Italia

Cinque vitigni autoctoni per la Doc Abruzzo

Un omaggio a una terra di grandi vini che vuole voltare pagina dopo il dramma sismico. Oltre al Montepulciano c’è di più. Alle quattro già esistenti si aggiunge una quinta Doc dal nome "Abruzzo" che vede protagonisti vitigni pluripremiati

18 aprile 2009 | T N

E' stata presentata, in occasione del Vinitaly, una nuova Doc: Abruzzo o D’Abruzzo.

“Il territorio abruzzese – ha dichiarato l’assessore regionale Mauro Febbo – è naturalmente predisposto alla vitivinicoltura nella sua posizione tra il Mar Adriatico e i massicci del Gran Sasso d’Italia e della Majella. Grazie a questa vocazione naturale e agli studi sui vitigni e sui suoli, oggi possiamo presentare una nuova immagine della nostra enologia.”

Un ruolo importante in questo rinnovamento è giocato dai vitigni autoctoni: Monsonico, Cococciola, Malvasia, Passerina e Pecorino, vigneti che hanno dimostrato il loro valore e che saranno oggetto del disciplinare.

Si può quindi affermare che oltre al Montepulciano c’è di più.
Il Montepulciano è considerato da diversi anni uno tra i grandi vitigni a bacca rossa d'Italia.
Si hanno notizie certe sulla sua presenza in Abruzzo sin dalla metà del ‘700 ed oggi esso rappresenta più della metà della base ampelografica regionale, oltre ad essere il vitigno di riferimento della doc Montepulciano d'Abruzzo, che conta anche la tipologia Cerasuolo.

Non bisogna inoltre dimenticare il bianco Trebbiano d'Abruzzo dà origine invece all'omonima doc, altra protagonista della storia vinicola della regione.

Presente da secoli nella Valle Peligna, in provincia dell'Aquila, la viticoltura abruzzese si è sviluppata soprattutto negli ultimi 40-50 anni: è pertanto una viticoltura giovane, specializzata, molto razionale, che ha via via abbandonato le aree più difficili per ridistribuirsi in quelle più vocate della collina litoranea.

La vitivinicoltura abruzzese, che rappresenta il comparto di maggiore importanza nell'ambito della produzione agricola regionale, conta su 36 mila ettari di superficie vitata per una produzione annua di 3,8 milioni di ettolitri; la produzione di vini a denominazione di origine raggiunge il milione di ettolitri, oltre 800 mila dei quali sono di Montepulciano d'Abruzzo, 192 mila di Trebbiano d'Abruzzo e 4 mila ciascuno per la doc Controguerra e per il Montepulciano d'Abruzzo “Colline Teramane” che dalla vendemmia 2003 può fregiarsi della Docg.

Le aree produttive si concentrano per la quasi totalità nella zona collinare: in particolare, nella provincia di Chieti ricade oltre il 75% del territorio vitato, seguono Pescara e Teramo con circa il 10% cadauna ed infine L'Aquila con meno del 4%.

La forma di allevamento maggiormente diffusa in Abruzzo è la pergola abruzzese che rappresenta oltre l'80% del vigneto regionale mentre nei nuovi impianti e reimpianti prevale nella maggior parte dei casi la forma a filare (cordone speronato, cordone libero, gdc).

Tra i vitigni più diffusi, come abbiamo già ricordato, troviamo il Montepulciano che viene coltivato su circa 17 mila ettari, con un trend in continua crescita considerato che negli ultimi 2-3 anni oltre il 70% dei nuovi impianti sono stati realizzati con questo vitigno; seguono i Trebbiani con circa 14 mila ettari ed una serie di vitigni autoctoni su cui vorremmo concentrare l’attenzione.

Cococciola: vitigno a bacca bianca. Il grappolo è grande, spesso alato e irregolare, più o meno compatto, a maturazione tardiva. Il vino è di colore giallo paglierino scarico, di media struttura, con un’acidità sostenuta che si conserva per lungo tempo, ed un tipico aroma erbaceo poco intenso e persistente.

Malvasia: presente anche il altre Regioni italiane qui trova una tipicità d’espressione. Il colore del vino è giallo paglierino con riflessi dorati, gradevole, sapore secco, armonico, persistente, debolmente amaro.

Monsonico: presente in Abruzzo almeno dalla seconda metà del 1800 si è diffuso soprattutto nella provincia di Teramo. Maturazione tardiva, predilige un ambiente temperato e fresco con terreni non molto fertili e non presenta un comportamento vegeto produttivo molto costante. Il vino è di colore giallo più o meno carico, a volte con riflessi verdognoli, di gradazione medio-bassa, con profumi di fruttato e spezie non ben marcati, lievemente astringente, di buona struttura.

Passerina: appartenente alla famiglia dei trebbiani, ha maturazione medio tardiva. Si caratterizza per una lenta capacità di accumulo degli zuccheri non accompagnata da una proporzionale demolizione dell’acidità. Il vino è di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, a volte dorati. Gli aromi vanno dal fruttato al floreale, passando per lo speziato. I sentori di agrumi e vegetale secco sono abbastanza marcati e persistenti. Il sapore è normalmente acidulo con retrogusto amarognolo sostenuto da una buona struttura.

Pecorino: vitigno a bacca bianca e maturazione medio precoce. Dalla vinificazione in purezza di ottiene un vino dal colore giallo paglierino con riflessi lievemente dorati o verdognoli. I profumi vanno dal floreale al fruttato (mela e banana) allo speziato, abbastanza intensi e persistenti. Mediamente acido e lievemente amaro, possiede una buona struttura.

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