati trattati con calcifediolo, mentre nei restanti 26 pazienti tale farmaco non è stato somministrato: i risultati hanno dimostrato una differenza molto significativa fra i due gruppi, segnatamente in ordine alla comparsa di complicanze importanti della malattia, in quanto fra pazienti trattati con calcifediolo, solo il 2% ha dovuto poi essere ricoverato in terapia intensiva, a fronte del 50% dei pazienti che non avevano ricevuto il trattamento.
Lo studio, che richiede ulteriori conferme su un più elevato numero di pazienti, mostra che la Vitamina D è in grado di ridurre la comparsa delle maggiori complicanze della malattia e pertanto suggerisce l’opportunità della sua somministrazione in tutti i pazienti con COVID-19.
Potrebbero interessarti
Salute
L'esposizione al chlorpyrifos aumenta il rischio di Parkinson
Chi vive in aree con esposizione sostenuta all'insetticida chlorpyrifos ha più di 2,5 volte la probabilità di sviluppare il morbo di Parkinson, con perdita dei neuroni produttori di dopamina e lo stesso accumulo di proteine tossiche
30 marzo 2026 | 13:00
Salute
La vitamina B3 contro la steatosi epatica
Ricercatori hanno identificato il microRNA-93 come un driver genetico chiave della malattia del fegato grasso e hanno scoperto che la vitamina B3 può effettivamente spegnerlo
27 marzo 2026 | 13:00
Salute
L’olio di oliva contro specie di Candida multiresistenti ai farmaci
L'attivazione dell'olio extravergine di oliva con perossido di idrogeno e con luce polarizzata ha determinato le zone di inibizione più estese rispetto all’olio utilizzato tal quale, indicandolo come un efficace fotosensibilizzante contro le candidosi
26 marzo 2026 | 16:00
Salute
La carne processata aumenta il rischio di cancro del colon-retto
Le diete ricche di cibi vegetali e fibre, insieme a abitudini sane, possono ridurre drasticamente il rischio. Mantenere un peso sano, limitare l'alcol e rimanere fisicamente attivi sono anche legati a un minor rischio di cancro del colon-retto
26 marzo 2026 | 14:00
Salute
Ecco come il polline d'olivo invecchia in ragione del meteo
Accertata la sensibilità dei lipidi nei granuli di polline all'invecchiamento atmosferico. E' importante considerare i processi ossidativi nella valutazione dell'evoluzione chimica delle particelle di aerosol biologiche primarie
24 marzo 2026 | 10:00
Salute
Fino al 67% in più di rischio di ictus e infarti mangiando cibo ultraprocessato
Mangiare grandi quantità di alimenti ultra-elaborati come patatine, pasti surgelati, bevande zuccherate e snack confezionati aumenta il rischio di gravi problemi cardiaci. Ogni porzione giornaliera aggiuntiva aumenta la probabilità di questi eventi di oltre il 5%
23 marzo 2026 | 14:00