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L'OLIO EXTRA VERGINE D'OLIVA CILENO: UNA PIACEVOLE SORPRESA

Si tratta, ancora, di poche migliaia di tonnellate d’olio, ma destinate a crescere nel breve-medio periodo. Le nostre varietà, come Frantoio e Nocellara del Belice, conferiscono a questi oli dal fruttato delicato flavour conosciuti a prezzi molto competitivi. Possibile timore per il mercato del Made in Italy?

21 aprile 2007 | Silvia Mellini

Dopo il boom dei vini cileni, ecco salire alla ribalta anche gli extravergine di questo affascinante Paese che, con i suoi quasi 6.000 chilometri di lunghezza, rappresenta un piccolo continente dove si passa dal caldo dei deserti al freddo dei ghiacciai.
La realtà olivicola Cilena è costituita da circa 40 produttori, quasi tutti appartenenti all'Associazione ChileOlive che comprende circa il 90% delle realtà olivicole cilene, con 7.000 ettari impiantati per una produzione che sfiora le duemila e cinquecento tonnellate di extravergine.
Del resto il costante aumento del consumo di olio d'oliva nel paese latino americano ha fatto sì che la produzione annuale fosse in costante crescita. E’ l'inizio di una storia che, anno dopo anno, si è sviluppata in un crescendo sia qualitativo che quantitativo. I dati offerti dalla ChileOlive testimoniano infatti di come nell'ultimo quinquennio la produzione sia cresciuta in modo esponenziale, permettendo a tutto il comparto di rivolgere la propria attenzione anche ai mercati esteri, circa il 20% della produzione nazionale, infatti, è destinata all’export. Il Paese di riferimento restano gli Stati Uniti ma anche la Spagna e il Brasile sono degli importanti sbocchi.

L’olivicoltura si sta dunque sviluppando. Merito dei terreni vocati e della importante dimensione media aziendale che consente imponenti investimenti e, al contempo, di ridurre i costi, grazie anche a una spinta meccanizzazione dell’intera filiera. La notevole riduzione della manodopera soprattutto per la raccolta delle olive, che incide per oltre il 50% sul costo di produzione, consente infatti di ottenere oli a prezzi molto competitivi. L’approccio agronomico-organizzativo è votato alla ricerca della qualità e si avvale di frantoi di nuova tecnologia aziendali, avvantaggiandosi così di una filiera di produzione chiusa che permette il controllo dell’intero processo produttivo.

I cileni prestano poi una particolare attenzione nel farsi conoscere al mondo e anche l’Italia non è rimasta insensibile al fascino di questi oli dai piacevoli profumi e dal prelibato sapore, affermandosi al quarto posto tra le nazioni che importano extravergine cileno. Ma tutto quest’olio viene venduto con marchi cileni o viene venduto all’ingrosso per possibili blend, in particolare per rinfrescare il nostro prodotto nel periodo estivo? Ricordiamo infatti che gli oli cileni vengono lavorati e prodotti nella stagione opposta a quella italiana.
Una selezione delle migliori etichette del Paese Sudamericano è stata anche presente al Sol di Verona, dover quindi abbiamo avuto modo di testarne le proprietà organolettiche. Si trattava di oli ottenuti da varietà, per noi europei, autoctone come il Frantoio, la Nocellara del Belice o l’ispanica Arbequina. Extravergini classificati nella “categoria dei fruttati leggeri” ove spiccano le sensazioni olfattive del verde, di freschezza. In correlazione ai tre presentati prevale la sensazione dell’erba, del floreale e delle piante officinali, in una parola sola primavera. Mentre al gusto si contraddistingue il Frantoio, con un piacevole amaro e piccante, ma ancora lontano dall’aggressività tipica toscana.
Il livello qualitativo generale degli oli era alto e si è notato, con piacevole sorpresa, il netto miglioramento compiuto dagli extravergini cileni.

Paesi che presentano grandi aree olivetate e condizioni climatiche in generali simili alle nostre spiegano i successi degli oli esteri, oli che diventano sempre più competitivi. Possibile timore per il mercato del Made in Italy? Non preoccupiamoci troppo, il cammino è sempre molto lungo prima di arrivare ai nostri vertici.
E se da una parte è vero che l’olio cileno approda sui nostri mercati proprio quando il nostro inizia ad invecchiare, riducendo così le caratteristiche organolettiche qualitative, è anche vero il contrario. Ed è proprio in questo periodo, l’autunno-inverno, a noi più propizio, per la qualità e quantità di prodotto, che è necessario intensificare le vendite. Per competere con gli altri Paesi assumono un ruolo determinante il marketing, la divulgazione e comunicazione dei nostri prodotti di qualità. Il che significa che gli amanti dell'extravergine fresco di spremitura hanno la possibilità di alternare sulle loro tavole etichette italiane a etichette cilene secondo stagione.

Tuttavia gli extravergini cileni possono destare preoccupazione per la conquista dei nuovi mercati, ove può prevalere un olio da un fruttato gradevole ad un costo più contenuto. Questo significa che i produttori italiani dovranno puntare ad un mercato di nicchia che favorisca alti livelli qualitativi. Non dimentichiamoci che Italia ha una storia, una tradizione olivicola ed un ampio patrimonio varietale autoctono che unito al progresso tecnologico dell’elaiotenica ha consentito di ottenere dei risultati sorprendenti. Merito forse al binomio tra la migliore produzione oleicola e tipicità degli extravergini, con particolare riferimento alla loro origine geografica.
Tutto questo non deve essere che uno stimolo per puntare sempre ad un prodotto di qualità e ove possibile riconosciuto grazie alle denominazioni e indicazioni di origine protetta Dop e Igp a garanzia e tutela.

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