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Gli olivi millenari della Calabria nascondono un tesoro genetico: scoperti 114 genotipi mai catalogati

Gli olivi millenari della Calabria nascondono un tesoro genetico: scoperti 114 genotipi mai catalogati

Uno studio internazionale pubblicato su Frontiers in Plant Science rivela l’eccezionale biodiversità degli olivi antichi di Calabria e Basilicata. Tre olivi calabresi presentano inoltre caratteristiche compatibili con una possibile poliploidia

25 agosto 2026 | 09:00 | C. S.

Gli olivi monumentali del Sud Italia non sono soltanto testimoni del paesaggio rurale e della storia agricola mediterranea. Alcuni di questi alberi custodiscono nel proprio patrimonio genetico informazioni preziose sulla diffusione dell’olivicoltura e sulla straordinaria capacità della specie di adattarsi agli ambienti più diversi.

È quanto emerge da uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Plant Science, dedicato alla caratterizzazione genetica degli olivi antichi di Calabria e Basilicata. La ricerca ha preso in esame 347 alberi, 172 dei quali classificati come monumentali, sottoponendoli ad approfondite analisi genetiche.

Il risultato restituisce un quadro di biodiversità particolarmente ricco: sono stati identificati 114 genotipi distinti che non risultavano precedentemente catalogati. Di questi, ben 72 sono stati individuati in Calabria, confermando quanto il patrimonio olivicolo tradizionale delle due regioni possa ancora riservare sorprese alla ricerca scientifica.

Tre olivi calabresi con una possibile poliploidia

La scoperta più singolare riguarda tre alberi calabresi, identificati nello studio con le sigle GRE05, RAN01 e RAN02. Il loro profilo genetico ha mostrato caratteristiche anomale rispetto a quelle normalmente attese nell'olivo.

In otto dei dieci marcatori genetici analizzati sono state infatti rilevate più di due varianti genetiche. Un risultato inconsueto per Olea europaea, specie normalmente considerata diploide, nella quale sono presenti due copie di ciascun cromosoma.

Le analisi sono state ripetute e hanno prodotto risultati coerenti. I ricercatori hanno quindi avanzato l'ipotesi di una possibile poliploidia, utilizzando prudentemente l'espressione putative polyploidy. Si tratta di una condizione nella quale il patrimonio genetico presenta un numero di copie dei cromosomi superiore a quello normalmente previsto.

La scoperta dovrà essere verificata attraverso ulteriori analisi specifiche, ma qualora l'ipotesi fosse confermata, questi individui rappresenterebbero un elemento di grande interesse per lo studio del germoplasma olivicolo mediterraneo.

Un ulteriore elemento rende particolarmente interessanti i tre alberi. Il profilo genetico della chioma è risultato identico a quello della parte basale della pianta. Questo dato suggerisce che potrebbero trattarsi di antichi olivi autoradicati, cioè cresciuti senza innesto e conservatisi nel territorio attraverso i secoli.

Un olivo può custodire due storie genetiche

La ricerca ha permesso di ricostruire anche un'altra parte della storia dell'olivicoltura tradizionale. In 34 degli alberi analizzati, il profilo genetico della chioma risultava infatti differente da quello della parte basale.

La spiegazione più probabile è legata alle antiche pratiche di innesto. Gli agricoltori avrebbero utilizzato olivi selvatici locali, già adattati alle condizioni ambientali del territorio, come portinnesti sui quali innestare varietà selezionate per caratteristiche produttive o qualitative.

Lo studio dell'eredità materna attraverso il DNA dei cloroplasti aggiunge un ulteriore tassello. Nei portinnesti è stata frequentemente rilevata una linea genetica riconducibile al Mediterraneo centro-occidentale, mentre nelle chiome coltivate emerge maggiormente una linea associata alla diffusione dell'olivo coltivato dal Mediterraneo orientale.

In altre parole, lo stesso olivo monumentale può contenere due differenti tracce della storia dell'agricoltura mediterranea: nelle radici il patrimonio genetico degli antichi olivi locali e nella chioma quello delle varietà selezionate e diffuse dall'uomo.

La biodiversità come risorsa per l'olivicoltura del futuro

Il valore della ricerca non è però soltanto storico. La straordinaria diversità genetica individuata in Calabria e Basilicata potrebbe rappresentare una risorsa importante anche per affrontare le sfide dell'olivicoltura contemporanea.

Siccità, temperature estreme, cambiamenti nella disponibilità idrica e nuove emergenze fitosanitarie stanno modificando rapidamente le condizioni nelle quali vengono coltivati gli olivi. Individuare e conservare genotipi differenti significa quindi mantenere a disposizione un patrimonio genetico che potrebbe rivelarsi utile nei futuri programmi di miglioramento e selezione.

Non è ancora possibile affermare che i genotipi individuati nello studio siano più resistenti alla siccità, al caldo o alle malattie. Per arrivare a conclusioni di questo tipo saranno necessari studi agronomici e fisiologici specifici. La ricerca genetica, tuttavia, permette di individuare una materia prima preziosa: una diversità che rischierebbe altrimenti di scomparire con l'abbandono degli oliveti tradizionali e la progressiva uniformazione del materiale vegetale.

Gli alberi monumentali come banche genetiche viventi

I risultati dello studio riportano così al centro dell'attenzione il ruolo degli olivi antichi e monumentali. La loro importanza non è limitata all'aspetto paesaggistico, culturale o turistico. Questi alberi possono essere considerati vere e proprie banche genetiche viventi, capaci di conservare combinazioni genetiche che non sono necessariamente presenti nelle moderne coltivazioni specializzate.

I 72 genotipi non catalogati individuati in Calabria rappresentano, in questo senso, un patrimonio da approfondire e proteggere. La loro caratterizzazione potrebbe consentire di comprendere meglio l'evoluzione dell'olivicoltura mediterranea, ma anche di individuare caratteristiche utili per la coltivazione del futuro.

E proprio i tre olivi calabresi compatibili con una possibile poliploidia mostrano quanto ancora possa essere inesplorato il patrimonio genetico custodito negli antichi oliveti del Mezzogiorno. Prima di essere considerati una curiosità scientifica, questi alberi dovranno essere studiati e conservati: potrebbero contenere una parte della risposta alle sfide che attendono l'olivicoltura nei prossimi decenni.

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