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Il mondo dell'olio di oliva turco in rivolta

Il mondo dell'olio di oliva turco in rivolta

Le promesse disattese del governo turco sull'apertura dell'export di olio di oliva mandano in fibrillazione le associazioni della filiera: troppe giacenze a fine stagione

27 maggio 2024 | C. S.

Sono settimane che il governo turco promette di aprire all'export di olio di oliva, prima con promesse generiche, poi con un piano per 10-15 mila tonnellate.

I provvedimenti che consentono l'uscita dell'olio dal Paese restano però sempre in bozza, facendo salire la tensione tra le aziende che hanno contratti da onorare e quote di mercato da mantenere.

Venti associazioni turche si sono così riunite presso l'EZZIB, ovvero l'associaizone degli esportatori turchi di olio di oliva e del'Egeo, per chiedere che il blocco dell'export venga revocato immediatamente.

Nella stagione 2023/24 il Consiglio Nazionale dell’Olio e dell’Oliva (UZZK) ha indicato una produzione di 185mila tonnellate, 170mila tonnellate di stock di riporto dell’anno di produzione precedente e quindi una disponibilità di 385mila tonnellate di olio d’oliva con 30mila tonnellate dalla Siria. Con circa 60mila tonnellate di esportazioni di olio d'oliva e 125 mila tonnellate di consumo, 200mila tonnellate di olio d'oliva saranno la giacenza per la prossima campagna olearia.

Tale importo soddisferà facilmente le esigenze del mercato interno e consentirà anche le esportazioni. Esportazioni che, secondo le associazioni firmatarie di una nota congiunta, potrebbero partire già ora: "Mentre i prezzi mondiali sono al livello di 10 euro e possiamo esportare a questi prezzi elevati, l'opportunità continua a mancare. La restrizione dell'esportazione di olio d'oliva ha portato allo stoccaggio dell'olio d'oliva in condizioni inappropriate e alla perdita di qualità. La nostra perdita in questo processo è stata di circa 400 milioni di euro."

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