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Gli olivicoltori spagnoli non sostengono la svolta green e biologica

La percentuale di oliveti biologici rispetto al totale è la più bassa se comparata ad altre colture. Per raggiungere gli obietti dell'Unione europea, la Spagna dovrebbe triplicare la superficie olivicola in regime organico

13 luglio 2020 | C. S.

Difficile con 209 mila ettari nel 2019 e un tasso di incremento del 5% scarso raggiungere l'obiettivo fissato dall'Unione europea che vorrebbe che il 25% dell'agricoltura del Vecchio Continente si trasformi in biologica entro il 2030. Infatti, in un decennio, la superficie olivicola organica iberica dovrebbe triplicare, a oltre 600 mila ettari.

Il mondo olivicolo spagnolo appare invece molto restio alla conversione, vista la modesta crescita delle superfici olivicole biologiche, nonostante i tassi di crescita a due cifre dei prodotti bio, compreso l'olio extra vergine di oliva, nei supermercati.

Se gli olivicoltori sono tradizionalisti, questo non vale per i frantoi. Nel 2019, il numero di frantoi in grado di certificare l'olio extravergine di oliva come biologico ha superato i 1.000, con 456 solo in Andalusia, 166 in Castiglia-La Mancia e 115 in Catalogna. Il potenziale produttivo dei frantoi in grado di lavorare olive biologiche è molto superiore al numero di ettari di oliveti certificati.

Dei 209 mila ettari olivetati bio in Spagna l'Andalusia ne ha 79.760 ettari, solo il 5,3% del totale; nel caso della Castiglia-La Mancia, sono 71.755 ettari, che rappresentano il 19,4% del totale. Da parte sua, in Estremadura ci sono 29.140 ettari di oliveti dichiarati biologici, che rappresentano l'11,47% del totale.

La media degli oliveti biologici rispetto alla superficie totale degli oliveti è inferiore alla media dei terreni biologici rispetto alla superficie agricola utile totale in Spagna, che si è attestata in media al 9,3% nel 2019, contro il 7,6% dell'olivicoltura.

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