Italia
Artigiani del gusto: la cucina italiana passa da qui
Il settore continua a crescere sui mercati internazionali: nel 2025 l’export alimentare italiano ha registrato un aumento del 4,3%. Tuttavia, esiste un forte squilibrio tra domanda e offerta di lavoro: richiesti 176.450 lavoratori, ma 68.160 figure professionali sono risultate difficili da reperire
14 marzo 2026 | 10:00 | C. S.
Nel corso del convegno “Intelligenza artigiana a tavola”, organizzato da Confartigianato psono stati accesi i riflettori sul valore economico e culturale dell’artigianato alimentare e sulle sfide che il settore deve affrontare, a partire dalla carenza di personale qualificato e dal rafforzamento della formazione professionale.
Aprendo il convegno, il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha sottolineato il valore identitario del patrimonio gastronomico italiano e il ruolo centrale dell’artigianato alimentare nel successo del Made in Italy nel mondo.
Secondo Fontana, la cucina italiana rappresenta «un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale» e costituisce un elemento fondamentale della cultura e dell’economia del Paese. Gran parte di questo patrimonio – ha evidenziato – nasce dal lavoro degli artigiani del cibo, che custodiscono tradizioni produttive e ricette tramandate nel tempo.
Fontana ha inoltre ricordato come le piccole e medie imprese svolgano un ruolo decisivo nel sostegno alla crescita dell’export agroalimentare, che ha raggiunto livelli record negli ultimi anni. Un successo che, tuttavia, richiede politiche di supporto adeguate per rafforzare la competitività delle imprese, tutelare la qualità dei prodotti e contrastare i fenomeni di contraffazione sui mercati internazionali.
Nel suo intervento, il presidente di Confartigianato Alimentazione Cristiano Gaggion ha illustrato i dati del rapporto dell’Ufficio studi della Confederazione che evidenziano la vitalità e le criticità del comparto.
In Italia operano 64.365 imprese artigiane dell’alimentare, delle bevande e della ristorazione, con 248.672 addetti, un sistema produttivo che rappresenta uno dei pilastri del food Made in Italy.
Il settore continua inoltre a crescere sui mercati internazionali: nel 2025 l’export alimentare italiano ha registrato un aumento del 4,3%. Gaggion ha sottolineato che la competitività del settore si fonda su un patrimonio unico di qualità certificata: l’Italia conta 330 prodotti agroalimentari DOP, IGP e STG, 530 vini di qualità riconosciuti a livello europeo e 5.717 prodotti agroalimentari tradizionali. Un patrimonio che trova forza proprio nella biodiversità produttiva e nella dimensione territoriale delle imprese artigiane.
«Questi dati – sottolinea Gaggion – confermano come il sistema agroalimentare italiano, grazie all’eccellenza e alla biodiversità produttiva espressa dalle imprese artigiane del settore, rappresenti un modello di economia “glocal”, capace di crescere sui mercati internazionali senza perdere il legame con i territori e con le tradizioni produttive che rendono il made in Italy unico al mondo».
Tuttavia, esiste un forte squilibrio tra domanda e offerta di lavoro. Secondo il rapporto di Confartigianato, nel 2025 le imprese del settore alimentare e bevande hanno richiesto 176.450 lavoratori, ma 68.160 figure professionali sono risultate difficili da reperire.
Le maggiori difficoltà riguardano i mestieri tipici dell’artigianato alimentare. Su 28.610 lavoratori richiesti tra panettieri, pastai, pasticcieri, gelatai e conservieri artigianali, ben 16.010 (il 56%) risultano irreperibili. Solo tra panettieri e pastai mancano 9.820 addetti, pari a oltre due terzi delle figure richieste.
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