Mondo
Un solco tracciato per il futuro. L'influenza di Benedetto XVI sull'agricoltura mondiale
Pur con messaggi talvolta contraddittori, la Chiesa Cattolica è tornata a porre al centro delle sue riflessioni e meditazioni la ruralità perchè è “risorsa indispensabile per il futuro”. Si ricuce così un filo del dialogo che pareva quasi interrotto. Questo interesse fa bene al settore primario?
16 febbraio 2013 | Alberto Grimelli
E' da molti anni che la Chiesa Cattolica non si è interessata all'agricoltura così intensamente come nell'ultimo quinquennio del papato di Benedetto XVI.
Dal 2009 a oggi si sono moltiplicati appelli, discorsi e interventi da parte del Pontefice ma anche da parte di illustri cardinali e rappresentanti di autorevoli istituzioni ecclesiastiche. Posizioni sempre misurate ma non sempre coincidenti, con contraddizioni evidenti che non devono sorprendere ma semmai sono un invito alla riflessione.
Che si sia credenti o meno, occorre riconoscere che la Chiesa Cattolica, con i suoi intellettuali, che abbiano vestito o meno l'abito talare, hanno influenzato molto lo sviluppo in campo agricolo. Vi sono numerosi esempi di trattati agricoli, con forti connotati innovativi, scritti da sacerdoti, per non parlare del contributo che i monasteri diedero in età medioevale nella conservazione di specie e di tradizioni rurali. La produzione letteraria è stata prolifica fino ai primi del 1900, poi la Chiesa Cattolica ha preferito che fossero i laici a occuparsi della materia agricola, con la nascita, in Italia, di Coldiretti e l'impegno di Paolo Bonomi che la fondò nel 1944.
Con l'avvento al Pontificato di Benedetto XVI la Chiesa Cattolica è tornata a occuparsi direttamente di agricoltura, ai massimi livelli. Non solo discorsi e interventi di Sua Santità ma anche il Pontificio Consiglio Justitia et Pax e la Pontificia Accademia delle Scienze.
All'indomani dell'abdicazione di Benedetto XVI è lecito chiedersi se questo interessamento, così insistito e attento, è stato frutto di una precisa scelta del Papa oppure se sia tutta la Chiesa Cattolica a sentire la necessità di avvicinarsi al settore primario, ritenendolo strategico nei nuovi e futuri equilibri mondiali. Una domanda a cui è difficile dare una risposta. Quel che è certo è che Benedetto XVI ha dato un proprio importante e fattivo contributo, non solo con le parole. Quando si tratta di Chiesa Cattolica, certe scelte non sono mai frutto del fato, così non può essere stata casuale la proclamazione a santo di Giovanni Battista Piamarta da parte del Papa lo scorso 21 ottobre, un parroco che diede origine, con padre Giovanni Bonsignori, alla Colonia Agricola di Remedello (BS), con lo scopo di ridare vitalità e dignità all'agricoltura.
Un gesto di attenzione che segue le parole pronunciate, solo pochi giorni prima, alla Fao. La Chiesa "ha da sempre sostenuto il modello delle cooperative" anche in agricoltura, in quanto esse danno la "dovuta priorità" alla dimensione umana del lavoro e offre "una visione alternativa a quella determinata da misure interne e internazionali che sembrano avere come unico obiettivo il profitto, la difesa dei mercati, l'uso non alimentare dei prodotti agricoli, l'introduzione di nuove tecniche di produzione senza la necessaria precauzione". Questo uno stralcio del messaggio di Benedetto XVI che ha così continuato: "non si tratta solo di dare sostegno alle cooperative quali espressione di una diversa forma di organizzazione economica e sociale, ma di considerarle un vero strumento dell'azione internazionale. L'esperienza realizzata in tanti Paesi mostra, infatti, che le cooperative, oltre a dare impulso al lavoro agricolo sono un modo per consentire agli agricoltori e alle popolazioni rurali di intervenire nei momenti decisionali e insieme uno strumento efficace per realizzare quello sviluppo integrale di cui la persona è fondamento e fine.”
Un problema, quello del legame tra società, agricoltura e ambiente, già affrontato nel 2009 nell'Enciclica Caritas in veritate: “il degrado della natura è… strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana: quando l'”ecologia umana” è rispettata dentro la società, anche l'ecologia ambientale ne trae beneficio”.
E' da queste meditazioni che scaturisce quanto espresso all'Angelus del 14 novembre 2010: “il processo di industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore agricolo, che, pur traendo a sua volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso di importanza, con notevoli conseguenze anche sul piano culturale. Mi pare il momento per un richiamo a rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro.”
L’agricoltura tesa al bene comune, ha ricordato il Pontefice, può portare alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico globale: “occorre puntare, allora, in modo veramente concertato, su un nuovo equilibro tra agricoltura, industria e servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno manchino il pane e il lavoro, e l’aria, l’acqua e le altre risorse primarie siano preservate come beni universali (ndr Enc. Caritas in veritate, 27).”
Il lavoro agricolo, ha quindi affermato il Papa, deve fondarsi su principi etici e su corretti stili di vita: “è fondamentale per questo coltivare e diffondere una chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide più complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro”.
Una relazione, quella tra moralità e economia rurale che il Papa ha voluto ricordare anche nell'estate 2012, in occasione dell'incontro con i dirigenti Coldiretti: “la perdurante crisi economico-finanziaria, con le conseguenti incognite, pone gli imprenditori agricoli di fronte a sfide inedite e certamente difficili, da affrontare alla luce del Magistero sociale della Chiesa, coltivando un rinnovato e profondo senso di responsabilità e di condivisione. Considerando poi che alla base dell'attuale difficoltà economica vi è una crisi morale, bisogna adoprarsi, con sollecitudine, affinché le istanze etiche mantengano il primato su ogni altra esigenza. Occorre, infatti, portare il rimedio là dove è la radice della crisi, favorendo la riscoperta di quei valori dai quali poi scaturiscono le idee, i progetti e le attività. Dobbiamo assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario di questo mondo, che ha bisogno di un profondo cambiamento culturale e di ritrovare quei princîpi fondamentali sui quali costruire un futuro migliore.”
A fronte di questa linea di indirizzo ben precisa, però, le istituzioni ecclesiastiche non sempre si sono trovate concordi nell'interpretarla.
Il caso più eclatante è la contraddizione emersa tra Monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze e il Cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio Justitia et Pax.
Nel corso di un viaggio a Cuba, Monsignor Sorondo ha affermato che lo sviluppo di sementi transgeniche per combattere la fame è un “fatto positivo”, e può aiutare a far affermare “la giustizia tra i beni e le persone”. Frasi a cui ha risposto il Cardinale Martino, arrivando a dichiarare sull'Osservatore Romano, che non si può “nascondere che è un modo di fare più profitto”, riferendosi agli ogm. Ancor più esplicite alcune frasi nell’Instrumentum laboris, documento preparatorio del Sinodo africano: “la campagna di semina di ogm che pretende di assicurare la sicurezza alimentare, non deve far ignorare i veri problemi degli agricoltori: la mancanza di terra arabile, di acqua ed energia, di accesso al credito, di formazione agricola, di mercati locali, infrastrutture stradali, ecc”. La tecnica ogm “rischia di rovinare i piccoli coltivatori e di sopprimere le loro semine tradizionali rendendoli dipendenti dalle società produttrici di ogm”.
Che si sia credenti o meno, è impossibile ignorare l'importanza di un intervento della Chiesa Cattolica in ambito agricolo, con discussioni e dibattiti la cui eco va ben oltre la sfera agricola, coinvolgendo personalità e intellettuali che possono certamente contribuire al rilancio del settore primario e della ruralità.
L'auspicio è quindi che il nuovo Papa prosegua nel solco già tracciato da Benedetto XVI.
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Giulio P.
16 febbraio 2013 ore 17:25Vorrei fare ad Alberto Grimelli e alla redazione di Teatro Naturale i miei complimenti per questo bell'articolo. Grazie.