Mondo
Quella voglia di conoscere l'olio extra vergine d'oliva, dalla Norvegia a Taiwan
Un viaggio intorno al mondo dei migliori oli extra vergini di oliva selezionati da Terred'Olio. Si percepisce ovunque un forte desiderio di sapere, si avverte una voglia smisurata di riuscire a capire cosa rende un olio davvero gustoso e dal valore nutraceutico
25 settembre 2015 | Fausto Borella
Sono trascorsi quasi tre anni dalla prima consegna del premio "Corona Maestrod’olio” inserito all’interno del libro guida Terred’Olio, un riconoscimento verso produttori di olio extravergine di assoluta bontà. Nonostante la scorsa annata sia stata decisamente infausta (ne abbiamo sentito parlare più e più volte), molte realtà olivicole – dal Trentino fino alla Sicilia – hanno presentato quello che hanno potuto, i loro migliori oli e le più interessanti monocultivar della propria produzione. Ne hanno fatta di strada questi oli. E ancora ne faranno. Nel senso letterale, intendo.
Buyer, associazioni di cuochi e catene alberghiere estere sono sempre più aperti alla conoscenza dell’olio extravergine di eccellenza, stimolati dalla curiosità verso un mondo che per molti – sempre troppi purtroppo – risulta essere ancora sconosciuto. Tutto questo ha portato a un aumento del numero di manifestazioni e workshop legati al settore olivicolo. E non solo in Italia.
Grazie all’impegno quotidiano e costante nei rapporti con l’estero da parte dei relatori dell’Accademia Maestrod’olio, nelle prossime settimane oli pregiati e selezionati verranno presentati nella loro completezza dal Bahrain alle montagne della Francia, dalla Scandinavia all’Estremo Oriente. Ecco allora che, dopo tanta fatica e precisione nel lavoro svolto dai produttori per estrarre il succo d’oliva di eccellenza, tanti, tantissimi Paesi hanno registrato un incremento della domanda di un prodotto che è al di sopra – qualitativamente parlando – dei soliti oli da scaffale che – adesso possiamo dirlo alzando anche un po’ di più la voce – iniziano a farci vergognare e non rappresentano più la nostra amata Italia.
Si percepisce un forte desiderio di conoscere, si avverte una voglia smisurata di riuscire a capire cosa rende un olio davvero gustoso e dal valore nutraceutico, di riuscire a riconoscere un olio buono da uno cattivo, così da essere in grado di scegliere. E questo attraverso degustazioni guidate con chef e sommelier o grazie all’organizzazione di corsi di degustazione tecnica. Proprio nei prossimi due mesi ci saranno degli eventi del genere: in Norvegia prima, a Taiwan poi.
Finalmente notizie rincuoranti per tutti quegli olivicoltori che da anni, nonostante un bilancio raramente in attivo, creano oli extravergine di un altissimo livello, attraverso i quali presentano non solo la loro terra, ma anche la storia e le tradizioni. Va da sé che il turismo enogastronomico sarebbe la spinta naturale – e diciamolo – fondamentale per la nostra economia. Cosa c’è di meglio di far conoscere al mondo intero ciò che ci riesce con migliori risultati? Il bello, il buono. L’arte, la cultura, il buon cibo, il buon vino. Il tutto racchiuso in tre parole: Made in Italy.
Manca poco ormai alla nuova produzione olivicola. Siamo tutti pronti ad assaporare oli nuovi che saranno i prossimi biglietti da visita delle realtà olivicole del nostro territorio. Non mi resta che augurare Buon Olio a tutti!
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