Mondo
Il TTIP è morto. Anzi no, potrebbe presto resuscitare
La notizia della sospensione dei negoziati, data dal vice cancelliere tedesco e ministro dell’economia, Sigmar Gabriel, ha sorpreso molti. Dopo i delicati passaggi politici delle prossime settimane e dei prossimi mesi i round potrebbero riprendere e persino subire un'imprevista accelerazione
02 settembre 2016 | T N
Nel corso di un'intervista a una delle principali emittenti tedesche, la Zdf, il vice cancelliere tedesco e ministro dell’economia, Sigmar Gabriel, ha sorpreso molti, annunciando il fallimento dei negoziati sul TTIP, ovvero il Trattato di libero scambio tra Usa e Unione europea.
“Ritengo che i negoziati con gli Stati Uniti siano “de facto” falliti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente”, ha detto Gabriel, sottolineando che in 14 round di colloqui le parti non hanno trovato un’intesa su un solo capitolo dei 27 sul tavolo.
Le parole di Gabriel, che ha detto che l'Europa non si piegherà supinamente alle richieste americane, non vanno però lette come una rottura.
A stretto giro il ministro del Commercio francese, Matthias Fekl, che dopo aver affermato che per il progetto "non c'è più il sostegno politico della Francia", ha annunciato che Parigi chiederà lo stop dei negoziati già al prossimo Summit previsto per il 16 settembre a Bratislava.
Uno stop, non una rottura. Infatti il ministro degli esteri francese, Jean-Marc Ayrault, ha in parte corretto il collega di governo, dichiarando che “la Francia non è contro il libero scambio, ma pone le sue condizioni.”
Non è un caso che la Commissione europea, dopo le parole di Gabriel, si sia affrettata a smentire l'ipotesi di un fallimento, sostenendo che, semplicemente, non ci saranno ulteriori round negoziali nelle prossime settimane.
In Italia l'unico a esporsi è stato il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda: "sarebbe in ogni caso estremamente difficile trovare una ragione che giustifichi l'interruzione delle trattative con il nostro principale partner economico e politico dopo appena due anni e mezzo di negoziato, quando per chiudere un accordo meno ambizioso con il Canada ce ne sono voluti ben 6. Ed è evidente che se ciò accadesse l'Europa non avrebbe più alcuna credibilità per condurre un qualsivoglia negoziato commerciale".
Calenda ha inoltre spiegato che il Consiglio europeo ha dato all'unanimità alla Commissione il compito di negoziare, per cui è l'esecutivo di Bruxelles a condurre i negoziati, non il Consiglio. Il Consiglio, il Parlamento Europeo e le Assemblee Parlamentari nazionali saranno chiamati, poi, ad approvarne gli esiti.
Il rebus del TTIP è dunque ancora aperto, anzi apertissimo, comprese le questioni molto delicate in tema di sicurezza alimentare, riconoscimento di standard e controlli sul cibo, riconoscimento delle tutele per le denominazioni di origine.
Le ragioni che hanno portato al rallentamento, se non al congelamento, dei negoziati sono tutte politiche.
Barack Obama aveva puntato tutto sull'annuncio dell'accordo entro fine luglio ma le posizioni negoziali sono apparse troppo distanti per giungere alla firma.
Le posizioni politiche del prossimo Presidente degli Stati Uniti saranno dunque determinanti sul proseguo dei negoziati e le posizioni tra i due candidati, Trump e Clinton, sono assai diversificate. Era quindi inutile proseguire il dialogo “al buio”.
Stessa situazione in Europa. Nella primavera 2017 ci saranno le elezioni politiche in Francia e Germania. In Francia anche quelle presidenziali. Il quadro politico è quindi incerto, tanto più dopo la Brexit, e alla luce anche di quanto accadrà in altri paesi europei. All'inizio di ottobre vi sarà l'elezione del nuovo Presidente austriaco. A fine novembre il referendum sulla Costituzione italiana. Prima della fine dell'anno, forse, nuove elezioni politiche in Spagna.
Il TTIP, con tutto il suo carico di potenzialità e incertezze, non è morto. E' stato messo solo in un cassetto in attesa di momenti migliori.
Potrebbero interessarti
Mondo
L'olio Igp Jaen contro la speculazione sui prezzi dell'extravergine
L’organismo di tutela denuncia la diffusione di previsioni eccessivamente ottimistiche sulla disponibilità di olio e invita alla prudenza. Produzione sotto osservazione, domanda solida e costi in aumento per gli olivicoltori
04 giugno 2026 | 15:00
Mondo
Export da record di olio di oliva dal Marocco verso la Spagna
Nel primo bimestre del 2026 le importazioni iberiche da Rabat sono balzate da 55 a 3.000 tonnellate. Il Regno di Mohamed VI diventa il quarto fornitore di Madrid, approfittando dei prezzi competitivi e delle agevolazioni Ue
04 giugno 2026 | 10:00
Mondo
Aiuti straordinari per la Spagna olivicola: stanziato oltre un miliardo di euro
Il Ministero dell'Agricoltura, della Pesca e dell'Alimentazione spagnolo avvia i pagamenti previsti dal Regio Decreto-legge 5/2026 per i danni causati dal treno di burrasche tra gennaio e febbraio. Pubblicato l’elenco dei primi beneficiari, con l’obiettivo di garantire celerità e certezza giuridica
03 giugno 2026 | 12:00
Mondo
Export di olio d’oliva tunisino in forte crescita: l’Italia si conferma seconda cliente mondiale
Nella campagna 2025-2026 le esportazioni tunisine di olio d’oliva volano a +63,9% in volume e +49,2% in valore. L’Italia assorbe il 19,6% del totale e diventa primo importatore per il bio. Resta critica la bassa incidenza del confezionato
03 giugno 2026 | 10:00
Mondo
Oleolovers: Jaén punta tutto sul “mare di ulivi” per il turismo
La provincia andalusa lancia un progetto da 170 esperienze immersive finanziato con 4,5 milioni di euro dai fondi Next Generation EU. Oltre 250 imprese coinvolte per attrarre visitatori da tutta Europa
02 giugno 2026 | 11:00
Mondo
I nuovi padroni dell'olivicoltura mondiale: SDG Farmland
Van Lanschot Kempen amplia la piattaforma Rio de Azeite con un nuovo oliveto irrigato in Portogallo: 400 ettari nella regione di Alqueva per rafforzare la produzione sostenibile di olio extra vergine di oliva
01 giugno 2026 | 11:00