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Olivicoltura, l'ora della svolta: addio alle rese a tutti i costi, benvenuto all'equilibrio rigenerativo
Un nuovo volume firmato Pannelli e Alfei rilancia il "vaso policonico" e il legame indissolubile tra olivo, suolo, clima e paesaggio. La produzione non è più l'unico Dio
20 giugno 2026 | 16:00 | C. S.
Non più rincorsa forsennata ai quintali per ettaro, ma un patto nuovo tra l'uomo, la pianta e la terra. È la sfida che lancia il volume "Ripensare l'olivicoltura. Vaso policonico, biodiversità, humus e terroir" (Edagricole, 2026, pp. 480), curato da due firme storiche del settore, Giorgio Pannelli e Barbara Alfei. Il messaggio è chiaro e, per certi versi, rivoluzionario: il futuro dell'olivicoltura non si gioca solo sui rendimenti, ma su un equilibrio complesso che mette insieme produttività, sostenibilità ambientale, conservazione del suolo, gestione parsimoniosa dell'acqua, biodiversità e capacità di reagire a un clima che cambia sempre più velocemente.
Agricoltura rigenerativa in oliveto: un cambio di paradigma
Il cuore del lavoro è l'applicazione dei principi dell'agricoltura rigenerativa all'oliveto. Non si tratta di un ritorno al passato, ma di un salto in avanti che sa valorizzare al meglio ciò che esiste – gli oliveti tradizionali – e al tempo stesso progettare i nuovi impianti con una logica diversa: salvaguardare o addirittura incrementare le risorse naturali, sia nella parte aerea della pianta che nel sottosuolo.
Secondo la tesi degli autori, gli oliveti del domani dovranno essere progettati e gestiti agendo su quattro leve fondamentali:
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la biodiversità, non solo dell'olivo (con un occhio di riguardo al ricchissimo patrimonio varietale italiano) ma dell'intero agroecosistema, con nuovi modelli colturali che integrino la pianta principale con altre specie;
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la conservazione delle risorse idriche, sempre più preziose, e la tutela della fertilità del suolo, prevenendo l'erosione che in molte aree collinari e montane rappresenta un'emergenza silenziosa;
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la salvaguardia del paesaggio, inteso non come scenografia, ma come testimone concreto di una compatibilità ambientale che ha permesso all'olivicoltura di resistere ai secoli e che oggi è la sua migliore carta contro i colpi del clima impazzito.
Vaso policonico: la forma che guarda al futuro (e alla luce)
Uno dei cardini del volume è il rilancio del vaso policonico, una forma di allevamento che Pannelli e Alfei promuovono da tempo e che qui trova la sua più compiuta sistematizzazione. Ma di cosa si tratta, in pratica? Immaginate di non costruire la chioma dell'olivo come un unico grande ombrello espanso, ma come un insieme di più "coni" vegetativi indipendenti.
Dal tronco principale si dipartono generalmente tre o quattro branche primarie, ciascuna delle quali cresce a forma di cono: più larga alla base, più stretta verso l'alto. L'altezza complessiva viene mantenuta contenuta, per favorire l'illuminazione e semplificare le operazioni colturali. Il risultato è una chioma relativamente aperta, dove la luce penetra in profondità, raggiungendo ogni foglia e ogni frutto.
I vantaggi, secondo gli autori, sono numerosi e tangibili:
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migliore distribuzione della luce su tutta la superficie fogliare, con benefici sulla fotosintesi;
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produzione più regolare nel tempo, con una minore tendenza all'alternanza (il fenomeno per cui un anno si produce molto e l'anno successivo pochissimo);
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qualità delle olive superiore, grazie a una maggiore aerazione e a un microclima più sano che riduce l'incidenza di patologie fungine;
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potatura più razionale e semplificata, perché ogni cono viene gestito come un'unità a sé stante;
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piena adattabilità alla raccolta meccanica, un elemento sempre più decisivo in un settore che fatica a trovare manodopera.
Humus e terroir: il suolo come scrigno di resilienza
Ma il "vaso policonico" è solo una delle facce del progetto. Il volume dedica ampio spazio a due concetti spesso sottovalutati: l'humus e il terroir. Il primo è visto come l'elemento chiave per la resilienza degli oliveti: un terreno ricco di sostanza organica non solo nutre la pianta, ma trattiene l'acqua come una spugna, favorisce la vita microbica e sequestra carbonio, trasformando l'oliveto da problema (in termini di emissioni) a soluzione climatica.
Il secondo, il terroir, riporta al centro il legame profondo e inscindibile tra ambiente, suolo, clima, varietà e caratteristiche organolettiche dell'olio prodotto. Un olio, insomma, che non è solo un prodotto, ma la sintesi di un luogo e di una storia.
Il valore degli oliveti tradizionali
Infine, gli autori lanciano un appello alla valorizzazione degli oliveti tradizionali, quei patrimoni di forma e di biodiversità che punteggiano le nostre colline. L'ammodernamento è possibile e auspicabile, dicono Pannelli e Alfei, ma a patto di non sacrificare il valore paesaggistico e ambientale che li rende unici. Non si tratta di sostituire, ma di integrare, di innestare le nuove conoscenze su un tronco antico, per costruire un'olivicoltura che sia insieme produttiva, bella e capace di guardare lontano.
"Ripensare l'olivicoltura" non è dunque un semplice manuale tecnico, ma un vero e proprio manifesto per chi crede che il futuro dell'oro verde italiano passi attraverso un cambio di sguardo: dalla resa alla relazione, dal chilogrammo alla qualità del sistema.
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