Italia
Olio extravergine d'oliva a scaffale, qualità sotto pressione: tra lampante, deodorazione e prezzi sempre più aggressivi
La segnalazione di una consumatrice su un olio Dante dal gusto e dall’odore sgradevoli riapre il tema della qualità reale degli extravergini venduti nella grande distribuzione. Il controcampione aziendale è risultato conforme, ma il caso si inserisce in un mercato dove abbondanza di oli di bassa categoria, raffinazione e pressione sui prezzi possono ampliare la distanza tra ciò che l’etichetta promette e l’esperienza nel bicchiere
18 agosto 2026 | 11:00 | C. S.
La segnalazione pubblicata il 3 agosto da Il Fatto Alimentare merita attenzione soprattutto perché porta alla luce un problema più ampio: la qualità dell’olio extravergine disponibile a scaffale non è necessariamente uniforme e, negli ultimi mesi, sono aumentate le segnalazioni di oli caratterizzati da profili organolettici deludenti o apertamente difettosi.
Nel caso raccontato dalla testata, una consumatrice aveva acquistato all’inizio di luglio una bottiglia di olio Dante lamentando odori e sapori sgradevoli. L’azienda ha recuperato il controcampione del lotto, sottoponendolo nuovamente ad analisi chimico-fisiche e a valutazione sensoriale attraverso il proprio panel interno di dieci assaggiatori. Il campione conservato in condizioni controllate è risultato conforme alla categoria extravergine. L’azienda ha inoltre sottolineato che trasporto, esposizione alla luce, calore e sbalzi termici possono modificare anche rapidamente le caratteristiche organolettiche dell’olio.
Il dato importante, quindi, non è stabilire sulla base di una sola bottiglia se un'intera marca o un intero lotto siano di cattiva qualità. Il punto è un altro: un extravergine può essere formalmente conforme all’origine e arrivare comunque al consumatore con caratteristiche sensoriali molto peggiori di quelle attese, soprattutto quando la catena logistica e commerciale non garantisce adeguate condizioni di conservazione.
Il problema del prezzo e la corsa all’olio più economico
La pressione sui prezzi rappresenta uno degli elementi che maggiormente condizionano il mercato. La disponibilità di materia prima è aumentata dopo le campagne difficili che avevano portato i prezzi dell’olio ai massimi storici, mentre la Spagna è tornata a produrre quantitativi molto elevati. Per la campagna 2025/26 il Consiglio Oleicolo Internazionale stimava una produzione spagnola di circa 1,419 milioni di tonnellate, in crescita del 66% rispetto alla precedente annata.
Ma parlare semplicemente di «tanto olio» è riduttivo. In una grande produzione convivono categorie qualitative molto diverse. Accanto agli extravergini ottenuti da olive sane e lavorate correttamente, esistono quantitativi importanti di oli vergini e lampanti, cioè oli che per caratteristiche chimiche e/o organolettiche non possono essere commercializzati direttamente come extravergini.
È proprio questa disponibilità di materia prima a basso valore che introduce un elemento decisivo nella formazione del prezzo. Un olio lampante costa meno di un extravergine di qualità perché deriva da una materia prima o da condizioni di lavorazione che non consentono di raggiungere la categoria superiore. Il lampante, tuttavia, non è un rifiuto: può essere destinato alla raffinazione e rientrare successivamente nella filiera degli oli di oliva raffinati.
La deodorazione: quando la tecnologia diventa un fattore economico
Qui entra in gioco la deodorazione, una delle tecnologie di raffinazione degli oli. Attraverso trattamenti termici e sotto vuoto è possibile eliminare composti volatili responsabili di odori e sapori indesiderati. La ricerca scientifica ha documentato anche l'impiego fraudolento della deodorazione di oli di bassa qualità: oli lampanti, economicamente meno costosi, possono essere sottoposti a trattamenti destinati a rimuovere i difetti e successivamente utilizzati in miscele.
È fondamentale, però, non fare confusione: un olio deodorato non diventa per questo un extravergine. La raffinazione modifica profondamente la composizione dell'olio e il prodotto raffinato appartiene a una categoria commerciale diversa. Il problema nasce quando oli sottoposti a trattamenti non compatibili con la categoria vengono utilizzati fraudolentemente per costruire prodotti poi venduti o dichiarati come extravergini.
La convenienza economica è evidente. Utilizzare materia prima di minor pregio consente di ridurre il costo industriale rispetto alla produzione di un extravergine ottenuto da olive sane, raccolte al momento opportuno, molite rapidamente e conservate correttamente. Studi scientifici hanno evidenziato proprio il rischio che oli deodorati o sottoposti a trattamenti termici vengano utilizzati nell'adulterazione dell'extravergine.
È anche per questo che il prezzo costituisce un indicatore da non ignorare, pur non potendo essere utilizzato da solo come prova della qualità. Un prezzo estremamente basso deve indurre il consumatore a chiedersi quale sia l'origine della materia prima, quale categoria di olio stia acquistando e quale sia la reale data di produzione.
Come scegliere un extravergine senza farsi ingannare dal prezzo
Per il consumatore la prima regola è non considerare il prezzo come unico criterio di scelta. Un extravergine di qualità non deve necessariamente essere costoso, ma un prezzo insolitamente basso merita maggiore attenzione.
È preferibile controllare innanzitutto la data di imbottigliamento e, quando disponibile, quella di raccolta. A parità di condizioni, un olio più recente offre maggiori probabilità di conservare freschezza, profumi e sostanze antiossidanti.
Anche il contenitore conta. Bottiglie scure, latte e confezioni progettate per limitare il contatto con luce e ossigeno offrono generalmente una maggiore protezione rispetto ai contenitori trasparenti esposti per mesi all'illuminazione del punto vendita.
Occorre poi leggere con attenzione origine e categoria merceologica. «Olio extravergine di oliva» non significa automaticamente «olio italiano»: un prodotto può essere perfettamente conforme alla normativa ed essere ottenuto da olive o oli di diversa origine, secondo quanto indicato in etichetta.
Infine, una volta aperta la bottiglia, il consumatore dovrebbe fidarsi anche dei propri sensi. Un extravergine può avere profili molto diversi — dal fruttato leggero al fruttato intenso — ma rancido, muffa, morchia, riscaldo, fermentato o altri difetti marcati non sono caratteristiche normali di un buon extravergine. Se un olio presenta anomalie evidenti, è opportuno non limitarsi a buttarlo: conservare bottiglia, tappo, lotto e scontrino può consentire all'azienda o alle autorità di effettuare verifiche.
Il caso raccontato da Il Fatto Alimentare dimostra quindi una cosa importante: la qualità dell'olio non si esaurisce nel momento in cui il prodotto supera i controlli di produzione. Esiste una seconda partita, quella che si gioca tra imbottigliamento, logistica, scaffale e tavola. Ed è proprio in questa fase che la pressione sui prezzi, la disponibilità di oli di diversa qualità e la necessità di mantenere competitivo il prodotto possono rendere ancora più importante la vigilanza sulla qualità reale dell'extravergine.
Potrebbero interessarti
Italia
Fiocco Verde per Colle del Marchese, l’olio contadino che nasce dalla cooperazione
A Castel Ritaldi, nel cuore dell’Umbria olivicola, la cooperativa valorizza gli oliveti del territorio spoletino attraverso una filiera legata ai produttori, alla tradizione e all’innovazione tecnologica
23 ottobre 2026 | 18:00
Italia
Fiocco Verde per Frantoio Cetrone, Giulio guida il ricambio generazionale dell’olio di Sonnino
Tradizione olivicola e nuove energie si incontrano nell’azienda laziale, dove Giulio Cetrone rappresenta il volto della nuova generazione, chiamata a valorizzare il patrimonio olivicolo familiare e a guardare alle sfide del mercato contemporaneo
22 ottobre 2026 | 18:00
Italia
Oliva Alta Daunia DOP, riconoscimento ufficiale per la Peranzana pugliese
La Gazzetta ufficiale dell’Unione europea pubblica il regolamento di esecuzione che iscrive l’Oliva Alta Daunia tra le Denominazioni di Origine Protetta. La certificazione valorizza una produzione legata alla varietà Peranzana, alle tecniche tradizionali di coltivazione e alla trasformazione naturale in salamoia
22 ottobre 2026 | 15:12
Italia
Olio extravergine d'oliva protagonista dei condimenti, il limone conquista chi vuole ridurre il sale
Secondo la ricerca AstraRicerche il 78,7% degli italiani utilizza l’olio extravergine d’oliva per condire. Cresce l’attenzione al consumo di sale e il succo di limone si afferma come alternativa per insaporire i piatti, mentre aumenta la curiosità per abbinamenti insoliti.
22 ottobre 2026 | 11:00
Italia
Fiocco Verde per Frantoio Ronci, l’eccellenza biologica nel cuore dell’Umbria
A Bevagna, la famiglia Ronci unisce generazioni di esperienza olivicola, coltivazione biologica e tecnologie moderne. Una filiera familiare che valorizza il territorio attraverso oli monovarietali, blend e attenzione alla sostenibilità
21 ottobre 2026 | 18:00
Italia
Olive da mensa e patè, ultimi giorni per candidarsi all’Ercole Olivario 2026
Last call per olivicoltori e produttori di olive d’Italia C’è tempo fino al 27 ottobre 2026 per iscriversi al concorso nazionale che premia le migliori produzioni italiane di olive da mensa e patè di olive
21 ottobre 2026 | 17:00