Mondo
L'alleanza tra Interprofessione spagnola dell'olio d'oliva e North American Olive Oil Association
Già noto l'asse tra Stati Uniti e Australia, ora iniziano le prove di dialogo tra il mondo oleario spagnolo e quello americano. Le basi per una possibile intesa a Chicago, durante l'annuale Olive Oil Conference
24 luglio 2017 | T N
La riunione annuale della North American Olive Oil Association si è svolta a Chicago dal 18 al 20 luglio scorso.
Molti i temi affrontati durante le sessioni dei lavori, dal mercato on line, ovvero il commercio elettronico, all'impatto delle private label, fino alla creazione di sistemi di oleoteche in franchising.
Giornate di lavoro in cui non sono mancate neanche le discussioni sulle possibilità di crescita del mercato, a partire dall'uso cosmetico degli oli, fino alle opportunità per piccole e grandi imprese.
Oltre agli interessanti approfondimenti tematici, con Marco Scanu, consulente di Monini Spa, unico italiano presente durante la conferenza, si sono sperimentate nuove alleanze, come quella tra l'Interprofessione dell'olio di oliva iberica e la North American Olive Oil Association.
L'associazione che riunisce sotto un unico tetto quasi tutte le controllate americane di industrie olearie europee, tra cui Deoleo, Sovena, Borges ma anche Colavita, Coricelli, Salov e Isnardi, ha già un saldo asse con l'Australia e in particolare con l'associazione Savantes, presente col suo fondatore Simon Field.
Interessante il fatto che proprio Simon Field ha concentrato tutto il suo intervento sul binomio olio-salute, come formula per combattere la tendenza al ribasso dei prezzi dell'olio d'oliva e come elemento chiave per rassicurare i consumatori, dopo i vari scandali che si sono susseguiti negli ultimi anni. Ma quale olio per soddisfare i mercati internazionali? Simon Field ha fatto degustare oli di Arbequina, Picual e Koroneiki, ottenuti in diverse parti del mondo, facendo notare come si tratti di varietà molto promettenti, che danno risultati molto interessanti in ogni parte del globo. E' quindi su questa triade, a cui va aggiunta probabilmente l'Arbosana, che l'industria olearia mondiale vuole giocare la sua partita, offrendo un olio dal profilo standard, riproducibile identico o quasi ai quattro angoli della Terra.
E' in questo scenario, con tra delle quattro varietà globali che sono iberiche, che si possono creare le premesse per un'alleanza tra l'Interprofessione dell'olio di oliva spagnolo e la North American Olive Oil Association.
La Spagna, infatti, rappresenta e rappresenterà il maggior produttore mondiale, con proprio Arbequina e Picual che sono le varietà più rappresentative, con tutto l'interesse a che si venga a creare uno Spain style che si contrapponga all'Italian style che ha contraddistinto lo scenario internazionale negli ultimi cinquant'anni.
A far comprendere la strategia tentacolare iberica è stata Soledad Serrano, presidente della QvExtra! Internazional, che ha fatto ben comprendere come i concorsi internazionali sono fondamentali come mezzo di promozione, quindi facendo presagire, per il futuro, una sempre più massiccia presenza di spagnoli nei concorsi internazionali o meglio, ai concorsi che si atterranno a standard di qualità (decisi dalla Spagna?).
In fondo è grazie a questa strategia che la Spagna, che fino a vent'anni fa esportava negli States solo 18 mila tonnellate di olio di oliva, è riuscita nel 2016 ad arrivare a 130 mila tonnellate, ovvero il 41% del mercato americano.
La Conferenza di Chicago è stata sponsorizzata proprio dall'Interprofessione dell'olio di oliva spagnolo, da Deoleo North America (Bertolli), Filippo Berio, JCS Tradecom (Zoe) e Sovena Usa.
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