Italia
Il castagno torna nelle cantine: il Lazio rilancia la filiera bosco-botte-vino
La Giunta del Lazio approva un progetto per riportare il legno di castagno locale nella produzione di botti e barrique. Coinvolti Università della Tuscia, Arsial, imprese forestali, bottai e dieci aziende vitivinicole pilota, con sperimentazioni scientifiche sull’interazione tra legno e vino
21 agosto 2026 | 09:00 | C. S.
Il castagno del Lazio torna al centro della filiera vitivinicola. La Giunta regionale, presieduta da Francesco Rocca, ha approvato una delibera per favorire l’utilizzo del legname locale nella produzione di botti e barrique destinate all’affinamento del vino.
L’iniziativa, proposta dall’assessore all’Agricoltura Giancarlo Righini, punta a recuperare una tradizione profondamente radicata nel territorio trasformandola in una filiera moderna, sostenibile e competitiva. Al progetto partecipano il Dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, Arsial, imprese boschive, artigiani bottai e aziende vitivinicole.
L’obiettivo è costruire una filiera integrata bosco-botte-vino, capace di collegare la gestione delle foreste alla trasformazione del legname e al suo impiego nelle cantine. Un percorso che mira contemporaneamente a valorizzare il patrimonio forestale regionale, sostenere l’artigianato e rafforzare la competitività delle produzioni vitivinicole.
La sperimentazione partirà dalla selezione del legname di castagno e dalla realizzazione di botti e barrique sperimentali. I contenitori saranno quindi utilizzati da dieci aziende vitivinicole pilota per verificare gli effetti dell’affinamento sui vini.
La componente scientifica rappresenta uno degli aspetti più innovativi del progetto. Sono previsti sistemi di sensoristica per il monitoraggio di tannini e polifenoli, oltre a valutazioni scientifiche e analisi sensoriali dei vini affinati nei diversi contenitori. L’obiettivo è comprendere meglio le caratteristiche del castagno locale e le sue potenzialità enologiche.
Parallelamente, il progetto punta a promuovere una gestione sostenibile delle foreste, favorendo anche sistemi di tracciabilità e certificazione del legname, come Pefc e Fsc. In questo modo il valore economico del bosco potrebbe essere accresciuto attraverso una filiera territoriale capace di coinvolgere selvicoltori, imprese di trasformazione, artigiani e produttori di vino.
«Con questo progetto riscopriamo e restituiamo valore a una delle grandi tradizioni della nostra Regione: la botte in legno di castagno, simbolo di una cultura produttiva che ha accompagnato per secoli il territorio laziale», ha dichiarato Righini.
Per l’assessore, tuttavia, l'iniziativa non si limita al recupero di una tecnica tradizionale. «Non si tratta soltanto di recuperare una tecnica del passato, ma di costruire una filiera moderna e competitiva che unisca gestione sostenibile delle foreste, qualità delle produzioni vitivinicole e valorizzazione del nostro patrimonio boschivo».
In questo percorso un ruolo centrale spetta al Dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, che mette a disposizione competenze nel campo delle scienze agrarie e forestali, della gestione delle risorse naturali e della valorizzazione del territorio. La collaborazione con Arsial punta invece a rafforzare il collegamento tra ricerca, imprese e sistema agricolo regionale.
La Regione guarda anche alla formazione di nuove professionalità. Il progetto punta infatti a rilanciare la figura del “bottaio 5.0”, combinando le conoscenze dell’artigianato tradizionale con sensoristica, ricerca scientifica e nuove tecnologie.
La sfida sarà quindi trasformare una materia prima del territorio in un prodotto ad alto valore aggiunto, riportando il castagno dentro una moderna economia circolare e territoriale. Dal bosco alla botte, fino al vino: il Lazio prova così a ricostruire una filiera che unisce identità, innovazione e sostenibilità.
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