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La macchia indelebile sul Consiglio oleicolo internazionale e i suoi vertici

Si allarga a macchia d'olio lo scandalo internazionale che ha portato alla rielezione di Abdellatif Ghedira e Jamie Lillo a direttore esecutivo e direttore aggiunto dell'organismo internazionale. Da nuove carte si scopre che tutti sapevano e tutti hanno taciuto, per favorire l'asse Tunisia-Spagna

31 gennaio 2020 | T N

L'esclusione di Israele dal Consiglio dei Paesi membri che ha portato alla rielezione del tunisino Abdellatif Ghedira a direttore esecutivo e dello spagnolo Jamie Lillo a direttore aggiunto del Consiglio oleicolo internazionale (Coi) non è stata casuale ma l'ultimo atto di un piano ardito per impossessarsi, da parte dell'asse tunisino-iberico, dell'organismo dell'Onu che scrive le regole sull'olio d'oliva.

Uno dei pretesti utilizzati dal Comitato di verifica dei poteri del Coi, presieduto dallo spagnolo Miguel Garcia Navarro in rappresentanza dell'Unione europea, è che la lettera di accredito per Ignazio Castellucci sia arrivata troppo tardi.

In realtà sappiamo che la lettera era arrivata nei tempi previsti e che il direttore esecutivo ne era a conoscenza fin dalla primissima mattina del 21 giugno, il giorno del Consiglio e prima che il comitato la invalidasse sulla base di presunte irregolarità.

Anche altri alti funzionari del Coi, almeno uno dei quali presente al comitato accrediti, erano parimenti informati.

Negli stessi minuti a Ignazio Castellucci, rappresentante di Israele, fu impedito, da parte di impiegati del Coi, di entrare nella sala del Consiglio, trattamento che non fu riservato invece ai rappresentanti di altri paesi membri.

Allo stesso modo, in base ai documenti esaminati, sappiamo che Ghedira fu informato delle proteste dell'Ambasciata di Israele a Madrid per il trattamento riservato a Castellucci, che veniva chiaramente indicato come il rappresentante di Israele. Reiterati messaggi che sono stati però ignorati dal direttore esecutivo.

Al contrario di quanto affermato dai vertici del Coi, quindi, vi sono prove del coinvolgimento del segretariato del Coi e del suo direttore nei fatti che hanno portato all'esclusione di Israele dalla sessione.

Non basta.

Vi è il serio sospetto che, per agevolare la rielezione, siano anche state prodotte carte false grazie al supporto di funzionari del segretariato del Coi.

Con l'esclusione di Israele, infatti, sarebbe venuto a mancare il numero legale perchè il Consiglio potesse assumere decisioni. Ecco allora spuntare della corrispondenza, tra Madrid e Marrakesh, per “favorire” l'accredito del Montenegro.

Quando i lavori del comitato accrediti erano ormai formalmente chiusi e quindi i documenti ufficiali erano stati depositati, dal segretariato esecutivo in Spagna giungeva, ai funzionari in Marocco, su loro richiesta, il fac simile di una lettera di delega ad uso del Montenegro. Il 21 giugno, secondo quanto risulta dagli atti, il Montenegro, non presente a Marrakesh, delegò l'Unione europea a rappresentarlo.

Molte ombre, anche molte più di quelle che sospettavamo si addensano sui fatti e sulle procedure utilizzati per la sessione Coi di Marrakesh.

Possiamo allora pensare che sia solo una coincidenza il fatto che ad appena un mese dai fatti descritti, il rappresentante dell'Unione europea al Coi, dirigente della direzione generale agricoltura di Bruxelles, nonché presidente del comitato accrediti a Marrakesh, lo spagnolo Miguel Garcia Navarro, si è dimesso improvvisamente dagli incarichi.

Le coincidenze e le stranezze abbondano in un'elezione che sta portando il mondo dell'olio di oliva verso altri lidi rispetto a quelli auspicati dall'Italia, basati su qualità, tracciabilità e biodiversità.

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