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No ai dazi di Trump della Corte Suprema: è tutto da rifare
L'Amministrazione Trump ha già pronto un piano B per reintrodurre i dazi ma la sentenza della Corte Suprema americana limita molto lo spazio di manovra del Presidente, che torna nelle mani del Congresso. E' tempo di nuova instabilità e incertezza
20 febbraio 2026 | 18:00 | T N
L'International Emergency Economic Powers Act non può essere utilizzato per imporre dazi unilaterali al mondo intero.
Questa è la sintesi della sentenza della Corte Suprema americana che ha bocciato, con sei voti favorevoli e tre contrari, i dazi di Trump nel cosiddetto Giorno della Liberazione.
“Donald Trump – si legge nella sentenza firmata dal presidente della Corte Suprema John Roberts – rivendica il potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati. Alla luce dell’ampiezza, della storia e del contesto costituzionale di tale autorità rivendicata, egli deve identificare una chiara autorizzazione del Congresso per esercitarla”. Lo stato di emergenza rivendicato da Trump per i giudici è “insufficiente”.
I tre giudici che hanno votato per mantenere i dazi sono Samuel Alito, Brett Kavanaugh, Clarence Thomas.
La legge dà al presidente l'autorità di affrontare "minacce straordinarie" in caso di un'emergenza nazionale, inclusa quella di "regolare" l'importazione" di "beni esteri", ed è stata approvata negli anni 1970 per limitare i poteri presidenziali in materia di sicurezza nazionale dopo i dazi imposti da Richard Nixon per affrontare la crisi della bilancia dei pagamenti in seguito al crollo del sistema monetario di Bretton Woods. La norma non fa alcun riferimento esplicito ai dazi, competenza esclusiva del Congresso come le tasse e per i quali sono state concesse solo alcune deleghe al presidente.
La decisione della Corte Suprema è una "vergogna". Lo ha detto Donald Trump, secondo quanto riporta Cnn. Il presidente ha anche assicurato di avere un piano di riserva.
Le reazioni delle Borse
Nel Vecchio continente si registra il balzo dei settori che erano stati maggiormente penalizzati dalle tariffe commerciali americane. L'indice stoxx 600 guadagna lo 0,8%. Maglia rosa per Milano (+1,4%). In luce Parigi (+1,1%) che mette a segno un nuovo record storico a 8.529 punti.
L'euro sale a 1,1787 sul biglietto verde. Si rafforza anche la sterlina e il franco svizzero.
L'Unione europea attendista
"Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente. Restiamo in stretto contatto con l'amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza. Le imprese su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a sostenere tariffe basse e a lavorare per ridurle" dichiara un portavoce della Commissione Ue dopo la bocciatura dei dazi Usa da parte della Corte Suprema.
Il Parlamento europeo si prepara a rinviare il voto sulla possibile ratifica sull’intesa commerciale Usa-Ue previsto in Commissione Commercio internazionale il 24 febbraio. Lo si apprende da fonti parlamentari. La decisione è al momento al vaglio dei coordinatori dei gruppi.
La reazione del mondo agricolo e agroalimentare italiano
La notizia della bocciatura dei dazi di Trump da parte della Corte Suprema apre un nuovo scenario di incertezza per l’export agroalimentare italiano ed europeo, ma rappresenta uno spartiacque per riportare equilibrio sul mercato Ue-Usa se si lavora, a Bruxelles, per cogliere con coraggio e prontezza l’opportunità di questa sentenza. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. “La Corte conferma quanto era nell’aria da tempo -commenta Fini-. Non possono essere importati dazi generalizzati utilizzando i poteri di emergenza economica (IEEPA), senza esplicita autorizzazione del Congresso. Resta, dunque, da monitorare gli sviluppi sulle tariffe unilaterali e globali, i dazi al 10% applicati a quasi tutti i partner commerciali e al centro della sentenza della Corte che rende, di fatto, illegale l’operazione di Trump. Ora la palla passa comunque al Congresso e Cia auspica tempi rapidi che non mettano ulteriormente a repentaglio l’export Ue-Usa. Stando, infatti, ai dati dell’ufficio Studi Cia, su dati Istat, è innegabile il crollo dell’export agroalimentare nel 2025, una novità assoluta per l'Italia, con -5% a fine anno e con il mese di dicembre che ha registrato il dato peggiore -27%. Neanche la spinta dei primi mesi del 2025, infatti, è riuscita a bilanciare la situazione. Lo scorso anno sulle tavole dei consumatori a stelle e strisce sono finiti 353 milioni di euro in meno di prodotti Made in Italy. Tale crollo è stato realizzato, internamente, nel periodo da giugno a dicembre quando l’export agroalimentare nazionale ha perso 668 milioni euro.
“Questa notizia arriva inaspettata. E’ una decisione forte da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che smonta alla base tutto il procedimento giuridico su cui sono stati fondati i dazi del presidente Trump. Tutto questo genera profonda instabilità, in un momento in cui abbiamo bisogno di certezze e abbiamo iniziato un percorso con i nostri importatori americani. Ritengo e spero che si possa ritrovare velocemente un accordo con il presidente degli Stati Uniti per capire anche quali strumenti potrà utilizzare rispetto alle intese finora definite. Se, al contrario, Trump vorrà togliere i dazi, come era già in passato tra Ue e USA, ovviamente questo per noi produttori europei sarebbe decisamente auspicabile”.
“Il mondo del vino paradossalmente non può festeggiare la bocciatura della legittimità dei dazi da parte della Corte Suprema americana. Si profila una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative a cui si aggiunge il forte rischio incertezza che tale decisione può determinare nei rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti”. Lo ha detto il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi, in seguito alla sentenza della Corte Suprema americana che si è pronunciata oggi sul ricorso ai poteri tariffari di emergenza da parte del presidente Donald Trump.
“Considerati i danni arrecati al settore in questi mesi – ha aggiunto –, auspichiamo che la situazione di stallo possa risolversi a breve per non alterare ulteriormente le dinamiche commerciali e monetarie”. Secondo l’Osservatorio di Unione italiana vini (Uiv) la seconda parte dell’anno si è rivelata complicata per il vino tricolore negli Stati Uniti a causa dei dazi ma anche per una contrazione delle abitudini di consumo in atto da qualche anno. Le proiezioni Uiv sui dati relativi alle esportazioni verso gli Usa prevedono infatti un calo rilevante per le bottiglie tricolori, con una chiusura prevista a tutto il 2025 a -9% e una contrazione pari a circa 177 milioni di euro sull’anno precedente (-225 milioni di euro stimati nel secondo semestre sul pari periodo 2024). “I dazi – ha aggiunto il segretario generale Uiv, Paolo Castelletti – si aggiungono a un contesto di mercato Usa già difficile, con i consumi di vino che nel 2025 sono calati (-5%) per il quinto anno consecutivo. Questa sentenza, che condividiamo nel merito, rischia l’effetto boomerang, con una situazione di ulteriore incertezza e un’impasse degli ordini in attesa di un quadro regolamentativo più chiaro da parte dell’Amministrazione americana”. Gli Stati Uniti rappresentano di gran lunga la prima destinazione per i vini italiani con un valore espresso nel 2024 pari a 1,93 miliardi di euro, il 24% del totale export dei prodotti tricolori nel mondo. Una quota che rende il vino tra i settori più esposti del made in Italy ai dazi statunitensi.
Coldiretti e Filiera Italia accolgono con favore la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di bocciare i dazi di Trump, che hanno fatto subire un pesante rallentamento dell’export agroalimentare italiano, con perdite consistenti fino a quasi 400 milioni di euro totali con punte per alcuni settori, come il vino, fino a oltre -8%. Ora, come è sempre stato sottolineato dai vertici di Coldiretti e Filiera Italia, è fondamentale costruire un confronto e non uno scontro tra Europa e Usa per favorire le nostre economie ed evitare il caos che l’annuncio delle prossime mosse di Trump sta già generando.
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