Mondo
Marocco oleicolo: una scommessa da 550 milioni di euro
Nuovo programma-contratto firmato tra lo Stato e i professionisti del settore olivicolo. Obiettivo quadruplicare in soli 10 anni la produzione di olio di oliva
16 maggio 2009 | Duccio Morozzo della Rocca
Anche il Marocco vuole scommettere sullâolivicoltura che, secondo politici e tecnici del settore, diventerà a breve una tra le filiere produttive prioritarie del paese.
LâEconomiste, periodico economico marocchino, ha riportato infatti lâannuncio del Ministro per lâAgricoltura Aziz Akhannouch, durante la presentazione del nuovo programma-contratto firmato tra lo Stato e i professionisti del settore olivicolo: il Marocco vedrà quadruplicare in soli 10 anni la sua produzione di olio di oliva.
Il piano del Ministro prevede a breve lâincremento di 540.000 ha di oliveto che raggiungeranno la quota del milione e 220.000 nel 2020 per un totale stimato di 340.000 tonnellate di olio.
Saranno ben 550 i milioni di euro messi in campo per questa imponente operazione.
Dâaltronde, le opportunità che si aprono per il Marocco sul mercato europeo sono interessanti ma ancora di più appaiono quelle del mercato americano dove sono stati presi accordi di libero scambio e dove solo con gli Stati Uniti si stima un commercio potenziale di 260.000 tonnellate di olio di oliva lâanno.
Noureddine Ouazzani, direttore del polo olivicolo di Meknès, ha commentato la notizia affermando che lâinvestimento nel settore olivicolo-oleario è oggi fondamentale per dare forza anche a molti altri settori strategici per lo sviluppo del Marocco: partire dallâagricoltura per arrivare allâindustria, al commercio, al turismo, dallâenergia e alla salute.
Il settore è oggi importante (si stima dia lavoro continuativo a 55.000 persone) ma la produzione nazionale, sostiene Ouzzani, non riflette ancora le potenzialità olivicole delle differenti zone agricole marocchine e le opportunità di sviluppo della filiera olio di oliva di qualità per il mercato locale e/o estero sono decisamente interessanti.
Basti pensare che lâolio di oliva partecipa solamente per il 16% al totale dei grassi vegetali consumati nel paese, che importa ogni anni 330.000 tonnellate e che ha allâattivo il consumo medio di un solo litro procapite tra i suoi abitanti.
Molte regioni del Regno, continua Ouzzani, hanno tutte le carte in regola per avviare con dinamismo lâattività olivicola, bisogna solo prendere come esempio quello che succede nei principali paesi olivicoli mediterranei:
âle strategie di sviluppo della filiera partono a livello regionale: pensiamo per esempio alla Toscana, a Jaén in Andalusia, a Sfax in Tunisia o a Kalamata per la Grecia. Queste strategie sono state elaborate in funzione delle potenzialità di ogni regione, secondo la storia e la tradizione olivicola e le possibilità di commercializzazione. Ciascuna con un marketing creato sulla propria realtà .â
Il grande scambio commerciale di oli di oliva, mormorano gli esperti del settore, sta facendo si che molti paesi si stiano attrezzando per orientare lâacquisto, innalzando barriere qualitative che guardano alla tracciabilità del prodotto, alle varie certificazioni di qualità e processo e alle denominazioni di origine.
âDâaltronde -conclude Ouazani- è sotto gli occhi di tutti che grazie alle proprietà nutrizionali e salutistiche dellâolio di oliva il consumo mondiale è in continua crescita, come testimoniato anche dai numerosi grandi investimenti effettuati in paesi nuovi a questa coltura.â
E questo treno il Marocco non vuole davvero perderlo.
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