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E' l'ora della disperazione in Spagna per non aver venduto in tempo l'olio d'oliva
Aproliva Jaén, associazione dei produttori di olio d'oliva della regione oleicola più produttiva al mondo, bacchetta chi ha le cisterne piene. Non c'è da sperare in alcun rimbalzo del prezzo. Da febbraio-mazo, anzi, la quotazione è scesa di 30 centesimi al chilo
23 maggio 2016 | T N
I mercati dell'olio d'oliva mondiale ed è ormai noto che quel che avviene a Jaen avrà un riflesso anche a Bari e a Creta.
In Spagna sono cominciate le grandi manovre per vendere le cisterne e smaltire le scorte ancora in essere, per avere gli stoccaggi vuoti sperando in una buona annata. A dare il via a questo percorso qualche operazione a Siviglia, secondo Aproliva Jaen che bacchetta i suoi soci.
L'organizzazione dei produttori di olio d'oliva fa notare che, a fronte di un tendenziale immobilismo degli imbottigliatori, il prezzo è destinato a scendere. Ormai il mercato si è posizionato su una china di discesa delle quotazioni.
Il problema principale rilevato da Aproliva Jaen riguarda le cooperative che hanno preferito non vendere l'olio in loro possesso, sperando in una aumento delle quotazioni. In particolare quando l'olio lampante era di circa 3 euro/kg si è voluto scommettere su un rilazo dei prezzi, o almeno in una previsione di un mantenimento di tali quotazioni fino all'estate.
Così non è visto che in febbraio-marzo il prezzo dell'olio lampante era di circa 3 euro/kg mentre oggi è sceso di circa 30 centesimi, con la spada di Damocle di un buon raccolto per il prossimo anno e nessuna speranza di un rialzo delle quotazioni.
Il grande errore delle cooperative, secondo Aproliva Jaen, è stato di voler commercializzare tutto l'olio a loro disposizione alle migliori condizioni, ovvero al prezzo più alto, per ottenere un'interessante media annuale. Una strategia saggia, invece, sarebbe di cercare di vendere ogni mese un'aliquota delle giacenza, al miglior prezzo mensile, così riducendo i rischi connessi a rialzi o abbassamenti speculativi dei prezzi.
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