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Olivicoltura spagnola a rischio: con i prezzi attuali oltre il 75% degli oliveti non copre i costi

Olivicoltura spagnola a rischio: con i prezzi attuali oltre il 75% degli oliveti non copre i costi

L’Associazione Spagnola dei Comuni dell’Olivo lancia l’allarme dalla Dichiarazione di Adamuz: il crollo delle quotazioni dell’olio extravergine mette a repentaglio la sopravvivenza dell’olivicoltura tradizionale e di montagna

29 giugno 2026 | 13:00 | C. S.

L’olivicoltura spagnola attraversa una fase critica. L’Assemblea generale dell’Associazione Spagnola dei Comuni dell’Olivo (AEMO), riunita ad Adamuz, nella provincia di Cordova, ha approvato la “Dichiarazione di Adamuz”, un documento con cui denuncia il forte calo dei prezzi dell’olio d’oliva all’origine e richiama l’attenzione delle istituzioni e dell’intera filiera sulla sostenibilità economica del settore.

Secondo AEMO, la discesa delle quotazioni registrata negli ultimi mesi appare particolarmente preoccupante per intensità e per l’assenza di motivazioni oggettive che la giustifichino, soprattutto in un contesto in cui i consumatori continuano a riconoscere all’olio extravergine di oliva un elevato valore qualitativo, salutistico e distintivo.

L’allarme è stato rafforzato dai dati preliminari del nuovo Studio dei Costi AEMO 2026, presentato in anteprima durante l’assemblea e la cui pubblicazione integrale è prevista nei prossimi giorni. Lo studio evidenzia come, con un prezzo medio dell’olio all’origine pari a 3,51 euro al chilogrammo rilevato il 23 giugno, oltre il 75% della superficie olivicola spagnola operi in perdita o in condizioni prossime alla non sostenibilità economica.

L’aggiornamento mostra inoltre che i costi medi di produzione sono aumentati di circa il 12% rispetto all’ultima rilevazione del 2023. I maggiori incrementi sono attribuiti all’aumento della manodopera, dell’energia, dell’acqua, dei fertilizzanti, della meccanizzazione e degli oneri fiscali e contributivi.

Le situazioni più critiche riguardano l’olivicoltura tradizionale, in particolare quella di montagna e non meccanizzabile, dove i costi di produzione superano ampiamente i livelli attuali di mercato. Anche gli impianti tradizionali meccanizzabili, sia in asciutto sia irrigui, registrano costi superiori alle quotazioni correnti. Secondo l’associazione, perfino alcuni sistemi produttivi più efficienti, come gli oliveti intensivi in asciutto, risultano ormai in perdita.

Solo gli impianti intensivi irrigui e gli oliveti a siepe mantengono ancora un margine economico positivo, seppur sempre più ridotto. Una situazione che, secondo AEMO, dimostra come il problema non riguardi più soltanto le forme di coltivazione meno competitive, ma l’intero comparto.

L’associazione sottolinea che il mercato non può continuare a considerare adeguati livelli di prezzo che erano sostenibili dieci anni fa. Se in passato una quotazione di 3 euro al chilogrammo poteva essere ritenuta soddisfacente, oggi, alla luce dell’aumento generalizzato dei costi di produzione, sarebbe necessario avvicinarsi ai 5 euro al chilogrammo per garantire condizioni economiche comparabili.

Nella Dichiarazione di Adamuz, AEMO chiede una maggiore trasparenza lungo la catena del valore dell’olio d’oliva, politiche pubbliche specifiche a sostegno dell’olivicoltura tradizionale e di montagna, una gestione efficiente delle risorse idriche e una remunerazione equa per i produttori.

L’associazione evidenzia inoltre che la crisi della redditività non minaccia soltanto migliaia di aziende agricole, ma mette a rischio un modello produttivo che contribuisce alla tutela del territorio, alla conservazione del paesaggio, alla creazione di occupazione e alla vitalità economica delle aree rurali e montane. L’eventuale abbandono degli oliveti tradizionali comporterebbe infatti conseguenze non solo economiche, ma anche sociali e ambientali.

«Non possiamo permettere che l’olio d’oliva e le olive da tavola tornino a essere pagati come dieci anni fa quando produrli costa oggi molto di più», ha dichiarato la presidente di AEMO, Lola Amo. «Se il mercato dovesse tornare a considerare normali quotazioni intorno ai 3 euro al chilogrammo, una parte fondamentale dell’olivicoltura spagnola sarebbe destinata all’abbandono».

Oltre all’approvazione della Dichiarazione di Adamuz, l’assemblea ha fatto il punto sui principali progetti in corso dell’associazione, tra cui il programma Olive Carbon Balance, dedicato alla misurazione del bilancio di carbonio dell’oliveto, e il rafforzamento dell’iniziativa Oleoturismo España, finalizzata a valorizzare il patrimonio olivicolo e l’olio extravergine come risorsa strategica per il turismo rurale.

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