Italia
Da detenuti a custodi dell'antico Olivo della Madonna: il percorso in Calabria
Alla Casa di reclusione di Laureana di Borrello un progetto coniuga formazione professionale, reinserimento sociale e tutela della biodiversità. I detenuti conseguono l'abilitazione ad assaggiatori di oli vergini di oliva e partecipano al recupero della rara cultivar Leucocarpa
05 agosto 2026 | 10:00 | C. S.
La formazione professionale incontra la tutela della biodiversità e il reinserimento sociale nel progetto "Coltivare Speranze", iniziativa che vede protagonisti i detenuti della Casa di reclusione di Laureana di Borrello (Reggio Calabria).
Il corso è stato organizzato grazie alla collaborazione tra Arsac, la Facoltà di Agraria dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria e l'Archeoclub d'Italia, nell'ambito di un protocollo sottoscritto insieme alla Casa di reclusione e all'Ufficio per la Pastorale per la Cura del Creato della Conferenza Episcopale Calabra.
Formazione e inclusione attraverso l'olivicoltura
L'iniziativa punta a fornire ai detenuti competenze professionali spendibili nel settore olivicolo e oleario, affiancando alle lezioni teoriche un'intensa attività pratica. Ma il progetto va oltre la semplice formazione tecnica, trasformando la coltivazione dell'olivo in uno strumento di inclusione sociale e di recupero del patrimonio agricolo regionale.
Come sottolinea Anna Maria Rotella, archeologa e vicepresidente dell'Archeoclub d'Italia – sede di Vibo Valentia, il cuore del progetto è rappresentato dalla riscoperta dell'Olivo della Madonna, una cultivar dai caratteristici frutti bianchi che nei secoli scorsi era diffusa nelle campagne calabresi e che nel tempo è stata quasi completamente dimenticata.
La riscoperta della Leucocarpa
La Leucocarpa è una varietà unica nel panorama olivicolo italiano. Durante la maturazione, infatti, le sue drupe assumono una colorazione bianca anziché il tradizionale colore nero.
Secondo le ricerche coordinate da Anna Maria Rotella negli ultimi dieci anni, l'olio ricavato da questa cultivar veniva impiegato per alimentare le lampade delle chiese grazie alla sua combustione particolarmente pulita, con una produzione minima di fumo. Da questa destinazione deriva il nome di Olivo della Madonna.
Le indagini hanno inoltre consentito di recuperare un patrimonio che si riteneva perduto. Ad oggi sono stati censiti circa 120 esemplari distribuiti in 80 dei 404 comuni calabresi, dimostrando che la cultivar è sopravvissuta nonostante il progressivo abbandono seguito all'introduzione dell'illuminazione elettrica.
Un patrimonio genetico da salvaguardare
Il recupero della Leucocarpa rappresenta anche un'importante operazione di tutela della biodiversità olivicola. Secondo i promotori del progetto, gli esemplari secolari della cultivar necessitano ancora di specifiche misure di conservazione.
Per questo Archeoclub Aps, Italia Nostra e WWF Vibo Valentia stanno lavorando alla creazione del "Percorso dell'Olivo Bianco", un itinerario che colleghi gli alberi monumentali, i luoghi di culto e gli areali storici di diffusione della cultivar, valorizzando contemporaneamente il paesaggio olivicolo calabrese.
Dal 2020 l'Archeoclub promuove inoltre la piantumazione dell'Olivo della Madonna nei pressi delle chiese della regione, contribuendo alla diffusione e alla conservazione di questa preziosa varietà.
I detenuti protagonisti della conservazione
Nell'ambito del progetto "Coltivare Speranze", i detenuti hanno preso parte anche alla messa a dimora di nuovi esemplari di Leucocarpa, contribuendo concretamente alla salvaguardia della biodiversità regionale.
L'obiettivo è trasformare questa esperienza in un modello replicabile anche in altri istituti penitenziari italiani, dove la coltivazione dell'Olivo della Madonna possa diventare un'opportunità di formazione, lavoro e reinserimento sociale. Le giovani piante prodotte saranno successivamente donate alla Conferenza Episcopale per favorirne la diffusione presso i luoghi di culto.
L'iniziativa dimostra come la collaborazione tra istituzioni, enti di ricerca e associazioni possa coniugare formazione professionale, valorizzazione del patrimonio olivicolo e tutela della biodiversità, offrendo al tempo stesso nuove prospettive di crescita personale e lavorativa ai partecipanti.
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