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GIAPPONE: GLI SPAZI DI MERCATO PER I NOSTRI OLI EXTRA VERGINI DI OLIVA E I NOSTRI VINI CI SONO. BISOGNA SOLO SAPERLI CONQUISTARE

Un reportage esclusivo a firma di Pasquale Di Lena. A Osaka, in una immensa città industriale, che, come tutte le città emergenti, ha fama di avere buoni degustatori. Qui la comunicazione, come qualsiasi altra azione di promozione e valorizzazione, ha significato se programmata e sviluppata con continuità. La prima impressione è che nel Sol Levante si abbia fame di informazioni e certezze

08 settembre 2007 | Pasquale Di Lena

Un incontro, per quanto rappresentativo e intenso possa essere, come quello avuto con gli operatori giapponesi l’altra settimana ad Osaka, non ha, e non può avere, il significato di un sondaggio che raccoglie opinioni e giudizi su una particolare questione. Però, la prima impressione, per me, ha un suo particolare valore e, nel corso di questa mia lunga esperienza, difficilmente mi ha tradito.

Dicevo di Osaka, questa immensa città industriale del Giappone, ricca di grattacieli come tutte le città emergenti nel mondo, che ha la fama di essere la città dei buoni degustatori, che, grazie allo svolgimento dei Campionati del Mondo di Atletica Leggera, è stata al centro del mondo per dieci giorni.

Insieme a “Casa Italia Atletica” una struttura operativa della Fidal (Federazione italiana di atletica leggera), ormai sperimentata, che, nel momento in cui cura ed assiste i nostri atleti con il mangiare italiano, diventa un centro di comunicazione e valorizzazione dell’immagine Italia, un punto di riferimento anche per le altre squadre che partecipano all’evento, soprattutto di quella del Paese ospite.

Questa volta ad Osaka, ancor più propositivi dello scorso anno ai Campionati Europei di Göteborg, quando insieme con l’amico Ialenti, dirigente della Fidal responsabile della struttura, il Presidente Arese e il Segretario Generale Carabelli, abbiamo pensato di provare a prendere davvero“due piccioni con una fava sola”. In pratica approfittare della presenza, già programmata, per rendere la struttura uno momento di incontro delle nostre cose buone e belle con quanti hanno interesse a conoscere i nostri prodotti e i nostri territori, e, soprattutto, con quanti noi vogliamo invitare a far conoscere le delizie e le bellezze di questo nostro meraviglioso Paese.

In questo senso il coinvolgimento e il contributo prezioso dell’Ice e dell’Enit, le due istituzioni che ci rappresentano in Giappone per avere gli interlocutori giusti.
È così che “Casa Italia” si è trasformata, nel corso del grande evento sportivo, in un palcoscenico straordinario per i vini, la pasta, gli oli, il tartufo e altri prodotti, messi a disposizione dalle aziende e dalle istituzioni, soprattutto le Amministrazioni provinciali, che hanno sponsorizzato l’evento.

A fianco al Ristorante “Italia” una sala appositamente allestita per i seminari e le degustazioni, che ha visto la partecipazione attenta degli operatori e dei giornalisti invitati dall’Ice.
Puntuali e attenti, dicevo, con un atteggiamento di freddezza dovuto alla professionalità che li porta a concentrarsi (un segnale di grande interesse) per seguire la storia e la peculiarità dei nostri prodotti e delle nostre aziende, il significato e il ruolo dei nostri territori, e, capire, attraverso la degustazione guidata, i caratteri dei prodotti.



La prima impressione che ho avuto è stata quella che i giapponesi hanno fame di informazioni e di certezze, conoscono bene la pasta italiana, ma sanno poco dei vini e, soprattutto, dell’olio, il prodotto che ha suscitato tante domande, in particolare fuori dal seminario, e grande interesse.
C’è da dire che alcuni dei presenti, ristoratori e enotecari, sono arrivati da regioni lontane anche tre ore dei tanto decantati treni veloci giapponesi, a dimostrazione d questo grande interesse, ma, anche della selezione degli invitati fatta dall’Ice.

Certo un incontro non basta per spiegare tutto, c’è la necessità di programmare più incontri e di trasformare, attraverso incontri formativi come questi, gli stessi operatori a diventare divulgatori nel loro ristorante e sul loro territorio per diffondere una cultura e renderla base di scelte.
La comunicazione, come qualsiasi azione di promozione e di valorizzazione, ha significato se programmata e sviluppata con continuità. Una continuità che, evidentemente, è venuta meno in questo Paese, al sesto posto in quanto ad importatore dei nostri vini, se è vero che negli ultimi anni ha perso quote di mercato (un piccolo segnale di ripresa nel 2006), proprio nel momento in cui gli altri Paesi, e le Americhe in particolare, hanno dato risposte esaltanti nello stesso periodo, sia per ciò che riguarda le quantità che per i valori.
Vuol dire che è venuta meno l’attenzione per questo Paese, soprattutto da parte delle aziende.

C’erano i vini della Val d’Aosta con le sue sottodenominazioni interessanti prodotti ad alta quota dove i profumi diventano particolarmente delicati e così i profumi; quelli del Piceno, che è tornato, soprattutto con il rosso doc, a far rivivere la grande fama che aveva nell’antichità; quelli dell’Abruzzo con Illuminati ed il suo pregiato “Zanna” docg e poi del Molise, con Le Cantine Di Majo Norante ed il suo “Ramitello”, la Cantina Nuova Cliternia che cura questo mercato e riceve grandi soddisfazioni per i quantitativi richiesti e poi la bella novità proveniente dalla capitale dell’olio, con i vini di Angelo D’Uva Vignaiuolo in Larino.
Vini che hanno impressionato e fatto capire quanto complesso e ricco è questo “Paese del Vino”.

Dicevo la pasta o meglio le paste di una grande e nota industria, la Molisana, messe in degustazione sono state mangiate con grande soddisfazione, nel segno di un rapporto con il nostro Paese e di grande attenzione per la sua cultura culinaria, che è tanta anche in Giappone.

Per quanto riguarda l’olio ho notato una grande e tanto interesse: dalle modalità di raccolta, trasformazione e, soprattutto, di conservazione del prodotto al significato delle Dop e Igp; dai territori più qualificati alla nostra ricca biodiversità, un aspetto, quest’ultimo, che ha molto impressionato. La degustazione guidata dall’esperto Assaggiatore Alessandro Patuto, autore di oli importanti, che si è trasformata in un minicorso sull’olio, ha fatto il resto per stimolare nuova curiosità e nuovo interesse. Una degustazione di cinque oli, quattro dop e uno igp, della Colavita di Campobasso, una industria, che vive da tempo, e in prima fila, il mercato mondiale, che ha fatto la scelta delle Dop e Igp sapendo, pur nelle difficoltà, soprattutto burocratiche, di programmare la selezione e la raccolta di questi prodotti, che è una carta importante da giocare, ancor più oggi che vede la Colavita una delle poche industrie rimaste in Italia che non sono diventate spagnole.
Un fatto che spiega come è possibile organizzare la filiera nel momento in cui alle parole fanno seguito i fatti.

Per chiudere con le prime impressioni ricevute dai seminari di Osaka a “Casa Italia”, dico che bisogna avere oggi il coraggio di fare la scelta dei monovarietali, giocando soprattutto su quelle varietà più diffuse in Italia, come il Leccino o la Coratina, per avviare una esperienza che sta dando importanti risultati al vino. Basti vedere le scelta del Cabernet Sauvignon o dello Chardonnay per gli americani e non solo.

Una ricchezza come quello della biodiversità olivicola o delle Dop e Igp, non può rimanere una semplice enunciazione, ma diventare immagine per la nostra olivicoltura ed il nostro Paese, redditto e profitto per i protagonisti della filiera.
Dal Giappone l’impressione è che ci sono gli spazi e sono enormi, bisogna solo saperli conquistare.

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