Salute
Polifenoli sì. Ma quali? Ma quanti?
E' tutta una questione di varietà e quantità. Il succo di mirtilli fa meglio dei singoli composti che lo compongono. Per assumere resveratrolo a sufficienza occorrerebbe bere diversi litri di vino al giorno
05 novembre 2011 | Ernesto Vania
Il succo puro intero di mirtillo sarebbe più efficace dei singoli antiossidanti.
Ad affermarlo una ricerca del Worcester Polytechnic Institute, diretta dalla dottoressa Terri Camesano.
Lo studio ha messo in luce diversi fatti interessanti.
Per cominciare, gli esperti si sono concentrati sulle proantocianidine, elementi del mirtillo che mostrano potenziale aggressività contro i patogeni, anche E.Coli. Nel corso dell'indagine, si è però notato come le intere componenti della pianta fossero più efficace dei singoli nutrienti, per quanto promettenti. Ciò è stato verificato da test di laboratorio, in cui colonie di batteri sono state messe di fronte alle proantocianidine singole ed al succo 100% puro.
Riguardo ad E.Coli, i mirtilli sfruttano le caratteristiche del batterio. E.Coli possiede protuberanze esterne, ganci che si attaccano alle cellule umane, permettendone la colonizzazione. Gli stessi ganci diventano però bersagli del mirtillo (succo o componente singolo): la loro estensione viene limitata e con essa la capacità di E. Coli di attaccare i tessuti.
Il resveratrolo si conferma un ottimo antiossidante contro infarti, ictus e diabete ma per avere un effetto nutraceutico bisognerebbe assumerne 150 mg al giorno.
Un bicchiere di vino contiene circa 1 mg di resveratrolo e quindi il nettare di bacco non contiene resveratrolo a sufficienza per avere un reale effetto nutraceutico tout court. Ne consegue che, solo in accordo col proprio medico, potrebbe risultare conveniente l'assunzione di integratori a base di resveratrolo che, alla dose consigliata, provocherebbe un minor consumo energetico, accoppiato a riduzione dei grassi nel fegato e dello zucchero nel sangue. In aggiunta, il resveratrolo farebbe calare la pressione sistolica (la massima di 5 punti).
Potrebbero interessarti
Salute
Olio d'oliva come carrier probiotico: il lievito Saccharomyces boulardii sopravvive 90 giorni senza compromettere la qualità
L'olio d'oliva vergine, in particolare quello non filtrato, può ospitare il lievito probiotico Saccharomyces boulardii per almeno tre mesi di conservazione, mantenendo cariche microbiche compatibili con i requisiti dei prodotti probiotici e senza alterare i parametri chimico-fisici previsti dalla normativa
09 ottobre 2026 | 10:00
Salute
I gelsi sono un frutto antico che guarda al futuro del microbiota
Dal gelso bianco al gelso nero, foglie e frutti contengono polifenoli, polisaccaridi e altri composti bioattivi che potrebbero interagire con il microbiota intestinale. Le prime evidenze, soprattutto da studi in vitro e su animali, sono interessanti per metabolismo glucidico e lipidico
08 ottobre 2026 | 14:00
Salute
Con la dieta MIND il cervello potrebbe invecchiare più lentamente
Un ampio studio condotto su oltre 1.600 adulti seguiti per circa 12 anni associa una maggiore adesione alla dieta MIND a una minore perdita di tessuto cerebrale, soprattutto di materia grigia. Ma i risultati, di natura osservazionale, non dimostrano un rapporto di causa-effetto
07 ottobre 2026 | 15:00
Salute
La cottura ideale per i prodotti vegetali, ecco cosa devi sapere
Cuocere le polpette vegetali con olio extravergine d'oliva e cotture "dolci" come forno e friggitrice ad aria migliora il profilo lipidico e antiossidante, senza sacrificare gusto e accettabilità. La frittura tradizionale, invece, fa assorbire fino al 75% di grassi in più
06 ottobre 2026 | 13:00
Salute
Olio extravergine d'oliva ed esercizio fisico: otto settimane possono migliorare alcuni biomarcatori cardiometabolici
Uno studio condotto su uomini sedentari in sovrappeso suggerisce che l'integrazione con olio extravergine di oliva durante un programma di allenamento può modulare alcuni marcatori dell'infiammazione, dello stress ossidativo e della salute cardiovascolare
06 ottobre 2026 | 11:00
Salute
Meno cibi ultraprocessati, meno sintomi depressivi: il possibile ruolo dell’intestino
Un piccolo studio preliminare dell’Università della California di San Francisco osserva un miglioramento dei sintomi depressivi dopo una drastica riduzione degli alimenti ultraprocessati. I ricercatori ipotizzano un possibile coinvolgimento dell’asse intestino-cervello, ma servono studi più ampi per confermare il legame
05 ottobre 2026 | 16:00
Commenta la notizia
Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Accedi o Registrati