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Stop alle monodosi, anche di olio di oliva, per bar, ristoranti e alberghi

Stop alle monodosi, anche di olio di oliva, per bar, ristoranti e alberghi

In Spagna dal 2014 è obbligatorio l'uso di contenitori di olio d’oliva non ricaricabili nel settore alberghiero, per garantire tracciabilità, corretta informazione al consumatore e prevenzione delle frodi ma l'Unione europea cambia le carte in tavola

28 gennaio 2026 | 15:00 | C. S.

L’Unione europea prosegue nel rafforzamento della propria strategia ambientale con l’attuazione del Regolamento (UE) 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, entrato in vigore nel febbraio 2025. Una delle novità più rilevanti riguarda il divieto di immissione sul mercato di imballaggi a contatto con gli alimenti contenenti sostanze PFAS oltre determinate soglie, che scatterà a partire dal 12 agosto 2025.

Nel dettaglio, il regolamento stabilisce che gli imballaggi alimentari non potranno contenere:

  • 25 ppb per i singoli PFAS misurati con analisi specifiche;

  • 250 ppb per la somma dei PFAS, includendo l’eventuale degradazione dei precursori;

  • 50 ppm per il contenuto totale di PFAS, inclusi quelli polimerici.

Se il contenuto totale di fluoro supera i 50 mg/kg, il fabbricante, l’importatore o l’utilizzatore intermedio è tenuto a fornire informazioni dettagliate lungo la catena di fornitura, in linea con quanto previsto dal regolamento REACH.

Accanto alla questione PFAS, la normativa rafforza anche l’obbligo di limitare la presenza di metalli pesanti e di altre sostanze pericolose negli imballaggi, tenendo conto dell’evoluzione scientifica e tecnologica.

Un impatto mirato sul consumo “in sala”

Il provvedimento avrà un impatto circoscritto ma significativo sul settore della ristorazione. Il divieto, infatti, riguarda esclusivamente il consumo in loco, ovvero il servizio al tavolo in bar, ristoranti e hotel. Restano invece consentite le confezioni monodose per il take-away e la consegna a domicilio, purché conformi ai criteri di sostenibilità fissati dalla Commissione europea.

Ciò significa che prodotti come olio d’oliva, aceto, ketchup, maionese, senape, sale o zucchero non potranno più essere serviti in bustine monouso durante il consumo in sala. Al loro posto dovranno essere adottate alternative riutilizzabili, come dispenser igienici, bottiglie ricaricabili o imballaggi collettivi.

Il nodo dell’olio d’oliva e le norme nazionali

L’applicazione del regolamento riaccende il dibattito sulla sua compatibilità con alcune normative nazionali già in vigore. È il caso, ad esempio, della Spagna, dove dal 2014 è obbligatorio l’uso di contenitori di olio d’oliva non ricaricabili nel settore alberghiero, per garantire tracciabilità, corretta informazione al consumatore e prevenzione delle frodi.

La nuova disciplina europea impone quindi di trovare un equilibrio tra la riduzione dei rifiuti e la tutela della qualità e dell’origine dell’olio d’oliva, due obiettivi che rischiano di entrare in tensione se non accompagnati da soluzioni tecniche adeguate.

Transizione graduale e possibili deroghe

Il regolamento prevede inoltre periodi transitori ed eventuali deroghe, in particolare per gli imballaggi certificati come compostabili o riciclabili, con l’obiettivo di consentire al settore della ristorazione di adattarsi progressivamente alle nuove regole.

Nel complesso, la misura si inserisce in una delle principali scommesse dell’Unione europea: ridurre la plastica monouso e accelerare la transizione verso un modello di economia circolare. Anche gesti quotidiani come condire un’insalata o servire l’olio a tavola diventano così parte attiva del cambiamento ambientale promosso da Bruxelles.

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