Italia
Il Gargano è sempre più a rischio Xylella
Scoperto un nuovo grande focolaio con 22 alberi di olivo infetti. Il bilancio complessivo sale così a 177 piante infette, tutte localizzate nel territorio di Cagnano Varano, dove nei mesi scorsi è stato individuato un focolaio esteso
09 febbraio 2026 | 16:00 | C. S.
La Xylella continua ad avanzare sul Gargano. Gli ultimi dati sul fronte fitosanitario emergono dal monitoraggio della Xylella fastidiosa sottospecie pauca, pubblicati sul portale regionale dedicato all’Emergenza Xylella.
Due rapporti di prova, datati 27 gennaio, hanno accertato la presenza del batterio in 22 alberi di ulivo. Queste rilevazioni si aggiungono a quelle diffuse il 22, 19 e 7 gennaio e il 22 e 17 dicembre scorsi, che avevano già individuato altri 155 casi positivi. Il bilancio complessivo sale così a 177 piante infette, tutte localizzate nel territorio di Cagnano Varano, dove nei mesi scorsi è stato individuato un focolaio esteso.
«Un dato grave che conferma come il rischio non sia più teorico ma concreto e in rapida evoluzione», commenta il consigliere regionale Napoleone Cera. «Parliamo di numeri che non possono essere minimizzati, perché ogni pianta infetta rappresenta un potenziale focolaio capace di compromettere intere aree agricole. Il Gargano non può permettersi ritardi o sottovalutazioni».
La diffusione del batterio mette a rischio agricoltura, occupazione, paesaggio e identità territoriale, colpendo aziende e comunità già in difficoltà. «Ogni giorno perso è un giorno regalato al batterio – prosegue Cera – e il prezzo lo pagano gli agricoltori e il territorio».
Da qui l’appello alla Regione Puglia per un intervento immediato: «Servono controlli serrati, azioni di prevenzione efficaci e un sostegno concreto agli agricoltori. Non bastano più relazioni tecniche o rassicurazioni generiche: è necessaria una risposta coordinata e tangibile».
«Difendere il Gargano significa agire adesso – conclude Cera – non spiegare domani perché non si è fatto abbastanza. Centosettantasette alberi sono già troppi».
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