Italia
Un vino bianco che rappresenti la Toscana interna
Individuare i vitigni e i processi produttivi capaci di creare un grande vino bianco nella Toscana interna, terra di grandi rossi. L'iniziativa di Accademia Italiana della Vite e del Vino, Donne del Vino della Toscana e AIS Toscana
21 luglio 2025 | 12:00 | C. S.
Autoctono, resistente ai cambiamenti climatici, complesso ma facile da bere, che racconti il territorio di produzione. Sono i primi ingredienti del progetto di individuazione di un vino bianco per la Toscana interna che proprio nella giornata di venerdì 18 luglio, a Siena nella sede dell’Enoteca Italiana Siena guidata da Elena D’Aquanno, ha visto a confronto mondo scientifico e produttivo. Risultato la formazione di un tavolo di lavoro che avrà come sede di riferimento l’Enoteca Italiana Siena, l’Accademia Italiana della Vite e del Vino, l’associazione Donne del Vino della Toscana, i sommelier di AIS Toscana con il contributo del Consorzio Vino Toscana.
Il vino Toscano è ora anche molto esposto agli effetti dei dazi di Trump visto che è la seconda regione italiana maggiore esportatrice di vino in USA (il 37% dell’export per un valore di 400 milioni di euro nel 2024). Ma ha anche un vigneto prevalentemente rosso mentre il mercato mondiale è sempre più orientato sui vini bianchi. “E’ il bianco la risposta al futuro e in una terra di grandi rossi come la Toscana interna possiamo giocarci la partita producendo un grande vino di riferimento per i consumatori internazionali”, ha introdotto Donatella Cinelli Colombini, delegata delle Donne del Vino della Toscana. “Se al Nord è stata fisiologica una crescita delle coltivazioni dei bianchi, al centro si è assistito a una contrazione, ma l’unico vitigno tra i bianchi autoctoni a resistere è stato il Trebbiano che è sì il quinto vitigno più coltivato in Italia, ma in Toscana ha delle varianti autoctone che potrebbero essere prese in considerazione”, conclude Donatella Cinelli Colombini ricordando le varianti di Brucanico nel senese, Bobiano a Lucca, Albano ad Arezzo, Biancone a Cortona.
La ricerca di opportunità che guarda ai nuovi stili di consumo passa, dunque, anche da azioni a lungo termine come la valorizzazione del proprio patrimonio di vitigni bianchi. “Gli studiosi di viticoltura e gli agronomi come me - ha affermato Gennaro Giliberti dirigente direzione Agricoltura e sviluppo rurale della Regione Toscana intervenuto sul tema “La Toscana viticola che non ti aspetti” - “sanno bene che i grandi territori del vini rossi, come la Toscana centrale, generalmente producono anche grandi vini bianchi, mentre non sempre è vero il contrario: in una regione che declina le proprie eccellenze vitivinicole (e non solo) al plurale, potremmo dire che la Toscana non si è mai fermata al rosso e che investire le proprie energie (non solo economiche, ma anche tecniche ed organizzative) per esplorare aree meno consuete, rende più resiliente l'intera filiera e capace di guardare al futuro con fiducia. Le sfide legate al cambiamento climatico ed al cambiamento dei consumi, specie nei giovani, stanno spingendo l'interesse delle imprese toscane sulle aree appenniniche interne (dalla Lunigiana alla Garfagnana, fino all'Amiata, passando dal Mugello e dal Casentino). Per assecondare questa nuova fase del "Vigneto Toscana" - ha concluso Giliberti - la Regione interviene su tutti gli anelli della filiera, dalla gestione del potenziale vitivinicolo (resa attraverso l'unico schedario grafico presente oggi in Italia), agli investimenti in vigna, in cantina e nella promozione UE ed extra-UE”.
“Abbiamo assaggiato vitigni autoctoni rari come Orpicchio, Grechetto, Procanico, Canaiolo Bianco e non solo Trebbiano e Malvasia. Costituiscono una risorsa ancora da approfondire. Interessante anche la sperimentazione di tecniche produttive alternative e talvolta originali” ha detto il presidente AIS Toscana Cristiano Cini dopo aver guidato la degustazione di 11 vini bianchi della Toscana Centrale “tutti prodotti dalle Donne del Vino” ha detto orgogliosamente la delegata regionale Donatella Cinelli Colombini “a dimostrazione del contributo femminile al rinnovamento del vigneto toscano”. Uno sforzo di creatività, coraggio “e scommessa sul potenziale ancora inespresso del territorio insieme a una forte determinazione a trovare soluzioni alla crisi del mercato” ha sottolineato il Presidente della Camera di Commercio di Arezzo e Siena Massimo Guasconi, intervenuto dopo i saluti dell’assessore al turismo del Comune di Siena Vanna Giunti, di Giolisca Brogi, Vicepresidente Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Siena e Arezzo e di Elena D’Aquanno presidente Fondazione Enoteca Italiana Siena: "L’incontro di oggi ha rappresentato un passo fondamentale verso una nuova stagione per la viticoltura toscana - afferma la presidente di Enoteca Italiana Siena Elena D'Aquanno. Aver ospitato questo primo tavolo di lavoro presso i locali di Enoteca Italiana Siena, nel cuore simbolico della storia del vino italiano, è per noi motivo di grande orgoglio. Abbiamo voluto fortemente favorire questo confronto tra ricerca scientifica, mondo produttivo e istituzioni, perché crediamo che la costruzione di un grande vino bianco autoctono per la Toscana interna possa essere una leva strategica per la valorizzazione del territorio, l’innovazione sostenibile e l’identità culturale. Il nostro impegno sarà quello di continuare a supportare questo percorso con visione, rete e competenze.”
Il fermento nella ricerca degli autoctoni a bacca bianca è stato confermato dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino che proprio a Siena è sorta 76 anni fa e che per l’occasione ha messo sul piatto i vantaggi di creare l’opportunità di sviluppo di un grande vino bianco anche in questa terra. “Ci sono già degli studi compiuti sui vitigni bianchi autoctoni di queste terre – ha sottolineato il presidente dell’Accademia, Rosario Di Lorenzo – che non solo confermano una naturale predisposizione a diventare grandi vini, ma dal punto di vista agronomico sono più resistenti ad attacchi fungini, quindi al cambiamento climatico, di quanto non lo siano i vitigni rossi”. L’ampia variabilità nelle caratteristiche fenologiche e tecnologiche può dunque rappresentare un’opportunità per la valorizzazione di vitigni autoctoni ad uva bianca, adatti alle nuove esigenze della viticoltura della Toscana interna, nel contesto delle modificate richieste di mercato e del cambiamento climatico. A confermare la strada da individuare le relazioni scientifiche, oltre quella del presidente, degli accademici dell’Accademia della Vite e del Vino: Claudio D’Onofrio, Università di Pisa, Giovan Battista Mattii, Università di Firenze, Paolo Storchi, CREA viticoltura ed enologia Arezzo e Angela Zinnai Università di Pisa e Donna del Vino. “Per il sistema vino toscano è un’opportunità importante che va sviluppata in sinergia tra istituzioni, università, CREA e produttori – ha affermato Cesare Cecchi, presidente del Consorzio Vino Toscana. Le conclusioni sono state affidate a Roberto Scalacci, direttore del settore Agricoltura della Regione Toscana, che ha rimarcato il valore dell’iniziativa che abbraccia una nuova visione di crescita e di sviluppo per il futuro del vino toscano. “L’idea di puntare sulla ricerca di un vino bianco, cosa che il mercato richiede sempre di più, è una strategia intelligente per affrontare il futuro in maniera sempre più competitiva”.
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