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Come ti frego gli artigiani del cibo. Da Francia e Italia due storie che fanno riflettere

Denunciate all'Antitrust dall'Unione Nazionale Consumatori per le Amica Chips, Ica Foods e Pata Spa. Aperta l'indagine per termini come “fatte a mano”, “cotte a mano”, “artigianali”. Intanto la Francia vara il marchio “fait maison” ma il critico culinario di Le Monde, JP Gené, denuncia: “le lobby dell'agroalimentare hanno avuto la meglio.”

25 luglio 2014 | T N

Gli artigiani del cibo si stanno timidamente, forse troppo timidamente, affacciando sulla scena e sul mercato.

I grandi gruppi e i grandi marchi, per loro vocazione inclusivi, non possono permettere che si creino mercati paralleri a quelli da loro dominati. Mercati dove non ci possono mettere lo zampino. Sarebbe stato quindi utopico pensare che non avrebbero reagito di fronte alla minaccia di una nuova figura emergente, quella degli artigiani del cibo, e di un nuovo prodotto-mercato, quello artigiano, che potrebbe attirare su di sé consensi e fatturato.

Si stanno quindi cominciando a vedere in Italia i primi spot pubblicitari che cercano di fare il verso all'artigianalità. Ma nella società moderna è più importante apparire, meglio sembrare, che essere. Ecco perchè l'Antitrust ha deciso, su segnalazione dell'Unione Nazionale Consumatori, di vederci chiaro su definizioni tipo: “fatte a mano”, “cotte a mano”, “artigianali” per le patatine in busta.

Secondo l'Unione Nazionale Consumatori le aziende promuovono le chips puntando sull’artigianalità, la minore presenza di grassi, vantando l’uso di ingredienti di prima qualità, con una veste grafica accattivante che richiama la tradizione: sulle confezioni di Amica Chips (prodotti denominati ‘Eldorada’ e ‘Alfredo’s’) e Ica Foods (‘Le Contadine fatte a mano’), ad esempio, si legge rispettivamente che le patatine sono ‘cotte a mano’ e ‘fatte a mano’, mentre su quelle prodotte da Pata S.p.A. si trova la dicitura ‘patatina artigianale’ persino nel nome del prodotto (appunto ‘Patatina artigianale’).

“Abbiamo segnalato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato alcuni operatori colpevoli, secondo le nostre indagini, di aver lanciato una comunicazione commerciale poco veritiera – ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori - così tradendo le aspettative dei consumatori. L’apertura del procedimento da parte dell’Antitrust conferma i nostri sospetti”.

Ci auguriamo che, per istruire la pratica, servano meno dei due anni fin qui impiegati per districare la matassa “Bassa Acidità” sulle bottiglie dell'olio extra vergine d'oliva.

Segnale meno incoraggiante, invece, dalla Francia che ha varato il nuovo marchio “fait maison”, fatto in casa, per migliorare l'informazione al consumatore su quello che mangia quando mangia fuori casa, ma anche per dare una forma di riconoscimento a quei ristoratori che evitano l'utilizzo di semilavorati.

Tra gli addetti ai lavori e tra le associazioni dei consumatori, numerose voci si sono levate per sottolinearne le carenze, in particolare sul fronte del controllo delle materie prime. Nei piatti con bollino “fait maison” possono infatti essere utilizzati anche ingredienti già parzialmente trattati, come verdure già tagliate, frutta secca sgusciata, carne disossata, e soprattutto prodotti conservati sottovuoto, sotto sale, congelati o surgelati.

Una modifica rispetto alla proposta di legge originale del governo, introdotta durante il dibattito parlamentare, che secondo alcuni è stata introdotta per placare le preoccupazioni dei giganti dell'industria agroalimentare, settore tra i più proficui dell'economia transalpina.

"Scoprendo il testo del decreto - spiega JP Gené, critico culinario di Le Monde - ho capito che i giochi erano fatti, e che le lobby dell'agroalimentare avevano avuto la meglio: tutti i prodotti grezzi congelati potranno finire in un piatto 'fatto in casa'".

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