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La stampa in 3D del cibo del futuro

La stampa in 3D del cibo del futuro

Secondo alcune stime, entro il 2025 il mercato della stampa 3D alimentare raggiungerà un valore di 360 milioni di euro. Il 59% degli italiani è disposto ad acquistare alimenti innovativi ottenuti con queste tecnologie, soprattutto se associati a benefici per la salute

26 luglio 2025 | 13:00 | C. S.

ENEA sta sviluppando alimenti stampati in 3D sostenibili, ad alto valore nutrizionale e personalizzabili in base alle esigenze dei consumatori, al fine di offrire soluzioni alimentari “su misura”. Questi risultati sono stati ottenuti nell’ambito del progetto NUTRI3D, condotto da ENEA con le aziende Rigoni di Asiago ed EltHub (coordinatore) e il supporto del Centro di Ricerca CREA - Alimenti e Nutrizione. In particolare, i ricercatori ENEA hanno sviluppato ingredienti e vere e proprie ricette per barrette, snack innovativi e piccole sfere ad alto valore aggiunto, le “perle di miele”, ottenuti anche da colture cellulari e residui agroalimentari, come quelli che derivano dalla lavorazione della frutta. La stampa 3D di questi alimenti è stata realizzata nei laboratori del Centro Ricerche ENEA di Brindisi.

Per sondare i gusti dei consumatori rispetto alle ‘perle’, i ricercatori hanno anche realizzato uno studio pubblicato sulla rivista Innovative Food Science & Emerging Technologies che ha evidenziato un crescente interesse verso questi prodotti innovativi, confermando il potenziale della stampa 3D[2] nel futuro dell’alimentazione. L’indagine, che ha coinvolto oltre 400 consumatori, è stata condotta attraverso la somministrazione online di un questionario anonimo, con l’obiettivo principale di valutare il grado di accettazione di questi prodotti innovativi da parte degli intervistati. Inoltre, al fine di determinare le differenze oggettive rispetto ai prodotti commerciali, sono state applicate altre tecniche di analisi sensoriale che hanno coinvolto giudici specializzati.

Secondo alcune stime, entro il 2025 il mercato della stampa 3D alimentare raggiungerà un valore di 360 milioni di euro, una crescita trainata dalla necessità sempre più urgente di nutrire una popolazione mondiale che, secondo le Nazioni Unite, supererà i 12 miliardi entro il 2100, con un impatto crescente su risorse naturali, aria e acqua, soprattutto nei Paesi emergenti.

“I nostri studi hanno rivelato che le ‘perle’ addizionate con cellule vegetali hanno una migliore consistenza e una maggiore succosità, rendendole più gradite ai consumatori”, spiega Simona Errico, ricercatrice del laboratorio di Bioeconomia Circolare Rigenerativa nel Centro ENEA della Trisaia. “Inoltre, i dati raccolti nel sondaggio online hanno dimostrato che la consapevolezza sulla composizione innovativa del prodotto ha incrementato l'interesse e l'attrattiva delle ‘perle’ stesse, suggerendo come l'educazione dei consumatori e una comunicazione trasparente siano fattori cruciali nell'influenzare le scelte alimentari”, sottolinea Paola Sangiorgio, ricercatrice dello stesso laboratorio.

“L’impatto dei cambiamenti climatici e la scarsità di nuove superfici coltivabili renderanno sempre più difficile garantire alimenti vegetali di qualità”, evidenzia Silvia Massa, responsabile del laboratorio Agricoltura 4.0 del Centro Ricerche ENEA Casaccia e responsabile scientifico ENEA del progetto Nutri3D. “In questo scenario, l’individuazione di sistemi produttivi e di manufacturing innovativi e alternativi (tra cui la stampa 3D) si configura come un approccio strategico per produrre cibi sostenibili e utili al benessere della popolazione, anche a partire da residui agroalimentari, contribuendo così a una dieta sana e sicura. Tali alimenti potrebbero trovare applicazione personalizzata anche nelle missioni spaziali”, conclude Massa.

Dalla ricerca ENEA è emerso anche che il 59% degli intervistati è disposto ad acquistare alimenti innovativi ottenuti con queste tecnologie, soprattutto se associati a benefici per la salute. Tuttavia, restano barriere culturali e informative: alcuni consumatori, percepiscono questi prodotti come “non naturali”. Da qui l’appello dei ricercatori a effettuare campagne di sensibilizzazione chiare e accessibili, per colmare il divario tra innovazione scientifica e accettazione sociale.

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