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Quando si scopriranno i vincitori dell'Ercole Olivario? Nel frattempo la parola alla giuria

Quando si scopriranno i vincitori dell'Ercole Olivario? Nel frattempo la parola alla giuria

Tutte le scrupolose e severe operazioni sono curate dalla squadra del notaio, dottoressa Margherita Palma, che aprirà le sospirate e attese buste a Perugia. Intanto scopriamo le opinioni dei giurati da Basilicata, Calabria, Campania ed Emilia Romagna

28 marzo 2026 | 11:30 | Giulio Scatolini

Nato nel 1993, l’Ercole Olivario, rappresenta l’Oscar dell’olio extravergine italiano di qualità. Tutte le aziende nazionali che ambiscono ad essere considerate le migliori vorrebbero, almeno una volta, aver vinto il prestigioso premio.

Organizzato dal sistema nazionale Unioncamere delle varie Camere di Commercio regionali e organizzato per la prima volta dalla CC.I.AA.  di Perugia, è patrocinato dal MASAF, dal CREA, dalle Associazioni Agricole più rappresentative a livello nazionale e supportato anche da ICE e Ministero dello sviluppo Economico.

Teatro Naturale ha deciso di seguire le varie fasi del Concorso in diretta, con una specie di “Diario di bordo” che riporterà il parere dei 16 tecnici, esperti assaggiatori, a cui saranno fatte una serie di domande riferite al contesto olivicolo nazionale e internazionale sull’argomento che più di altri rappresenta la costante degli olivicoltori italiani: l’abitudine a fare qualità.

Ogni giorno, per 4 giorni   che seguono   saranno ascoltati 4 assaggiatori dei 16, quindi alla fine, tutti sentiti.

Tutte le scrupolose e severe operazioni, a partire dall’anonimizzazione dei campioni sino all’ordine di uscita dei medesimi, sono curate dalla squadra del notaio, dottoressa Margherita Palma, che aprirà le sospirate e attese buste a Perugia, con le seguenti modalità di emozione e suspense:

21 Aprile Aula Magna della Facoltà di Agraria (Borgo XX giugno)

Ore 18. Premiazione Ercole Olivario sezione olive da tavola.

Ore 19. Premiazione Gocce concorso Gocce d’Ercole (piccoli produttori)

22 Aprile

Ore 11. Teatro Pavone. Corso Vannucci.

Cerimonia di premiazione vincitori Ercole Olivario 2026.

Ore 13.  Rocca Paolina sala Cerp

Pranzo in onore dei finalisti di Ercole Olivario

 

I secondi 4 assaggiatori intervistati sono: Giovanni Lacertosa (Basilicata), Gerardo Greco (Calabria), Silvana Boschi (Campania), Mirco Paltrinieri (Emilia Romagna)

Che cosa ne pensa dell’Ercole Olivario come concorso?

Giovanni Lacertosa (Basilicata): È un confronto storico fra i produttori delle regioni italiane che ha permesso di fare crescere la qualità dell'olio EVO. Molte iniziative stanno ampliando le attività del concorso: olive da tavola, gli oli degli istituti agrari, le gocce d'Ercole. 

Gerardo Greco (Calabria): L’Ercole Olivario non è una semplice competizione, ma l'architettura d’elezione dell’olivicoltura italiana. Rappresenta un ecosistema di garanzia dove il rigore analitico si fonde con la narrazione dei territori. La sua forza risiede nella capacità di trasformare l’assaggio tecnico in un atto validazione oggettiva: l'organizzazione impeccabile mette noi giudici nelle condizioni ideali per operare con lucidità, onorando il lavoro dei produttori. È, a tutti gli effetti, la coscienza critica e celebrativa del nostro patrimonio olivicolo, un luogo dove la tecnica si fa etica.

Silvana Boschi (Campania): Sono alla mia prima esperienza come giurato e devo dire che mi ha molto impressionato l'assoluta serietà e trasparenza nelle procedure per la selezione degli oli in concorso. E' questo sicuramente il segreto della riconosciuta importanza del Premio a livello nazionale.

Mirco Paltrinieri (Emilia Romagna): L’Ercole Olivarioè un concorso di grande prestigio, il più importante a livello nazionale, fondamentale per valorizzare l’eccellenza olearia italiana e dare visibilità ai territori. Si distingue per serietà e qualità del processo di selezione ed è per me un onore fare parte della giuria nella selezione finale.

Come ha trovato gli oli sino ad ora assaggiati?

Giovanni Lacertosa (Basilicata): Di ottimo livello. D'altronde gli oli in degustazione hanno già superato le selezioni regionali e quelle dei panel di assaggio delle DOP ed IGP. In Basilicata le selezioni del premio regionale Olivarum sono state propedeutiche alla partecipazione all'Ercole ed alla Goccia d'Ercole.

Gerardo Greco (Calabria): Gli oli in gara quest’anno dimostrano una maturità tecnica sorprendente: non cerchiamo solo l’assenza di difetti, ma l’armonia delle complessità. Ho percepito    profili sensoriali  che sono espressione purissima dei microclimi d'origine, con amari e piccanti mai slegati, ma integrati in strutture. È la conferma che l’olivicoltura italiana sta virando con decisione verso una qualità elevata, capace di emozionare il palato attraverso una pulizia aromatica impeccabile.

Silvana Boschi (Campania): Secondo la mia opinione abbiamo avuto la possibilità di assaggiare oli di alto livello. Oli che provengono già da una accurata selezione regionale e che sono garanzia di una interessante diversità organolettica sensoriale.

Mirco Paltrinieri (Emilia Romagna): Gli oli assaggiati finora mostrano un livello qualitativo molto alto, con profili sensoriali ben definiti, equilibrio e una ottima espressione delle diverse cultivar, blend, DOP ed Igp.

Come è andata la campagna produttiva nella sua regione?

Giovanni Lacertosa (Basilicata): In Basilicata la campagna produttiva 25/26 è stata di buon livello, nonostante le ridotte precipitazioni. La presenza della mosca è tato ridotta con attacchi delle drupe quasi assenti e comunque tardivi. La realtà produttiva sta crescendo sia in campo sia in frantoio, nonostante l'abbandono dei piccoli oliveti e la chiusura di molti frantoi. Ecco i fattori positivi da evidenziare: la diffusione della potatura a vaso policonico, l'ingresso di nuove realtà imprenditoriali giovanili, la valorizzazione di CV locali e il miglioramento delle tecniche di estrazione.

Gerardo Greco (Calabria): In Calabria, la campagna è stata una sfida di resilienza e carattere. Nonostante le complessità climatiche che hanno caratterizzato l'intero bacino del Mediterraneo, la nostra regione ha risposto con una produzione che definirei "di precisione". Sebbene i volumi abbiano risentito delle anomalie termiche, la resa qualitativa è straordinaria, confermando la Calabria come un serbatoio inesauribile di biodiversità e vigore sensoriale.

Silvana Boschi (Campania): I dati resi noti dimostrano che in Campania c'è stato un calo produttivo che va dal 20 al 30 % rispetto alla scorsa annata a fronte di una resa media regionale che si è attestata intorno ai 14 litri di olio per quintale di olive

Mirco Paltrinieri (Emilia Romagna): In Emilia-Romagna la campagna è stata complessivamente discreta: qualche difficoltà legata al clima, ma qualità finale generalmente buona.

A livello di esperienza, come trova il confronto, con i colleghi assaggiatori delle altre Regioni?

Giovanni Lacertosa (Basilicata): Una ottima possibilità di conoscere altri giudici e realtà regionali stando insieme per diversi giorni. L' Ercole ha permesso di valorizzare l'esame organolettico degli oli mettendo al primo posto il lavoro del Panel di assaggio. L'analisi chimica è propedeutica alla partecipazione al concorso, ma è il giudizio del Panel a decretare quali sono i vincitori.

Gerardo Greco (Calabria): Il confronto con i colleghi è il cuore pulsante del concorso: un esercizio di "unità nella diversità". Questa esperienza, coordinata dall’ente promotore, trascende la semplice valutazione tecnica per farsi alta formazione permanente. Essere parte del Panel Ercole Olivario significa partecipare a un percorso di aggiornamento annuale che eleva la nostra figura professionale: non siamo solo giudici, ma promotori attivi dell’eccellenza italiana nel mondo. Il Premio investe su di noi affinché l'esperienza del panel diventi uno strumento di valorizzazione culturale. Ogni assaggiatore porta con sé il "dialetto" sensoriale della propria terra, ma in giuria parliamo un'unica lingua tecnica, affinata da momenti di studio e condivisione. Le esperienze di osmosi territoriale, come la serata dei prodotti tipici, e le visite ad Assisi, Montefalco e Castiglione del Lago trasformano la commissione in un unico sistema nervoso, capace di leggere l'identità dell'Italia nella sua interezza e complessità.

Silvana Boschi (Campania): L'organizzazione del concorso per noi giurati ha anche realizzato, nel mese di febbraio, alcune giornate di formazione e allineamento che sono state preziose sotto tanti punti di vista. Inoltre, durante le giornate vissute a Perugia come giurato, posso dire che uno degli aspetti singolari  è  stato il clima di lavoro sereno che si è creato con i colleghi , credo che ciò abbia potenziato la mia capacità di concentrazione nelle pur serrate commissioni di assaggio.

Mirco Paltrinieri (Emilia Romagna): A livello di esperienza come trova il confronto con i colleghi assaggiatori delle altre regioni? Il confronto è molto positivo e stimolante, utile per arricchire l’esperienza e affinare la capacità di valutazione.

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