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L'europarlamento pienamente coinvolto nelle nuove sfide per l'olio di oliva italiano

L'europarlamento pienamente coinvolto nelle nuove sfide per l'olio di oliva italiano

Le politiche commerciali americane non sono l’unica sfida che il mondo dell'olio di oliva nazionale si trova ad affrontare. Oltre alla Xylella, anche altre fitopatie stanno minacciando l’olivicoltura del Mediterraneo

04 marzo 2025 | 16:00 | C. S.

La grande incognita dei dazi dell’amministrazione americana di Trump incombe anche sull’olivicoltura europea e italiana. Dazi al 25% sull’olio italiano rischierebbero di ridurre l’export verso gli Stati Uniti significativamente, rendendo ancor più competitivo l’olio di oliva di nazioni emergenti come la Tunisia o la Turchia che quest’anno, insieme, hanno prodotto quasi 800 mila tonnellate di olio, più che sufficienti a soddisfare il consumo degli USA, stimato dal COI in 350 mila tonnellate. Uno scenario critico per il mondo dell’olio di oliva italiano che esporta quasi 500 mila tonnellate di olio, 120 mila delle quali negli Stati Uniti, secondo i dati Ismea. È quanto è emerso oggi a SOL2EXPO nel corso del convegno “Italia chiama Europa: l’olivicoltura nazionale deve rifiorire”.
Le politiche commerciali americane non sono però l’unica sfida che il mondo olivicolo nazionale si trova ad affrontare. Oltre alla Xylella, anche altre fitopatie stanno minacciando l’olivicoltura del Mediterraneo, come le patologie alle radici dell’olivo che, a causa della necessità sempre più frequente dell’irrigazione, pongono nuove sfide tecniche. E ancora i cambiamenti climatici, con le frequenti siccità, che fanno oscillare molto le produzioni e i prezzi dell’olio di oliva, provocando riflessi sulle abitudini di consumo. Un quadro che vede l’Italia in prima linea con tutta l’Europa, coinvolta in processi e dinamiche complesse che richiedono interventi sia sul fronte nazionale e comunitario.

Per Dario Nardella, membro Commissione agricoltura al Parlamento europeo: "Il settore olivicolo costituisce un pilastro fondamentale del mondo agricolo italiano, rappresentando non solo una tradizione millenaria ma anche una opportunità cruciale per il futuro produttivo del nostro Paese. La qualità dell'olio extravergine italiano è riconosciuta a livello internazionale ormai da decenni, ma c’è ancora molto da fare per massimizzarne il potenziale: oggi la sfida è quella di tradurre le aspettative del settore in azioni concrete e urgenti per rilanciare l'olivicoltura italiana. Bisognerà, quindi, puntare e lavorare sui principali punti di forza del settore per favorirne il rilancio: un prodotto sempre fortemente legato alla territorialità, un'ampia biodiversità autoctona, l'esperienza dei nostri produttori nel fornire un prodotto di elevata qualità e, infine, il ruolo paesaggistico e ambientale degli oliveti, che rappresenta un importante elemento di valorizzazione del territorio e al tempo stesso del prodotto".

«L’olivicoltura italiana è sotto attacco da più̀ fronti – ha commentato Stefano Cavedagna, membro Commissione mercato interno al Parlamento europeo -: la Xylella ha decimato gli uliveti, la variazione delle temperature mette a rischio qualità̀ e quantità̀ della produzione, il Green Deal europeo ostacola i produttori del settore agroalimentare con norme ideologiche. L’Europa è stata fino ad oggi un limite. Servono un piano di difesa fitosanitaria serio e la tutela dei nostri produttori dalle importazioni a basso costo. Difendere l’olio italiano significa proteggere la qualità̀, il Made in Italy e il lavoro di un intero settore. Bruxelles faccia qualcosa per tutelare il mercato dell’olio, anche tramite politiche che stimolino il giusto prezzo di vendita. Ringrazio il Ministro Lollobrigida e il Governo Meloni per il loro incessante lavoro anche su questo fronte».

Per Patrizio La Pietra, sottosegretario al Ministero delle politiche agricole e sovranità alimentare con delega all’olivicoltura: «Il Governo Meloni ha investito in due anni per l’agricoltura oltre 11 miliardi di euro e a fronte dell’importanza strategica del settore olivicolo abbiamo introdotto misure concrete a supporto del comparto, a partire dai pagamenti diretti per il reddito, gli investimenti finalizzati a migliorare la qualità e la sostenibilità, l’ammodernamento dei frantoi il cui bando è stato un autentico successo con un’adesione massiccia da parte degli operatori, su cui abbiamo messo importanti fondi del PNRR, la tutela degli olivi di valore paesaggistico. Pochi giorni fa abbiamo convocato al Masaf un tavolo specifico per la Xylella con rappresentanti della Regione puglie e delle associazioni agricole, al quale il governo Meloni si è presentato con il ministro Lollobrigida, il sottoscritto e i colleghi sottosegretari alla Salute e all’Ambiente, per le questioni fitosanitarie e inerenti il recupero ambientale dei territori, oltre al commissario straordinario per l’emergenza idrica. Abbiamo voluto ribadire l’importanza che tutto il governo Meloni attribuisce al settore olivicolo, di cui la Puglia è il cuore pulsante, un’attenzione che si è evidenziata anche nello stanziamento delle scorse settimane di 30 milioni, per impiantare colture resistenti nelle zone colpite dalla Xylella e ricostruire un patrimonio produttivo e paesaggistico fortemente danneggiato. Gestione della Xylella che avrà uno spazio specifico nel Piano Olivicolo Nazionale, presentato a SOL2EXPO».

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