Italia

E’ un nuovo modello di protezionismo la prossima sfida di Zaia a Bruxelles

Il confronto sui temi più caldi: ortofrutticolo, lattiero, enologico, cerealicolo e biologico. “Se gareggiamo solo sui prezzi a livello internazionale siamo perdenti” ha spiegato il Ministro

20 giugno 2009 | Monica Sommacampagna

Quali opportunità per il sistema agroalimentare italiano in prospettiva dei cambiamenti normativi destinati a ridefinire il contesto competitivo internazionale?
Questi i temi affrontati nell’incontro organizzato a Verona da Edizioni L’Informatore Agrario con Luca Zaia il 18 giugno scorso. Un forum in cui il Ministro delle Politiche agricole, stuzzicato dai giornalisti de “L’informatore agrario”, si è confrontato con imprenditori agricoli, docenti universitari ed esperti in uno stimolante dibattito che ha avuto come perno i temi più “caldi” nei settori ortofrutticolo, lattiero, enologico, cerealicolo e biologico. Al suo fianco sei rappresentanti di questi mondi: Corrado Giacomini, docente di Economia agroalimentare a Parma, per il settore ortofrutta Davide Vernocchi e Luigi Frigo, il primo vicepresidente Apo Conerpo, l’altro imprenditore, per il settore cerealicolo Marco Aurelio Pasti, Germano Pè per l’ambito lattiero e Daniele Accordini, direttore tecnico della Cantina di Negrar (Vr).



Atteggiamento liberista ma pugno di ferro in stile protezionistico a Bruxelles: questi i due volti di Zaia che ha richiesto il mantenimento dei dazi per alcuni alimenti come cipolle e riso. “Sono favorevole ad accordi bilaterali a diversi livelli ma dobbiamo difendere le nostre produzioni e rispettare tutti le stesse regole per competere su identiche basi qualitative. Se gareggiamo solo sui prezzi a livello internazionale siamo perdenti” ha spiegato il ministro. Tutela strenua delle denominazioni di origine contro i falsi e le truffe costituiscono un imprescindibile asset della sua politica. Tenendo fermi i “paletti” della qualità attestata e riconosciuta “il libero scambio nel bacino mediterraneo costituisce per noi una grande opportunità: Il Cairo è infatti un’importante porta di ingresso verso altri mercati, alcuni devono essere aiutati a crescere” ha detto Davide Vernocchi. In particolare, il vicepresidente Apo Conerpo per l’ortofrutta ha suggerito due strategie: aumentare i consumi – che in Nord Europa sono bassi – e puntare sull’export per far fronte alle eccedenze della produzione. Le prerogative dell’Italia – che nel settore ortofrutta è il primo interlocutore del mercato tedesco – sono aumentate, secondo il Ministro, grazie all’approvazione del disegno di legge che prevede l’indicazione obbligatoria dell’origine dei prodotti in etichetta. Ma tanto rimane ancora da fare. Il filo rosso di ogni focus è stata la necessità di aggregare i produttori per organizzare l’offerta e affrontare il mercato a 360°, spaziando con una strategia condivisa dal farmers’ market alla Gdo.



Nel settore lattiero, a fronte dell’attuale contrazione mondiale nei consumi e del surplus produttivo – due fattori che, combinati, hanno messo in crisi Paesi di produzione storici come Italia e Francia–, Zaia ha proposto “un sistema di formazione del prezzo del latte concertato da pochi attori come succede in Francia e Germania. Cercheremo di introdurre il principio di indicizzazione, l’Italia ha infatti un sistema arcaico come riferimento”. Sempre che le cooperative che hanno in mano una buona fetta del latte nazionale ai tavoli delle trattative cessino di litigare tra loro…

Le frontiere del vino. Aggregazione è stato anche il concetto chiave per fronteggiare il rischio di frammentazione che corrono le aziende vitivinicole italiane nell’imminenza della nuova OCM e tenendo conto dei diversi PSR. “Abbiamo molte risorse a disposizione – ha detto il Ministro. In particolare, Buonitalia dispone di 55 milioni di euro da gestire. I nostri problemi sono vendere il territorio insieme al vino e l’ulteriore ristrutturazione del vigneto-Italia”. Il Ministro ha sottolineato l’importanza di difendere la tradizione, l’identità territoriale, anche se non ha nascosto che “l’Italia, primo produttore di vino mondiale con 46 milioni di ettolitri annui, avendo tanto da comunicare, corre un forte rischio di dispersione”. E se lo zuccheraggio rappresenta una spina nel fianco per l’attuale sistema vitivinicolo, “continuo a richiedere in sede comunitaria di non omologare docg, doc e igt trasformandole in dop e igp. Abbiamo vinto la battaglia dei rosè, il nostro potere negoziale è cresciuto ma ancora non basta: dobbiamo assumere un ruolo di maggiore rilievo ai livelli più alti”.



Ogm per i cereali: pro o contro? Anche se il mondo scientifico è diviso, nonostante i cospicui investimenti che si sono effettuati in America e i riscontri positivi in ambito sperimentale menzionati da Marco Aurelio Pasti, Zaia si è dichiarato contrario. “Gli Ogm sono un tema di difficile soluzione e comunque occorrerebbero forti incentivi sulla ricerca” è stata l’opinione, condivisa da più parti, di Corrado Giacomini.

Il bio cresce. Buone le prospettive, invece, per il settore biologico nazionale: “Abbiamo in dotazione 20 milioni di euro da utilizzare entro fine anno – ha dichiarato Zaia. Siamo il quarto Paese produttore e il primo a livello europeo. Il consumatore ci sta premiando sul fronte delle preferenze negli acquisti, anche se a livello internazionale esistono problemi con alcuni Paesi del Nord che talora contestano i dati forniti da alcuni enti di certificazione”.

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