Italia
Olio extravergine ma era solo vergine: sequestrate 1,5 tonnellate al porto di Augusta
I controlli congiunti di Dogane e Finanza sventano una frode alimentare internazionale. Il carico, pronto per essere esportato via container, non supera le analisi chimiche: l'etichetta prometteva qualità superiore, ma la sostanza era inferiore. Il titolare dell’azienda esportatrice è stato denunciato
03 giugno 2026 | 08:30 | C. S.
Un carico di olio d’oliva destinato a finire sulle tavole georgiane non arriverà mai a destinazione. Oltre 1.500 chilogrammi di prodotto sono stati sequestrati nel terminal container del Porto Commerciale di Augusta dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) e dai militari della Guardia di Finanza.
L’operazione, condotta a tutela dei consumatori e della correttezza del mercato, ha sventato un tentativo di frode alimentare su larga scala. La merce, custodita nello scalo siciliano, era pronta per salpare alla volta di Tbilisi, in Georgia. A insospettire gli inquirenti è stata un’attività mirata di intelligence e l’analisi dei rischi sulle rotte commerciali più sensibili.
Una volta individuato il container sospetto, finanzieri e doganieri hanno prelevato dei campioni del liquido dorato, inviandoli d’urgenza al Laboratorio Chimico dell’ADM di Palermo. Il responso del laboratorio è stato inequivocabile: sulla bottiglia spiccava l’etichetta "extravergine", ma la qualità effettiva dell’olio rientrava soltanto nella categoria inferiore di "vergine". Il prodotto, quindi, non possedeva le caratteristiche organolettiche e chimiche necessarie per fregiarsi di quella prestigiosa dicitura.
A seguito dell’accertamento tecnico, l’intera partita è stata posta sotto sequestro. Le autorità hanno identificato e deferito in stato di libertà il titolare della società esportatrice, che dovrà ora rispondere alla Procura della Repubblica di Siracusa di gravi reati. Le accuse formalizzate sono quelle di frode in commercio (art. 515 del Codice penale) e vendita di prodotti industriali con segni mendaci (art. 517 del Codice penale).
L’intervento si inquadra nel consolidato protocollo d’intesa tra l’Agenzia delle Dogane e la Guardia di Finanza, un presidio ritenuto essenziale per garantire la leale concorrenza, salvaguardare la qualità dei prodotti italiani e assicurare la sicurezza dei mercati, sia nazionali che internazionali.
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