Mondo

Nessun tricolore sull'etichetta della pasta se il grano è straniero

Nessun tricolore sull'etichetta della pasta se il grano è straniero

La Corte di Giustizia conferma la multa da un milione di euro a Lidl: le bandiere e i paesaggi italiani in prima pagina non possono nascondere l’origine estera del grano scritta in piccolo sul retro. Stop alle etichette “furbe” sugli scaffali

12 maggio 2026 | 10:00 | C. S.

Il tricolore sulla confezione della pasta non è un semplice ornamento: è un impegno sulla provenienza delle materie prime. A deciderlo, con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, è stata la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che il 30 aprile 2026 ha messo la parola fine alla battaglia legale tra Lidl Italia e l’Antitrust.

I giudici di Lussemburgo hanno confermato la legittimità della multa da un milione di euro inflitta alla catena di supermercati, bocciando la tesi dell’azienda secondo cui sarebbe sufficiente indicare l’origine del grano – straniero, in gran parte extra Ue – in un angolo del retro, magari con caratteri minuscoli. “Se la parte frontale urla italianità, il consumatore viene ingannato. Punto”, ha sostanzialmente stabilito la Corte con la sentenza C-301/25.

La strategia di Lidl: “Tanto c’è scritto dietro”

La vicenda risale al 2020, quando l’Agcm (l’Antitrust italiana) aveva sanzionato diverse aziende per etichettatura ingannevole. Nel mirino erano finite due linee di pasta Lidl: Italiamo, con lo scudetto tricolore e la scritta “Passione Italiana”, e Combino, con immagini di paesaggi italiani e la dicitura “Specialità italiana”.

Il problema era lo stesso per entrambe: il grano utilizzato proveniva in larga parte da Paesi Ue e extra Ue (come Stati Uniti e Canada), ma questa informazione compariva solo sul retro, in caratteri grafici molto piccoli e scarsamente visibili.

Mentre marchi come De Cecco, Divella e Cocco si erano subito adeguati modificando le etichette, Lidl aveva deciso di fare causa. La sua difesa si basava su un argomento apparentemente solido: “Abbiamo rispettato il Regolamento Ue 1169/2011, che impone di indicare l’origine del grano. Non potete multarci anche con le leggi generali sui consumatori”.

La Corte smonta la tesi: “Pratica commerciale scorretta”

I giudici europei non hanno acquistato questa linea difensiva. La sentenza chiarisce due principi fondamentali.

Primo: non basta che l’informazione sia scritta “da qualche parte”. Se il fronte della confezione, con bandiere, colori e immagini, crea l’illusione di una filiera 100% italiana, l’etichetta è comunque ingannevole. Il consumatore medio, spiega la Corte, decide l’acquisto in pochi secondi guardando l’immagine principale, non studiando il retro con la lente d’ingrandimento.

Secondo: le norme tecniche sull’etichettatura e il Codice del Consumo sono complementari, non alternativi. Un’azienda può essere punita due volte: per la violazione tecnica (dalle autorità sanitarie) e per pratica commerciale scorretta (dall’Antitrust). Ed è quest’ultima a fare male: le sanzioni oggi possono arrivare fino a 10 milioni di euro.

Attenzione: nemmeno l’IGP è uno scudo

La sentenza mette in guardia anche chi pensa di proteggersi con i marchi di qualità. Anche se un prodotto ha la certificazione IGP (che garantisce il luogo di lavorazione, come per Gragnano), enfatizzare eccessivamente l’origine italiana pur usando grano estero costituisce comunque una pratica sleale. Il marchio di qualità, chiarisce la Corte, “non è una licenza di ambiguità”.

Cosa cambia per gli scaffali

La decisione del 30 aprile 2026 chiude definitivamente l’epoca delle etichette “furbe”. Per i produttori di pasta – ma il principio si estende a tutti i prodotti alimentari – valgono ormai due regole chiare:

  • Il tricolore e i richiami all’Italia sulla parte frontale diventano un impegno di fatto sulla provenienza della materia prima.

  • Se il grano è straniero, non basta scriverlo in piccolo sul retro: la trasparenza deve essere immediata, chiara e posta nello stesso campo visivo delle indicazioni patriottiche.

Per Lidl la partita è chiusa: la multa da un milione resta confermata. Per tutti gli altri, inizia una nuova stagione di responsabilità. Chi continuerà a giocare con i simboli nazionali per nascondere origini straniere, ora lo sa: il rischio non è più una multa da “peccato veniale”, ma un duro colpo al portafoglio e alla reputazione.

Potrebbero interessarti

Mondo

Chiesti controlli su prezzi e tracciabilità dell’oliva da mensa in Spagna

La Comunidad de Labradores y Ganaderos de Almendralejo (CLYGAL) chiede al Governo spagnolo di avviare controlli immediati sui centri di acquisto e sulle industrie di trasformazione delle olive da mensa, verificando il rispetto della Ley de la Cadena Alimentaria e delle norme sulla tracciabilità

22 ottobre 2026 | 09:00

Mondo

Olio d’oliva spagnolo, a settembre commercializzate 1,49 milioni di tonnellate. Scorte a 357 mila tonnellate

La campagna si chiude con vendite superiori alla produzione e una riduzione delle giacenze di 119 mila tonnellate in settembre. UPA Andalucía denuncia perdite per 2 miliardi di euro a carico degli olivicoltori, contestando la scarsa trasmissione dei ribassi dei prezzi all’origine ai consumatori

21 ottobre 2026 | 15:00

Mondo

Ritiro obbligatorio dell’olio, allarme dei frantoi spagnoli

INFAOLIVA e Almazaras Federadas de España contestano i possibili effetti della futura ordinanza sulla regolazione dell’offerta di olio d’oliva. Le due organizzazioni chiedono un’analisi preventiva degli impatti economici, commerciali e qualitativi

21 ottobre 2026 | 09:00

Mondo

Cina e Ue verso la riduzione dei dazi sull’olio d’oliva

Dopo quattro mesi di negoziati, Bruxelles e Pechino valuteranno la possibilità di ridurre o azzerare i dazi sull’olio d’oliva e su altri prodotti europei. Una prospettiva che potrebbe favorire le esportazioni italiane e spagnole, rilanciando la competitività in un mercato asiatico sensibile alla qualità e ai prezzi

20 ottobre 2026 | 11:00

Mondo

Allarme rogna dell’olivo in Tunsia: produzione di olio in calo del 40%

Il ministero dell’Agricoltura tunisino ha avviato un piano straordinario per contenere la diffusione della rogna dell’olivo, individuata nel governatorato di Mahdia. Intanto, le previsioni per la prossima campagna olearia indicano una produzione di circa 300 mila tonnellate

20 ottobre 2026 | 09:00

Mondo

La produzione di olive e olio di oliva in Catalogna si riduce di un terzo

La Federazione delle cooperative agrarie catalane stima una produzione di 25.500 tonnellate, contro le 39.000 della campagna precedente. La siccità primaverile ed estiva penalizza soprattutto le Terres de l’Ebre, dove il raccolto potrebbe diminuire del 60%

19 ottobre 2026 | 13:00