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Sarà Deoleo a creare il sistema di tracciabilità dell'olio d'oliva Made in Spain

Se l'olio è una commodity la colpa è tutta della Grande Distribuzione, ha affermato la presidente del gruppo anglo-iberico Rosalía Portela. Deoleo bolla nuovamente come “soggettivo” il panel test e si pone come capofila di una progetto di qualità dell'extra vergine iberico

03 marzo 2017 | T N

I conti di Deoleo traballano di nuovo, come nel 2014/15 quando i prezzi all'origine dell'olio schizzarono alle stelle, e come allora il gruppo anglo-iberico si difende, accusando. Lo fa durante la presentazione del bilancio annuale, chiusosi con una perdita di 179 milioni di euro.

Sul banco degli imputati è finita la Grande Distribuzione accusata di vendere l'extra vergine sottocosto e di fare dell'olio d'oliva solo un acchiappa-clienti. Non è la prima volta che Deoleo si scaglia contro la politica del prodotto civetta. E' la prima volta che lo fa utilizzando dei numeri, ovvero affermando che il 68% del mercato iberico dell'olio di oliva è in mano ai private label contro il 25% dell'Italia. Visto che anche in Italia l'olio è utilizzato come prodotto civetta (il 70% almeno dell'extra vergine è venduto in offerta) è chiaro che il problema non è il sottocosto ma il fatto che le offerte promozionali, in Spagna, vengano fatte con private label e non con i marchi Carbonell, Carapelli e Bertolli.

La presidente del gruppo anglo-iberico afferma poi che l'olio extra vergine di oliva è diventato una commodity per colpa della politica commerciale adottata dalla Grande Distribuzione, quando invece è noto che la Spagna, come sistema Paese, ha varato trent'anni fa una politica di incremento produttivo e di gestione della filiera che ha teso a far diventare l'olio d'oliva un prodotto agricolo standard. E' in Spagna che, con l'appoggio pubblico, è nato vent'anni fa Mfao, ovvero il mercato dei futures dell'olio d'oliva, ispirandosi dichiaratamente alle grandi borse mondiali delle derrate agricole, come quella di Chicago.

Il sistema, ormai è chiaro, non regge più. Neanche le fusioni-acquisizioni riescono a creare quella solidità commercial-finanziaria che può far veleggiare l'industria olearia in un mare calmo e pieno di profitti.

La ricetta proposta da Deoleo, ovvero dalla presidente Rosalía Portela e dal consigliere delegato Pierluigi Tosato, è un nuovo attacco al panel test, considerato eccessivamente soggettivo. Nessun accenno al fatto che è stato proprio il panel test il metodo analitico ad aver causato molti grattacapi a Deoleo, sui marchi Carapelli e Bertolli soprattutto, per le molte inchieste giornalistiche e giudiziarie che si sono susseguite negli anni.

Il dato più interessante, però, è che Deoleo ha annunciato di aver avviato una trattativa con il governo spagnolo per varare un sistema di tracciabilità nazionale dell'olio iberico. E' la prima volta che, scavalcando il mondo associazionistico, è un'industria alimentare a proporsi come interlocutore diretto dell'autorità governativa per la valorizzazione della produzione nazionale.

A far la politica di settore, quindi, non sono più olivicoltori e frantoiani ma chi detiene le quote di mercato (10,4% del mercato mondiale con Carbonell, Carapelli e Bertolli).

La globalizzazione olivicolo-olearia è servita.

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