Italia
La Calabria dell'olio di oliva punta su biologico e cultivar autoctone
La Calabria vuole recuperare gli oliveti secolari delle varietà maggiormente diffuse in Regione, per favorire l’innovazione del processo di estrazione meccanica degli oli vergini di oliva e costruire un’immagine avanzata dell’olivicoltura calabrese
19 marzo 2025 | 13:00 | C. S.
“Dei 185 mila ettari di superficie olivetata, un terzo è riservata alle coltivazioni bio. Sono questi i numeri di una Calabria che spinge sull’acceleratore della crescita e della qualità dell’olivicultura, un settore strategico per l’agricoltura calabrese che è stato anche al centro della partecipazione della Regione ad Olio Capitale, il principale expo interamente dedicato all’extravergine di oliva, svoltosi a Trieste”. E’ quanto riporta un comunicato dell’ufficio stampa della Giunta regionale.
“La Calabria – afferma l’assessore regionale all’agricoltura, Gianluca Gallo – è stata presente anche quest’anno con tante aziende impegnate a sostenere un percorso di qualità. Noi puntiamo proprio su questo: su un sistema olivicolo, che è primo in Italia insieme alla Puglia e che deve necessariamente puntare sull’eccellenza delle produzioni”.
“Nei giorni della partecipazione calabrese ad Olio Capitale – riporta ancora il comunicato della Regione – si sono svolti incontri e panel dedicati al filo d’oro, che hanno visto il contributo di esperti del settore e buyer interessati a conoscere le peculiarità dell’olio calabrese e delle olive autoctone, dalla Carolea alla Ottobratica alla Dolce di Rossano, fino alla Tonda di Strongoli”.
“In questi ultimi anni – aggiunge l’assessore – la Regione ha lavorato alacremente sul piano della programmazione e dell’innovazione. Grazie al Piano olivicolo regionale, approvato dalla Giunta ed elaborato insieme ad enti di ricerca, Crea e associazioni di categoria, contiamo di recuperare gli oliveti secolari delle varietà maggiormente diffuse in Calabria, per favorire l’innovazione del processo di estrazione meccanica degli oli vergini di oliva e costruire un’immagine avanzata dell’olivicoltura calabrese. Solo così si potrà contribuire in maniera significativa al processo in atto di ristrutturazione del settore”.
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